• I valori sono raddoppiati e il costo per il pieno negli stoccaggi aumenta. Italia e Germania vogliono nuove regole, ma è tardi.
  • Il report delle Ong ecologiste certifica il flop del Green deal nei campi ma se la prende ancora con gli agricoltori.

Lo speciale contiene due articoli.

L’Europa si trova di nuovo alle soglie di una crisi del gas. Il prezzo continua a salire (55,45 euro/MWh il massimo toccato al TTF ieri), è il doppio rispetto ad un anno fa e lo spread gas estivo-gas invernale si è stabilizzato attorno ai 5 euro/MWh.

Questo significa che riempire gli stoccaggi nella prossima estate è una attività in perdita e dunque gli operatori, semplicemente, se ne terranno alla larga. L’illusione che bastasse avere gli stoccaggi pieni a inizio inverno per scongiurare nuove crisi è stata dispensata a piene mani dalla Commissione europea: «Siamo pronti per l’inverno. Gli stoccaggi di gas in tutta l’Ue sono pieni», aveva scritto Ursula von der Leyen su X il 26 novembre scorso.

Bruxelles si è basata sui due inverni precedenti (molto miti) e ha scommesso su nuovi cali nei consumi di gas, contando su una avanzata inarrestabile delle fonti rinnovabili che sostituisse la produzione termoelettrica a gas. Scommessa clamorosamente sbagliata. Con un inverno normale (non gelido, ma nella media) e un minimo di ripresa dei consumi industriali il sistema gas europeo è tornato in crisi. Inoltre, in Germania si sono verificati ripetuti episodi di Dunkelflaute (mancanza di sole e vento) che hanno costretto il paese ad importare energia da tutta Europa e stimolato nuovamente la domanda di gas per la produzione termoelettrica.

È di questi giorni l’indiscrezione secondo la quale alcuni paesi dell’Unione, tra cui Italia e Germania, starebbero discutendo se togliere l’obbligo di riempimento degli stoccaggi al 90% entro il 1° novembre, come ha imposto la Commissione europea dopo la crisi del gas del 2021-22. L’obbligo scade quest’anno ma la Commissione vorrebbe prorogarlo per il 2026. I Paesi tra cui si è aperto un dialogo vorrebbero toglierlo perché, in effetti, l’obbligo di riempire gli stoccaggi con scadenze fisse mette pressione sulla domanda estiva e fa salire il prezzo del gas, poiché il mercato sa che quella domanda è obbligata.

Il prezzo del gas è sottoposto a forti tensioni perché ancora non vi è quell’eccesso di offerta che consentirebbe al prezzo di scendere. Nonostante il gran traffico di navi metaniere che portano Gnl in Europa, la scomparsa dal mercato mondiale di 100 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo si fa ancora sentire.

Nel frattempo, martedì di questa settimana il ministro italiano Gilberto Pichetto Fratin, responsabile del dicastero dell’Ambiente e Sicurezza Energetica, ha firmato un decreto con cui anticipa di 45 giorni circa le aste per lo stoccaggio, per un quantitativo di 5 miliardi di metri cubi sui 12 totali disponibili negli stoccaggi italiani (si esclude dunque lo stoccaggio strategico).

La Germania si è già portata avanti e, come anticipato da La Verità nei giorni scorsi, ha deciso di sussidiare gli operatori che decideranno di acquistare gas per riempire gli stoccaggi. Un sussidio che però rischia di trascinare con sé l’intera Europa in una corsa all’acquisto che sarebbe benzina sul fuoco dei rincari.

Insomma, avanti in ordine sparso mentre la Commissione dorme sonni beati.

Ora però, l’Ue è di fronte a un bivio: togliere l’obbligo di riempimento potrebbe far scendere i prezzi estivi, è vero, ma senza altri interventi significherebbe fare una nuova scommessa, questa volta sul fatto che nel prossimo inverno i prezzi siano più bassi di oggi.

In altre parole, togliendo ora l’obbligo si rischia di vedere il prossimo inverno i prezzi al TTF volare sopra gli 80 euro/MWh, o anche fino a 100 eruo/MWh.

Ora però è tardi e ci avviamo verso una stagione di costi alti. Non siamo ai livelli del 2022, quando il costo della corsa a immagazzinare il gas arrivò a circa 4,8 miliardi per l’Italia (circa 4 miliardi sono ancora da pagare attraverso le bollette, con la componente CrvOS).

La Commissione è ancora una volta in grave ritardo. Il momento per bloccare le condizioni di approvvigionamento per gli stoccaggi di quest’anno era lo scorso anno, di questi tempi, quando il prezzo dell’estate 2025 era tra i 26 e i 30 euro/MWh. In altre parole, se davvero l’Ue vuole essere un mercato, se davvero la Commissione vuole semplificare e de-regolare, deve lasciare che il mercato funzioni. Altrimenti tanto vale nazionalizzare tutto. Occorre lasciare agli operatori la libertà di aggiudicarsi lo stoccaggio quando sul mercato vi sono le condizioni migliori. Il decreto MASE con cui si anticipano le aste per lo stoccaggio gas è un piccolo passo avanti, ma non basta.

Un timido tentativo di dare liquidità al mercato e di evitare in futuro questo problema è rappresentato, nel decreto, dalla messa all’asta dei servizi di stoccaggio pluriennali, che consentiranno agli operatori di aggiudicarsi i servizi di stoccaggio per gli anni futuri, dando quindi tempo per individuare i momenti migliori per acquistare in ampio anticipo il gas da immagazzinare.

Ma è poco: si tratta di soli 500 milioni di metri cubi di spazio in stoccaggio, con aste per periodi di 2,3 4 e 5 anni. Servirebbero aste continue, per dare modo agli operatori di aggiudicarsi i servizi di stoccaggio quando sul mercato si presentano le condizioni grazie ai contratti a termine. Basti pensare che un anno fa il gas estivo 2025 costava tra i 26 e i 30 euro/MWh: la metà di oggi.

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