Macron cambia i vertici della polizia. Marine: «È un golpe amministrativo»
Emmanuel Macron (Ansa)
  • Sono 218 le desistenze anti Rassemblement national. Mélenchon gela Attal: no al governo di coalizione. Crescendo di appelli, minacce e aggressioni. Foto di una candidata con berretto nazista: costretta a mollare.
  • L’esponente di destra Nicolas Conquer attaccato a Cherbourg: «Coinvolto pure un minorenne. Da sinistra solidarietà a denti stretti».

Lo speciale contiene due articoli.

A meno di cinque giorni dal secondo turno delle elezioni legislative francesi la lista dei candidati si precisa. Ieri sono state 218 le rinunce decise da altrettanti candidati che hanno scelto di gettare la spugna per contrastare l’elezione di rappresentanti del Rassemblement national (Rn). I rinunciatari targati Renaissance, il partito fondato da Emmanuel Macron, sono circa 120, quelli appartenenti al Nouveau Front Populaire (Nfp) quasi 80. Ad essi si aggiungono solo 3 candidati dei Républicains (Lr) e una indipendente dei territori d’Oltremare. Tra i candidati che hanno rinunciato al secondo turno figurano alcuni nomi più o meno noti, come quello di una delle vicepresidenti uscenti dell’Assemblea nazionale, Elodie Jacquier-Laforge o quello di Dominique Faure, ministro della Ruralità.

A fare notizia ieri però, non è stato solo il numero importante di rinunce al 2° turno, ma anche una nuova violenta aggressione subita da un candidato Rn-Lr da parte degli «antifa», nonché le parole di Marine Le Pen in merito ad un golpe amministrativo. La vittima dell’aggressione è il trentacinquenne Nicolas Conquer, candidato dell’unione delle destre (pro Eric Ciotti) in Normandia.

Come detto, le dichiarazioni della leader Rn rilasciate ieri mattina ai microfoni di radio France Inter hanno scatenato la reazione piccata dell’Eliseo. Le Pen ha parlato di «voci» secondo le quali, il presidente Macron, starebbe pensando di nominare i nuovi direttori generali della polizia e della gendarmeria nonostante il mandato di quest’ultimo si concluda alla fine delle Olimpiadi. La fondatrice del Rassemblement national interpreta queste «voci» come un modo per «impedire a Jordan Bardella di governare il Paese come vorrebbe». Se questo avvenisse, per Le Pen si tratterebbe di «una forma di colpo di Stato amministrativo». Nel pomeriggio, l’Eliseo ha inviato una nota a Le Figaro nella quale si poteva leggere che «l’essere responsabili presuppone avere del sangue freddo e il senso della misura». Nel messaggio, la presidenza della Repubblica ha ricordato poi alcune delle prerogative del Capo dello Stato francese, previste dalla Costituzione.

E mentre Le Pen e Macron erano impegnati in un botta e risposta, nelle stanze dei bottoni dei partiti continuavano le trattative e i calcoli elettorali in vista del ballottaggio. Trattative e ammiccamenti che non sempre sono andati a buon fine. Ad esempio, Manuel Bompard, coordinatore del partito di estrema sinistra La France Insoumise (Lfi), principale formazione del Nfp, ha riservato una doccia fredda al premier Gabriel Attal. Interrogato sulla proposta del primo ministro di costituire un’ «assemblea plurale», Bompard ha detto che «Lfi governerà solo per applicare il proprio programma e nient altro che il programma».

A metà pomeriggio il presidente del Senato, Gérard Larcher, ha scritto su X che stava recandosi all’Eliseo «per evocare con Emmanuel Macron le conseguenze di questo scioglimento brutale e del funzionamento futuro delle istituzioni». Poi, la seconda carica dello Stato francese ha precisato «per evitare ogni interpretazione» sbagliata, di aver «accettato questo invito in quanto presidente del Senato e non come responsabile politico». Già perché Larcher è anche una figura di primo piano dei Républicains «anti-Ciotti». Un suo collega di partito, il presidente della regione Hauts-de-France Xavier Bertrand, ha invece teso la mano al Partito Comunista compiendo una contorsione politica da manuale. Da un lato, Bertrand ha garantito il proprio sostegno al deputato comunista uscente Sébastien Jumel. Dall’altro, sulla radio della comunità ebraica Rcj ha detto di non voler sostenere «i due estremi, La France Insoumise e il Rassemblement national» ma questo non varrebbe per il resto dei loro alleati più moderati, come il Partito Comunista appunto.

Rimanendo in tema di prese di posizione, va detto che ieri il Crif (Comitato rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia) ha scritto su X che non sosterrà «ne l’Rn, ne Lfi» perché il «fronte repubblicano deve battere l’Rn senza compromessi con Lfi». Un altro appello contro il partito di Bardella è stato firmato da un migliaio di storici e pubblicato da Le Monde. I firmatari hanno evocato gli anni dell’occupazione nazista e richiamato i valori della rivoluzione francese. Anche cinque sigle sindacali, hanno lanciato un appello per «battere l’estrema destra».

Molto più duro contro l’Rn è stato un collettivo di ventidue rapper, tra cui spiccano i nomi di Fianso e Akhenaton, che hanno pubblicato il singolo «No pasaràn» nel quale insultano pesantemente Le Pen, Marion Maréchal e la madre di Bardella, minacciando anche che «se i fasci passano, estrarrò un grande calibro».

Infine, Ludivine Daoudi, candidata lepenista nella prima circoscrizione elettorale del Calvados, nel Nordovest della Francia, non si candiderà al secondo turno delle elezioni legislative dopo che è stata diffusa una sua foto con un berretto da sottufficiale della Luftwaffe. Lo scatto risalirebbe a diversi anni fa e sarebbe stato effettuato a una fiera per cimeli.

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