Ecco i compensi d’oro di «Report». Ranucci e 5s vogliono segretarli
Sigfrido Ranucci (Getty Images)

Partiti per aprire il Parlamento come una scatola di tonno, con il proposito di portare trasparenza nel mondo della politica e soprattutto di scoperchiare la mangiatoia pubblica, ora i 5 stelle invocano la privacy. Non la loro: quella sui compensi dei giornalisti di Report.

Il quotidiano Il Tempo ha pubblicato una tabella con tutti i soldi incassati dai collaboratori del programma di Ranucci. Siccome la maggioranza dei cronisti non è inquadrata come dipendente della Rai ma come freelance, cioè liberi professionisti a partita Iva, le cifre pare includano anche rimborsi spese degli inviati.

Però, a prescindere se siano soldi finiti in tasca ai giornalisti o somme anticipate da questi e poi liquidate dall’amministrazione della tv di Stato, a colpire, oltre agli importi consistenti che in qualche caso raggiungono 300.000 euro, è la pretesa di mantenere la riservatezza sui quattrini. Aver pubblicato l’ammontare percepito dai collaboratori di Ranucci non solo ha fatto gridare i 5 stelle al reato di lesa maestà, ma ha indotto gli onorevoli che applaudivano Beppe Grillo a ogni vaffa nei confronti dei giornalisti, a invocare la privacy.

Qual è il problema se i pagamenti che un’azienda statale (controllata dal ministero dell’Economia e pagata con i soldi degli italiani) fa a un collaboratore vengono pubblicati da un giornale? La Rai non è privata, prova ne sia che per quanto riguarda i dipendenti è tenuta ad adeguarsi alle regole che vigono all’interno dell’amministrazione pubblica.

Sul suo sito sono già disponibili a chiunque si colleghi le retribuzioni di dirigenti e funzionari, con tanto di indicazioni di parte fissa e parte variabile, cioè legata a determinati obiettivi. Dunque, perché del corrispondente di una sede distaccata o di un caporedattore si può conoscere lo stipendio e di un collaboratore di Report no?

In fondo fanno pur sempre lo stesso mestiere, ovvero i giornalisti, solo che i primi sono inquadrati, mentre i secondi, per scelta o imposizione, non sono dipendenti ma in pratica fornitori, perché si occupano di un’inchiesta che poi di fatto «vendono» al servizio pubblico. E non è un diritto del contribuente sapere quanto è costata questa inchiesta?

Gli ex grillini, che prima sfanculavano i giornalisti, anche quelli della Rai, sostengono che così si vìolano l’autonomia e l’indipendenza dei cronisti e li si espone alla pubblica gogna. Ma in questo modo gli italiani possono sapere come si spendono i soldi di chi paga il canone. I giornalisti di Report invece dicono che non è giusto rendere noti i compensi da loro percepiti perché Report è in assoluto il programma d’informazione della Rai che costa di meno. E che c’entra? Qui non si tratta di mettere a confronto i costi delle singole produzioni, che magari sfornano più puntate, ma solo di sapere quanto siano pagati giornalisti che svolgono un servizio pubblico.

Ed è paradossale che proprio i cronisti di Report invochino il diritto alla riservatezza. Infatti, per anni hanno ficcato il naso negli affari privati di manager, politici e imprenditori, spiattellando ogni tipo di segreto, anche personale, senza andare troppo per il sottile. Avete presente la famosa conversazione fra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie a proposito del rapporto con Maria Rosaria Boccia? Che cosa aggiungeva l’audio privatissimo della coppia alle vicissitudini di una relazione extraconiugale? Non si trattava di soldi pubblici, ma di una questione assolutamente riservata.

Però Ranucci decise di mandarla in onda. E così è successo con altre mille vicende su cui sarebbe stato possibile invocare la privacy. Dunque, perché adesso dovremmo fermarci davanti al limite invalicabile dei compensi giornalistici? Forse i redattori di Report appartengono a un ceto privilegiato che gode di regole diverse da quelle applicate a dei comuni cittadini? Certo, è buffo che a invocare la censura siano proprio i giornalisti che si dichiarano contro ogni censura. Ed è ancor più comico che a voler chiudere le retribuzioni in una scatola di latta siano quelli che volevano usare l’apriscatole contro la Casta.

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