- Ad agosto il Comune ha privato i cittadini delle aree verdi per ragioni di sicurezza. Evidentemente è stato inutile…
- Violenti temporali ed esondazioni in Lombardia e Liguria. Frana a Cortina: evacuate 70 persone. Alberi sradicati a Trieste. Interrotto il traffico ferroviario Francia-Italia.
Lo speciale contiene due articoli.
Contrordine, milanesi. Potete finalmente tornare a sollazzare nei parchi cittadini. È vero: questa l’avevate già sentita. L’estenuante chiusura dei modesti spazi verdi metropolitani, serrati a oltranza dopo l’alluvione del 24 luglio scorso, sembrava già terminata lo scorso sabato. Quando hanno trionfalmente riaperto, dopo lunga agonia, i due più gloriosi e frequentati parchi meneghini.
Ma l’illusione è durata appena ventiquattrore. Causa allerta meteo, sono stati nuovamente transennati da domenica 27 agosto fino a stamattina. A dispetto della trionfale dichiarazione dell’assessora milanese all’Ambiente, Elena Grandi. «Da domani» esultava qualche giorno fa «riapriamo integralmente il Parco Montanelli e il Parco Sempione». Informava, ancora: «La giornata di oggi è dedicata a rimuovere gli ultimi rami». Quelli caduti oltre un mese fa? Meglio sorvolare. «Restituiamo al loro utilizzo tutte le aree giochi, cani e fitness che erano state fortemente danneggiate» tripudiava Grandi. «Sono molto contenta che si possa usufruire di questi due parchi in sicurezza, con qualche giorno d’anticipo rispetto a quello che ci eravamo prefissati. È stato un grande sforzo condiviso. Con l’impegno di tutte e tutti, ce l’abbiamo fatta».
Fenomenale. Un trionfo. Ventiquattrore dopo, era già stato tutto risigillato a doppia mandata. Bambini in casa, anziani allo stremo, cagnolini disperati. Per non parlare di quei poveri diavoli costretti a rimanere in città per l’intera estate, viste le ristrettezze economiche. Mentre il caldo, come al solito, scioglieva i marciapiedi, a loro non rimaneva che imprecare. Per carità: nessuno sottovaluta i danni dell’ultima alluvione, che ha abbattuto centinaia di alberi. Ma nella metropoli italiana celebre per la sua efficienza serviva davvero un mese per rimettere i parchi in sicurezza?
I boccheggianti milanesi, almeno, si saranno consolati pensando al contestuale sollazzo del loro sindaco, come appreso da siti e riviste di gossip. Dopo aver trionfalmente esibito i calzini tricolore, Beppe Sala ha sfoggiato un costume rosa shocking durante le sue scoppiettanti ferie estive a Formentera. E così, mentre lui si rinfrescava nelle chiare acque dell’isoletta di vipponi e vippini, tanti concittadini meno fortunati si domandavano: perché a ferragosto pure i giardinetti sono chiusi per i danni del mega temporale di tre settimane fa? E chi non ha i danee per svacanzare cosa fa?
Comunque, le sofferenze sembrano finite. Oggi i parchi meneghini riapriranno. In compenso, per gli sconsiderati inquinatori lombardi, incombono nuove e apocalittiche penitenze. Da settembre a Milano entrerà in vigore l’annunciata «rivoluzione» della sosta a pagamento, sia in centro che in periferia. Tradotto: l’ennesima stangata. Il comune, tenetevi fortissimo, annuncia quindi le nuove regole per i parcheggi deliberate lo scorso 11 giugno dalla sua giunta turboambientalista, piacevoli come la sabbia nel costume: non in una caletta di Formentera, ma nello spiaggione di Cervia. Intanto, il limite di due ore consecutive di sosta a pagamento in superficie nel centro, dalle 8 alle 19: per disincentivare la permanenza delle auto e favorire la rotazione, assicurano i fautori. Poi, il prolungamento della sosta a pagamento: dalle 13 alle 19 fuori dalla cerchia dei bastioni. Un annunciato salasso. Che costringerà abitanti e pendolari a pagare l’esoso parcheggio sotterraneo. Oppure, ancora peggio, a non usare più i naftoni tanto odiati da Beppe. Solo elettriche superaccessoriate, per carità.
Anche la stangata sui parcheggi in periferia sembra destinata a rallegrare la sinistra Ztl e rimpinguare le casse di Palazzo Marino: quattro milioni di euro in più all’anno, si calcola. Costringendo poi quei puzzoni dei pendolari a non avvicinarsi alla nobile Mediolanum. Impresa destinata a diventare ancora più onerosa e ostica dal 2 ottobre prossimo, quando scatteranno pure i nuovi divieti sull’Area C e l’Area B, destinati soprattutto ai mezzi pesanti sprovvisti di sensori per tutelare ciclisti come Sala, che adora sgambettare nel weekend con gli amici. Nonché agli autobus più inquinanti.
Non è finita. Il furibondo Beppe ha previsto anche un sensazionale rincaro del ticket del 50% per varcare la Ztl: passerà, a partire dal 30 ottobre 2023, da 5 a 7,50 euro. Mentre per i residenti, ma solo a partire dal quarantunesimo ingresso, il costo salirà a 3 euro. Una furia che ricorda quella del sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan. Chi ha una macchina benzina o diesel che non rispetta i nuovi standard sull’energia pulita pagherà, per circolare in periferia, una tassa quotidiana di quasi 15 euro. Da aggiungersi, eventualmente, ai 18 euro necessari per entrare in centro. Un progetto che sta devastando la popolarità di Khan, persino nel suo partito. Ma che ha incassato l’indefesso sostegno del collega milanese, con cui condivide l’arrembante proposito di creare aree a zero emissioni entro il 2030. Metropoli senz’auto. Sognando la stessa frizzante arietta di Formentera.
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