Kiev sguinzaglia i nazisti a caccia di traditori
  • Pugno duro del governo ucraino contro i presunti collaborazionisti di Mosca nei territori riconquistati. Sui social spuntano le liste di proscrizione gestite da ultranazionalisti. La vicepremier: «Dodici anni di carcere ai docenti che hanno adottato programmi russi».
  • Armenia e Azerbaijan: scambio di accuse per la fine della tregua. Appello del Papa per il cessate il fuoco.

Lo speciale contiene due articoli.

L’efficace controffensiva ucraina nel Nord Est del Paese e la riconquista di territori invasi dall’armata russa non porta con sé solo il pericolo di un inasprimento della guerra e di feroci rappresaglie di Putin. Nelle regioni strappate ai russi, infatti, è iniziata una feroce caccia ai collaborazionisti. E le vittime, come sempre, sono i civili. Che i cosiddetti «traditori» vengano ricercati e condannati non sorprende. È accaduto in tutte le guerre, in qualsiasi Paese, in ogni epoca.

«L’Ucraina è cambiata, non ci saranno sentimentalismi nei confronti dei collaborazionisti», ha chiarito l’altro ieri Alexei Arestovich, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, specificando che chi, nei territori riconquistati dalle truppe di Kiev, ha ottenuto il passaporto russo volontariamente e «appoggia attivamente la Russia», sarà processato «per alto tradimento».

Ma la ricerca dei presunti filorussi, incitata dalle istituzioni di Kiev, rischia di prendere le sembianze di un vero e proprio rastrellamento. Numerosi sono i gruppi Telegram in cui vengono diffuse foto e generalità di cittadini accusati di essere complici o di aver simpatizzato per gli «orchi» russi. Il gruppo più attivo si chiama «Traditori e collaboratori di Volchansk (cittadina nell’oblast di Charkiv, nda)» ed è gestito da Pravy Sektor («Settore destro») organizzazione paramilitare ucraina di stampo neo nazista.

Pravy Sektor, lo ricordiamo, è la principale responsabile delle violenze di Euromaidan del 2014, che portarono al rovesciamento del governo filorusso di Viktor Janukovic e costarono la vita a oltre un centinaio di manifestanti. Il battaglione è responsabile inoltre della mattanza del 2 maggio 2014 alla Casa dei sindacati di Odessa, dove furono uccise decine di civili, accusati di essere filorussi, che sono stati bruciati vivi o picchiati a morte. Mattanze rimaste impunite dalle istituzioni di Kiev, come i numerosissimi episodi violenti compiuti anche dagli altri gruppi di estrema destra, fiorenti in Ucraina. Nel 2021, Dmitry Kotsyubaylo, comandante di Pravy Sektor, ha addirittura ricevuto dal presidente Zelensky il titolo di «Eroe dell’Ucraina», mentre Dmitry Yarosh, ex leader dell’organizzazione, è stato nominato consigliere del comandante in capo delle forze armate ucraine.

I gruppi Telegram nati dopo la ritirata russa sono vere e proprie liste di proscrizione. Sotto le foto di civili ucraini sono riportate nomi, età e le accuse: «Vive nel villaggio di Chervona Khvyla. Ha collaborato con gli orchi (i russi, nda) ha riparato il loro equipaggiamento militare», si legge sotto la foto di un uomo di mezza età; «Erano felici per l’arrivo dei russi. Lei si è offerta volontaria per collaborare e voleva lavorare come infermiera scolastica», riferito all’immagine di una coppia di trentenni; «Questo paramedico anziano e la sua partner hanno lavorato con gli orchi fin dai primi giorni e spinto gli altri dipendenti a imitarli», si legge invece sotto la foto di un signore coi capelli bianchi.

Ma la categoria che raccoglie più astio è quella dei docenti e presidi, accusati di aver iniziato o continuato a insegnare nelle scuole, adottando la lingua e il programma russo e accettando lo stipendio offerto dagli invasori.

D’altronde, sugli insegnanti, è proprio Kiev ad aver adottato il pugno duro. La vicepremier ucraina, nonché ministro della Reintegrazione dei territori occupati, Irina Vereshuck, due giorni fa ha annunciato che gli insegnanti russi, trasferiti nelle ex zone occupate, rischiano fino a 12 anni di carcere, così come i docenti ucraini che hanno accettato di applicare i programmi di Mosca nelle zone non controllate da Kiev, con le accuse di «crimini contro lo Stato» e «collaborazionismo». Per loro, inoltre, non saranno fatti scambi e non sarà applicata la convenzione di Ginevra, non essendo dei combattenti. Mosca, dal canto suo, ha negato che i docenti già arrestati siano cittadini russi, affermando che si tratta di civili ucraini, ma ha avviato una propria indagine sulle detenzioni. Al momento, resta ignoto il numero degli insegnanti arrestati da Kiev.

Eloquenti invece gli ultimi aggiornamenti sul gruppo telegram dei nazisti di Pravy Sektor: «Secondo le ultime informazioni dalla città di Volchansk, il lavoro sui collaboratori è iniziato e le ispezioni delle case sono già state avviate». Nel frattempo, i media russi hanno pubblicato video di lunghe colonne di automobili di civili ucraini in fuga dall’Oblast di Kherson, verso la Russia, per il timore di un peggioramento degli scontri nella regione ma, anche, delle rappresaglie delle autorità e delle milizie ultranazionaliste ucraine contro i presunti traditori. Un dramma per i civili in guerra che non trova spazio tra le cronache degli scontri, occupate dal tifo da stadio e da un esagerato ottimismo sulle sorti del conflitto e la vittoria dell’Ucraina.


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