La decisione del governo tedesco sul porto di Amburgo è «la soluzione giusta», ha detto ieri il cancelliere Olaf Scholz commentando l’autorizzazione all’acquisto del 24,9% della società che gestisce uno dei terminal da parte della cinese Cosco. Parlando in conferenza stampa ad Atene, dopo l’incontro con il premier greco, Scholz ha poi aggiunto che è importante «diversificare nelle nostre relazioni» economiche e avere sempre «più opzioni» nelle catene di approvvigionamento, non concentrando gli investimenti per l’export solo su un mercato. Insomma, è importante «assicurarci che nessuno ci possa rendere dipendenti unilateralmente», questa è la lezione imparata dagli sviluppi con la Russia ed è «molto importante averla sempre in mente».
Scholz ha, infine, ribadito che, con una quota cinese sotto al 25% in uno solo dei terminal del porto, Cosco non potrà fare scelte strategiche. «Il suolo del porto amburghese è di proprietà della compagnia pubblica portuale locale e non sarà mai privatizzato», ha assicurato. Vedremo. Di certo, nonostante il compromesso raggiunto sulla riduzione del pacchetto da cedere (inizialmente era il 35%) e le garanzie a livello di governance, i mal di pancia interni al governo di Berlino non sono ancora passati. E il cancelliere si trova in mezzo a due fuochi: da una parte, i sei ministri e mezza maggioranza che non hanno digerito la mossa su un’infrastruttura così strategica e dall’altra Pechino, dove lo stesso Scholz si recherà in visita nei primi giorni di novembre.
Cosco, che dovrebbe rilevare le quote del terminal di Amburgo e che è controllata dallo Stato cinese, ha fatto un comunicato in cui si sottolinea che dalla Germania non è stata ancora ricevuta alcuna decisione formale. E che solo quando arriverà, si potranno valutare le condizioni di partecipazione. «Le parti non hanno ricevuto la decisione formale del ministero in merito all’approvazione parziale e valuteranno le condizioni dopo che il ministero avrà pronunciato la propria decisione. L’operazione», viene poi aggiunto da Cosco nella nota, «è subordinata al soddisfacimento o alla rinuncia a condizioni sospensive».
Nel frattempo, però, nel bagaglio per la trasferta di novembre, Scholz potrebbe mettere anche un altro regalo per Xi Jinping. Il cancelliere sarebbe, infatti, pronto ad autorizzare la vendita della fabbrica di microchip dell’azienda Elmos di Dortmund alla concorrente Silex, società svedese interamente controllata dal gruppo cinese Sai Microelectronics. Lo riporta il quotidiano Handelsblatt, sottolineando che una simile decisione sarebbe contraria alle raccomandazioni dell’intelligence interna tedesca, che ha sconsigliato l’approvazione dell’accordo e ha sottolineato il pericolo di una crescente dipendenza dalla Cina nel mercato dei semiconduttori. La vendita dello stabilimento di Elmos è all’esame del ministero tedesco dell’Economia e la decisione finale sull’approvazione è attesa nelle prossime settimane. Anche il ministro dell’economia Robert Habeck, il più critico sull’ingresso di Cosco nel porto di Amburgo, sarebbe a favore dell’operazione. Ma dentro la maggioranza i malumori crescono.
Come abbiamo scritto ieri, le manovre del Dragone sul porto di Amburgo e le relazioni della Germania con Pechino sono attentamente monitorate anche dagli Paesi europei. Come la Francia – «Abbiamo commesso errori strategici in passato con la vendita di infrastrutture alla Cina», ha detto Emmanuel Macron dopo il Consiglio europeo a Bruxelles per poi ridimensionare da vertice a semplice pranzo di lavoro l’incontro con il cancelliere tedesco di mercoledì – e anche l’Italia. Perché l’accordo su Amburgo potrebbe permettere alla Cina di consolidare la sua presenza anche nel porto di Trieste, dove Cosco il 27 giugno ha inaugurato un collegamento ferroviario con la Slovenia. Senza dimenticare che nel 2018 la Hhla, ovvero la società di gestione del terminal amburghese puntato dai cinesi, ha acquistato il 50,01 percento delle quote della società Piattaforma logistica Trieste. «Noi siamo più consapevoli dei rischi legati alla Cina che punta su infrastrutture strategiche perché siamo la frontiera nel Mediterraneo. Rispetto a questo progetto egemonico, non seguiremo i tedeschi. Non ci consegneremo nelle mani dei cinesi», ha detto ieri il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso. Ricordando la sua posizione già espressa in passato «sulla politica di dominio che Pechino realizzava o voleva realizzare attraverso la “via della seta”», una «sfida titanica che la Cina ha lanciato contro l’occidente», aggravata proprio in questi giorni dai cambiamenti politici in Cina, «con la scelta di una nuova gerarchia che punta tutto sulla sicurezza nazionale, sul controllo sociale piuttosto che sulla crescita economica».
Il governo potrebbe usare il golden power sul porto di Trieste? «È una competenza che spetta a Palazzo Chigi. Posso dire che tutta la nostra politica, economica e produttiva, sarà quella di garantire l’autonomia strategica italiana ed europea su tutte le filiere importanti per mantenere nelle nostre mani decisioni sullo sviluppo economico e produttivo del nostro Paese e della nostra Europa», ha risposto Urso.
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