Ecco le chat scambiate tra Luca Palamara e ben sei procuratori italiani: Luigi De Ficchy (ex Perugia), Bruno Cherchi (Venezia), Giancarlo Bramante (Bolzano), Giuseppe Amato (Bologna), Francesco Menditto (Tivoli) e Giovanni Melillo (Napoli). Nessuno di loro è indagato, a differenza invece dell’ex boss Unicost.
Da non perdere
Cento perquisizioni in 18 città: così le chat preparavano i saccheggi
Le indagini partono da social e chat in cui sarebbero state diffuse le direttive per organizzare assalti e saccheggi. Nel mirino della Digos anche i gruppi violenti «anti maranza».
Prato, aggredisce un rivale col machete: preso il complice cinese
Braccialetto elettronico per il trentenne connazionale dell’uomo che aveva aggredito un cliente in un ristorante: avrebbe agevolato il tentato omicidio da parte dell’amico.
Fari puntati sull’autista di Senese per la morte di David Rossi
Dai lavori della commissione d’inchiesta iniziano a emergere oggetti e luoghi che forniscono alcune conferme sull’attendibilità dei testimoni della fine del capo comunicazione di Mps. Fari su un ex autista del boss Senese.
Il legale dei no Cpr soccorre i baby criminali
Nelle chat dei rivoltosi spunta il numero da chiamare in caso di problemi con la giustizia: la «segreteria» rinvia all’avvocato Losco, che difende Ilaria Salis e Nicola Cocco, mente dei medici che ostacolano le espulsioni. L’ammissione: «La lotta non sarà pacifica».
«David Rossi fu ucciso per errore. Lo scopo di Mussari era intimidirlo»
La commissione d’inchiesta fa i nomi di due presunti coinvolti nella morte del capo comunicazione di Mps: «Il mandante è l’ex presidente dell’istituto». Ceccherelli, mito del calcio fiorentino, «organizzò la spedizione».
Caso David Rossi, la Commissione indica Mussari come presunto mandante
Giletti anticipa i nomi emersi nell’inchiesta parlamentare: l’ex presidente Mps sarebbe il mandante, Gabriele Ceccherelli l’organizzatore. Mussari respinge le accuse e annuncia querela: «Follia».
Tutti i misteri del marocchino che vuol gestire la moschea
Il factotum del contestato progetto torinese è un marocchino accusato di scarsa trasparenza nell’uso dei fondi dai suoi connazionali.