Il calvario di Macron inizierà dopo i Giochi
Emmanuel Macron (Ansa)
  • Il presidente ha puntato sulla kermesse per stemperare le tensioni politiche post voto, far dimenticare i buchi di bilancio e lanciare una nuova grandeur in salsa arcobaleno. Ma a settembre, col deficit al 5%, per lui arriverà la vera resa dei conti: formare un governo.
  • I nuotoatori azzurri evitano la Senna. Il tecnico Antonelli: «Ci fidiamo degli organizzatori, ma preferiamo non correre rischi».

Lo speciale contiene due articoli.

Due giorni fa passeggiava per Saint Tropez, girando al largo da La Mandrague, sicuro che anche Brigitte Bardot (90 anni a settembre) gli avrebbe sguinzagliato contro i cani. Dura la vita di Emmanuel Macron, alla ricerca di un luogo dove nascondersi per non essere ricoperto di insulti. L’estate del presidente più presenzialista, più liberal e più soprammobile d’Europa si sta trasformando in un incubo. Guida un Paese in stallo, è definito dalla destra (Marine Le Pen) «un golpista della domenica»; dalla sinistra (Jean Luc Mélenchon) «un uomo finito aggrappato al potere». E gli intellò (per esempio Alain Finkielkraut) sono convinti che «il suo autunno sarà anche quello della Francia».

Dopo la mossa del cavallo di indire le elezioni e rimandare a settembre il groviglio del governo, Macron puntava tutto sulle Olimpiadi di Parigi, per stemperare i bollori politici, far dimenticare i buchi di bilancio e rilanciare la grandeur laica in salsa arcobaleno. Invece i piani gli stanno andando malissimo.

Ha speso 1,4 miliardi per rendere balneabile la Senna? Nessun atleta vuole immergersi, i colibatteri fanno nuoto pinnato e le pantegane si tuffano dal Pont Alexandre III. Ha preteso le Macroniadi, cerimonie da satrapo babilonese per accontentare il popolo? Il popolo è basito, la cerimonia d’apertura ha creato una frattura fra Stato e religione cattolica, i vescovi francesi gli hanno voltato le spalle, anche ebrei e musulmani hanno mostrato irritazione per lo sfregio all’«Ultima Cena». Ha sognato il trionfo dei Giochi più green della storia? Non c’è Paese al mondo che non l’abbia bullizzato per la sciatteria del villaggio olimpico; molti atleti se ne sono andati in albergo per protesta o hanno fatto arrivare i pinguini De Longhi da casa perché, nel nome della transizione verde, la sindaca Anne Hidalgo ha avuto la brillante idea di far togliere l’aria condizionata dalle stanze nelle settimane più bollenti del secolo.

Fuga da Parigi, non solo dei senzatetto, deportati a migliaia verso Lione e Marsiglia per non farli fotografare. Il primo a scappare è stato lui per evitare contestazioni e flash-mob imbarazzanti, mentre qualche buontempone ha innalzato una ghigliottina di cartone in Place de la Bastille. Capìta la metafora, Macron ha fatto salire Brigitte sulla limousine e ha detto all’autista di puntare verso la Costa Azzurra. Per la precisione verso la fortezza medioevale di Brégançon nel Var, dove si rifugiava Charles De Gaulle nei momenti difficili. Poiché l’immagine va salvaguardata, monsieur le président ha fatto sapere che questa è «una vacanza a intermittenza», che gli consente di precipitarsi a Parigi per applaudire qualche trionfo francese. E di sicuro i pugni algerini di Imane Khelif nella finale di boxe domani sera. Glielo ha personalmente promesso in un incontro a Orano due anni fa: «Se vai in finale sarò sugli spalti a fare il tifo per te». Adesso gli tocca.

Nel bene e nel male, tutto questo è un diversivo. Un modo per tirare settembre, un giorno nell’afa del Palais des Sports e l’altro negli agi della spiaggia privata della fortezza fatta edificare nel 1200 dai conti di Provenza. Lui che voleva scatenare la guerra diretta contro Vladimir Putin e guidare l’esercito europeo, é costretto a defilarsi, a svicolare. Chissà perché la memoria corre alla memorabile e feroce battuta di Winston Churchill: «Sapete perché i viali francesi sono tutti alberati? Perché così i soldati tedeschi marciano all’ombra».

Prima o poi settembre arriva, e i venti dell’Atlantico porteranno nubi nere. Quella politica è già lì, se ne avvertono i tuoni sull’Eliseo. L’Assembea Nazionale è balcanizzata, una maggioranza stabile non esiste. E la sinistra radicale con cui avrà a che fare Macron ha già presentato la lista della spesa: ministeri pesanti, la patrimoniale, la caccia ai ricchi (praticamente coloro che hanno votato il presidente), il taglio dell’età pensionabile, la condivisione dei commissari per Bruxelles. Lui punta sul fedelissimo Thierry Bréton, considerato troppo centrista dai post-marxisti e semplicemente impresentabile dal Rassemblement National.

Poi c’è l’economia, sulla quale Macron tende a glissare. Ma il buco è anche più grande di quello fatto nell’acqua della Senna. Deficit previsto nel 2024 vicino al 5%; produzione industriale asfittica, al di sotto della media europea; debito che scricchiola verso il 112% del pil. È vero che la Francia è «too big to fail», ma gli investitori sono scettici e i terremoti di borsa non lasciano insensibile Parigi. La paralisi legislativa moltiplica i malumori. Tutti ricordano che un mese fa, quando la fibrillazione governativa era ai massimi livelli, il divario tra i rendimenti dei titoli di stato francesi e tedeschi ha raggiunto livelli visti – l’ultima volta – una dozzina di anni fa durante la crisi del debito sovrano.

Mentre Macron rassicurava sulle sue «politiche pro business», il ministro delle Finanze Bruno Le Maire, con un post su X, aveva scritto che i rischi più immediati derivanti dall’impasse sono «una crisi finanziaria e un declino economico nazionale». Sempre lui aveva demolito il programma della sinistra rampante definendolo «esorbitante, inefficace, obsoleto». Sembrano tre caratteristiche delle Olimpiadi parigine. E anche tre difetti del loro Pigmalione, che passeggia per Saint Tropez, si strugge per l’atleta intersexual e aspetta settembre per la resa dei conti. È il sesto cerchio, quello alla testa.

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