Dopo Napoli e altre città del Sud, la proposta contro la revoca del reddito di cittadinanza per circa 170.000 percettori è arrivata a Roma. Ieri mattina, infatti, una moltitudine di sigle e associazioni della sinistra radicale ha indetto un sit-in davanti la sede capitolina dell’Inps, a via Nizza. Una protesta, in questo caso, a cui ha partecipato anche il Pd romano, che attraverso una nota ha solidarizzato con i manifestanti. Ed è proprio la questione dell’ordine pubblico e del rischio di episodi violenti che ha tenuto banco, dopo le minacce di assalti alle sedi della previdenza e dei servizi sociali dei comuni che si sono registrate negli ultimi giorni. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato che il governo sta «monitorando la situazione» e conta di verificare gli effetti sociali della sospensione dell’erogazione. «Mi aggiungo agli appelli – ha detto il ministro – che si possono fare a tutti quelli che possono avere un ruolo in tal senso di non soffiare sul fuoco di non fare opera e professione di sollecitazione di iniziative che non avrebbero nessun senso rispetto a una misura che si è voluta adottare, che non è misura di repressione pura e semplice, ma è un voler credere in altri strumenti di sollecitazione di capacita di lavorare e di produrre reddito».
Le parole del ministro non possono non aver tenuto conto dei toni che sta usando il leader del M5s Giuseppe Conte, che anche ieri è tornato alla carica su questo fronte, evocando il «disastro sociale». «Il governo», ha aggiunto, «faccia un passo indietro dopo aver gettato nella disperazione 169.000 famiglie in un momento in cui il carovita mette in ginocchio anche il ceto medio. Se non li smuove il valore della solidarietà e della responsabilità che li scuota almeno un sano, insopprimibile sentimento di vergogna». Non è stata da meno la segretaria del Pd Elly Schlein, che ha parlato del reddito di cittadinanza in aula alla Camera, dove però all’ordine del giorno c’era il Pnrr. «Per non parlare dell’assalto di questi giorni», ha detto, «ai servizi sociali dei Comuni potentemente sottofinanziati di fronte allo smarrimento di 169.000 famiglie che avete scaricato con un messaggio. Forse il presidente del Consiglio», ha aggiunto», vuole passare alla storia come la prima premier che ha reso i poveri più poveri con un sms». Dalla maggioranza, il capogruppo di Fdi a Montecitorio Tommaso Foti osserva che «l’opposizione è fortemente impegnata a fare esplodere una situazione di caos, ma si sapeva da sette mesi che il reddito di cittadinanza sarebbe terminato, e anche quando la misura è stata istituita non era a tempo indeterminato». Su questo punto ha insistito anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ricordando laconicamente che lo stop al sussidio «era previsto».
Dal punto di vista organizzativo, oltre che sociale, la maggiore preoccupazione ora è quella manifestata dai servizi sociali dei comuni, ai quali dovranno rivolgersi i cittadini che non percepiscono più il reddito di cittadinanza per verificare la propria situazione ed eventualmente chiedere il reintegro del sussidio. Il presidente dell’Anci Antonio Decaro ha espresso l’augurio che il governo «faccia un passo indietro, se dovessero esserci problemi di tenuta sociale, per evitare fratture dal punto di vista sociale nelle nostre comunità». Non mancano iniziative legali, come quella promossa dall’ex-sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha annunciato un ricorso in tribunale contro lo stop al reddito. Il prossimo round politico, in ogni caso, è previsto per giovedì prossimo al Senato, quando riferirà in aula il ministro del Lavoro Elvira Calderone.
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