Garlasco, Sempio tace. Il legale: «Le scarpe prova a discarico più importante»
L'avvocato Liborio Cataliotti (Ansa)

«Cosa vuole che vada a dire? Se va a dire al Pubblico Ministero “Io non c’ero, non sono stato io”, è inutile». Liborio Cataliotti spiega così la scelta di Andrea Sempio, 38 anni, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi: niente dichiarazioni davanti ai pm, a parlare saranno gli esperti. «Questo materiale noi crediamo che parli molto più delle parole di Andrea Sempio», aggiunge il legale.

Tra giovedì 15 e venerdì 16 ottobre, Cataliotti e la collega Angela Taccia depositeranno in Procura a Pavia cinque contro-consulenze per contestare gli elementi raccolti nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. La difesa si concentra su due fronti: le impronte delle scarpe repertate sulla scena del crimine e la cosiddetta impronta 33. Sempio non si presenterà dai pm prima della scadenza dei termini, fissata per il 18 ottobre.

Il silenzio, precisa l’avvocato, non è definitivo. «Al pm non c’è un motivo: al giudice non si esclude». In questa fase, infatti, non sono previste dichiarazioni spontanee davanti ai pubblici ministeri: l’indagato può chiedere di essere interrogato, mentre davanti al giudice dell’udienza preliminare può sottoporsi all’esame o rendere dichiarazioni spontanee. «Ma è una valutazione del tutto prematura».

Le impronte delle scarpe: la ricostruzione della difesa

È quello delle calzature il capitolo più articolato del lavoro difensivo. Per Cataliotti si tratta della «prova a discarico più importante». Al centro ci sono le impronte sul pavimento della villetta di via Pascoli, dove il 13 agosto 2007 fu uccisa Chiara Poggi. Partendo dalle fotografie digitali scattate all’epoca, la difesa ha ricostruito in laboratorio il profilo di una delle tracce. «Abbiamo preso la più nitida di queste e, con uno strumento in 3D usato dai progettisti di scarpe, l’abbiamo riprodotta graficamente e poi ne abbiamo fatto fare il calco», racconta il legale.

Su quella base sono state confrontate quattro scarpe Frau con suola Margon, dal numero 40 al 43. Sempio ha poi provato calzature della stessa tipologia, fino al 44, e le prove sono state filmate. Il lavoro comprende anche esami radiografici del piede, misurazioni della parte molle della pianta, valutazioni di un antropologo, di un ortopedico e del medico legale Sabina Pelosi, oltre a una ricerca scientifica sull’aumento delle dimensioni del piede in rapporto al peso. Sempio, secondo l’avvocato, avrebbe preso 14 chili rispetto al 2007. La difesa ha inoltre raccolto due testimonianze sulle scarpe che l’uomo utilizzava all’epoca e commissionato un supplemento di perizia al progettista di calzature De Angelis.

La conclusione dei legali è netta: «Basta questo per dire che portare il 44 serve per escludere che quell’impronta sia sua. Secondo noi non solo basta, ma basta e avanza». Si tratta, naturalmente, di una tesi difensiva, che dovrà essere valutata nel contraddittorio e confrontata con gli accertamenti dell’accusa.

Cataliotti contesta anche il metodo seguito per alcune misurazioni. Secondo l’avvocato, i Ris si sarebbero concentrati sulle solette interne, mentre per stabilire le dimensioni dello spazio destinato ad accogliere il piede sarebbe necessario esaminare la soletta di montaggio, una componente strutturale della calzatura. «Chi progetta le scarpe sa come funziona», sostiene.

Impronta 33, la difesa contesta la reazione cromatica

Il secondo fronte su cui si concentra la difesa di Sempio riguarda la reazione cromatica dell’impronta 33. «Abbiamo rifatto anche tutti gli esperimenti sulla 33 per far vedere che non è vero che la reazione cromatica dimostri che c’era sangue», afferma Cataliotti.

Il consulente Armando Palmigiani avrebbe condotto prove utilizzando sangue, sudore, altro materiale biologico e acqua, applicando la ninidrina e documentando le diverse reazioni. «Abbiamo fatto 25 prove con materiale biologico diverso, e vedrete i colori di tutte le reazioni. Quando si dice “lacrime e sangue”, l’abbiamo fatta con lacrime e sangue, così vedrete la reazione cromatica di tutto e magari qualcuno smetterà di dire in giro cose completamente infondate», dichiara l’avvocato.

«Ovviamente mettiamo a disposizione della Procura tutti i vetrini con i reperti che abbiamo utilizzato, come mettiamo a disposizione tutte le scarpe, la dotazione strumentale del nostro progettista di scarpe che abbiamo utilizzato, e pure il calco», aggiunge Cataliotti.

La richiesta di una verifica indipendente

La difesa chiede che le proprie conclusioni siano vagliate da un perito indipendente, come già avvenuto per gli accertamenti genetici. «Non vogliamo essere creduti acriticamente o aprioristicamente», puntualizza il legale, auspicando che il lavoro dei consulenti «non venga aprioristicamente svalutato».

Cataliotti insiste anche sulla convergenza dei risultati: gli esperti avrebbero lavorato «a compartimenti stagni», confrontandosi soltanto dopo aver consegnato le rispettive relazioni. «Un antropologo che non ha parlato con l’ortopedico, sono per caso convergenti sulle conclusioni circa le possibilità e l’entità dell’aumento del piede, oppure evidentemente dicono banalmente la verità ed è scientificamente corretto?», osserva.

Ora la parola passa agli atti. A pochi giorni dalla scadenza dei termini dell’inchiesta, la difesa punta a contestare gli elementi tecnici della nuova ricostruzione e a ottenere una verifica in contraddittorio.

Sempio, per ora, resta in silenzio.

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