L’accoglienza del Pd: i migranti nei porti altrui

«Migranti dirottati sul Pd». Ieri mattina ho guardato allarmato la prima pagina di Repubblica e, temendo di aver preso un «buco» (nel gergo giornalistico significa non avere una notizia bomba che altri giornali hanno), mi sono chiesto che cosa potesse essere sfuggito alla mia attenzione. Ho immaginato una catastrofe abbattutasi a mia insaputa sul quartier generale di Enrico Letta, a largo del Nazareno, magari per condizionare il congresso che dovrà decidere il prossimo segretario. Poi ho pensato che la sede del Partito democratico potesse essere stata assaltata da gruppi di extracomunitari in cerca di un alloggio in cui trascorrere la notte. Infine, dopo aver letto il sommario del titolo di apertura del quotidiano romano, mi sono rasserenato: le navi umanitarie sono state dirottate verso il porto di Ancona, città amministrata dal centrosinistra.

E prima del capoluogo marchigiano, il Viminale aveva indirizzato altri sbarchi verso Ravenna, Taranto, Livorno, Bari e Gioia Tauro, tutti Comuni guidati da sindaci vicini al Partito democratico. Dunque, a Repubblica hanno preso coscienza che i profughi possono essere destinati non soltanto nelle città venete, ma anche nei feudi della sinistra: e questa per i compagni è stata un’amara sorpresa.

Infatti, come ha spiegato il quotidiano della famiglia Agnelli, mai era accaduto che una nave carica di migranti approdasse ad Ancona. Una novità che ha costretto la sindaca del capoluogo a un autentico superlavoro: «Alle sei del pomeriggio Valeria Marcinelli è alla sua seconda riunione in prefettura. Tre giorni e mezzo per organizzare il primo sbarco di migranti nella storia del porto di Ancona da una nave umanitaria». Cose da non credere. E infatti sia nella redazione del giornale radical chic sia nei municipi rosso antico dell’Adriatico ancora non ci credono. Qualcuno pensa che si tratti di uno scherzo e qualcun altro di una mascalzonata di Salvini. La realtà è che il ministero dell’Interno ha adottato una nuova strategia: invece di coinvolgere solo i Comuni della Sicilia o al massimo della Calabria, d’ora in poi i migranti verranno distribuiti lungo tutti i porti della penisola. Se fino a ieri i profughi sbarcavano a Lampedusa, Porto Empedocle, Trapani e così via, per poi eventualmente essere smistati sulla base delle disponibilità regionali (e guarda caso le città del Nord sembravano ogni volta le più disponibili), oggi tutti i porti, anche quelli dove regna la sinistra, come Ancona o Livorno, sono ritenuti approdi sicuri. Le Ong non hanno titolo per scegliere il luogo verso cui dirigersi, ma, sulla base delle leggi del mare, possono soltanto richiederne uno sicuro in cui sbarcare le persone salvate dalle acque. Dunque, si devono essere chiesti al Viminale, perché lasciar scegliere alle organizzazioni non governative il punto di attracco? Chi mai ha detto che i profughi debbano sbarcare per forza in Sicilia, dove già le strutture che li ospitano sono superaffollate? Risultato, dopo quelli siciliani anche altri sono divenuti porti sicuri. Ma alle amministrazioni del Pd la faccenda non va giù, perché costrette a fare i conti con la realtà. Dopo anni di chiacchiere, con esponenti della sinistra a favore dell’accoglienza indiscriminata, la classe dirigente che amministra i Comuni progressisti è chiamata a passare dalle parole ai fatti e ad accogliere le centinaia di nuovi arrivati. Che la faccenda stia suscitando un certo allarme lo dimostrano le reazioni dei primi cittadini, i quali, pur essendo di sinistra e dunque per definizione aperti al dialogo e all’accoglienza, hanno già cominciato a protestare. Se ne è fatta interprete Repubblica, che nell’edizione di ieri criticava il Viminale per aver «scelto città i cui porti non sono attrezzati per ospitare centinaia di migranti, con inevitabili difficoltà». Resta da capire perché Porto Empedocle o altri Comuni siciliani e calabresi debbano essere considerati attrezzati o più adatti all’accoglienza di città come Livorno o Ancona. Solo perché i primi non sono guidati dalla sinistra? Ad ogni buon conto, non so se la strategia del ministro Piantedosi per fermare le navi delle Ong funzionerà. Due risultati comunque al momento paiono già delinearsi. Il primo è di aver complicato la vita delle Organizzazioni non governative, che ora dovranno spendere più soldi in gasolio per raggiungere i porti sicuri e al tempo stesso non potranno stazionare stabilmente di fronte alle coste libiche. La seconda, politicamente ora evidente, è aver messo i teorici dell’accoglienza a tutti i costi di fronte alle conseguenze delle loro scelte. Buon divertimento.

Da non perdere

L'editoriale

Fa paura la sinistra, non Vannacci

Da giorni l’attenzione della grande stampa è concentrata sul generale Vannacci, il nuovo pericolo nero. Strumentalmente i giornali passano al setaccio le idee e la squadra di Futuro nazionale nella speranza che, enfatizzando le notizie che riguardano il nuovo partito,…

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno
L'editoriale

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno

Ogni cittadino deve essere considerato innocente fino a prova contraria. Il principio giuridico è sancito nella Costituzione, che con l’articolo 27 stabilisce come la «prova contraria» consista nella condanna definitiva. Dunque, fino a quando la Cassazione non abbia «validato» il…

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota
L'editoriale

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota

La sinistra non vuole che sul Covid si facciano troppe domande. Dunque, ha deciso di abbandonare i lavori della commissione istituita per fare chiarezza sulla gestione della pandemia. È successo ieri, durante una seduta agitata in cui la delegazione di…

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA
L'editoriale

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA

Programmi tv a senso unico e sondaggi compiacenti: le celebrazioni per il referendum, che 80 anni fa cambiò le sorti del Paese, assomigliano sempre più a una cerimonia per omaggiare un sovrano, Mattarella, esondante in ogni campo. E con il…