- Il premier: «Su 44 miliardi di profitti, gli istituti ne verseranno cinque». E annuncia un piano per «alloggi a prezzi calmierati per giovani coppie». Due punti su cui c’è sintonia col Carroccio, che però insiste: «Servono più soldi». Tajani: «Non dal credito».
- Infermieri, firmato l’accordo grazie alla Cisl: 172 euro al mese in più per il personale sanitario.
Lo speciale contiene due articoli.
La manovra di bilancio entra nel vivo e con lei si spostano gli equilibri interni alla maggioranza. A creare maggior dibattito il contributo delle banche. Per il premier Giorgia Meloni: «Se su 44 miliardi di profitti nel 2025 ce ne mettono a disposizione circa 5 per aiutare le fasce più deboli della società, credo che possiamo essere soddisfatti noi e che in fin dei conti possano esserlo anche loro». Alle banche il governo chiede «un contributo sulla rendita accumulata per condizioni di mercato che la politica del governo ha fortemente contribuito a creare». E ancora puntualizza: «per mantenere i conti in ordine, occorrono delle risorse e le abbiamo chieste a chi, grazie a questa politica, ha avuto dei grandi benefici: se cresce lo spread, se sale il rating dell’Italia, se le banche hanno potuto approfittare dei 200 miliardi messi a disposizione dal governo Conte per rinegoziare con la garanzia dello Stato prestiti che avevano già erogato, o dei crediti del Superbonus, sempre grazie a Giuseppe Conte, è giusto che quelle stesse banche ci diano una mano a continuare in una politica così profittevole».
Una posizione netta la sua, che non lascia spazio a trattative e che si avvicina molto a quella del suo vicepremier Matteo Salvini, meno a quella dell’altro vice, Antonio Tajani.
Ad avvicinare Lega e Fratelli d’Italia c’è il Piano casa. «Stiamo lavorando alla definizione di un grande Piano casa per mettere a disposizione delle giovani coppie alloggi a prezzi calmierati» ha detto Meloni. «Perché senza una casa è difficile costruire una famiglia, e senza famiglie non può esserci una nazione prospera e vitale». Per Salvini il tema banche e quello del Piano casa, dialogano tra di loro. «Non c’è nessun accanimento sulle banche, io sono un liberale e un iperliberista. Negli ultimi 3 anni le banche italiane hanno fatto 112 miliardi di utili, una parte di questi coperti da garanzie dello Stato. Quindi penso, e chiederò, che sul Piano casa che è scoperto nel 2026, una parte di fondi arrivi con gioia ed entusiasmo da parte di un sistema che sta facendo margini notevolissimi e che può contribuire». Il Piano casa, annunciato dallo stessa premier al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, è un progetto ambizioso e strategico, ma ha il grande difetto che per il momento ha potuto stanziare davvero poco. «Lo abbiamo potenziato economicamente stanziando 670 milioni di euro» ha spiegato il premier, ma per fare la differenza ci vogliono molti più soldi, ed è qui che Salvini ritiene di far intervenire le banche. «Abbiamo 660 milioni di euro per i primi progetti pilota. Il problema è che questi denari sono dal ‘27 in poi, io ho bisogno di usarli anche nel ‘26 per la progettazione. Mi piacerebbe avere un progetto pilota per ciascuna delle 20 Regioni» ha spiegato il vicepremier. Tuttavia «ovviamente senza soldi non si fa nulla e ho bisogno che in conversione di legge di bilancio le risorse stanziate per il 2027 vengano anticipate per la pianificazione nel 2026. Si vota nel 2027, non posso perdere un anno prezioso».
Tajani invece sul tema resta rigido: «L’accordo sulle banche è chiuso, non si cambia perché c’è un accordo generale di tutti. Gli emendamenti che presenteremo riguardano gli affitti brevi, l’articolo 18 e forze dell’ordine e forze armate». Il tema della casa è certamente e storicamente caro agli azzurri di Forza Italia, per questo sarà difficile contestare un contributo destinato direttamente per costruire nuovi alloggi. Ancora più duro il capogruppo di Fi alla Camera Paolo Barelli: «L’accordo sulle banche è stato fatto da Tajani al Mef insieme a Maurizio Leo e Giancarlo Giorgetti, quando il 4% di indeducibilità, per cui è deducibile solo il 96%, è passato da strutturale a scalare in 3 anni. Quello è l’accordo, quello si fa. Cosa significa? Significa che se la Lega che continua a sparare a destra e a manca, vuol dire che hanno il 50% dei voti in Parlamento e riescono a far quello che vogliono, ma non è così; quindi, credo sia una boutade». Poi aggiunge: «Io sono d’accordo con Marco Osnato (Fdi, ndr), che da quello che mi risulta parla con la Meloni, e dice la stessa cosa. L’accordo c’è, è stato digerito dalle banche anche con l’apporto di Fi. Adesso c’è il problema dell’articolo 18, i dividendi. Su questo ancora non si è parlato ed è un’ulteriore tassa a una tassa che c’è. Su questo anche Leo è consapevole che va rivisto».
Il ministro dell’Economia Giorgetti, intanto, intervistato a Quarta Repubblica, su Rete 4, coglie l’occasione per chiarire alcune questioni. Per quanto riguarda gli affitti brevi «l’aumento dell’aliquota non è che sia entrata per distrazione. Io non sono mai distratto. Perché quando curo i soldi di tutti, ho il dovere di essere sempre concentrato. Giustamente anche Salvini, come tutti, non è che condivide tutti gli articoli della legge di bilancio. Come ho detto, il Parlamento c’è per migliorare perché io, come ministro dell’Economia, non ho la presunzione di fare tutte le cose giuste», ma pone la questione: «Bisogna capire se premiare le locazioni per abitazione oppure le locazioni per i turisti stranieri». «Non c’è nessun intento di punire i proprietari» sottolinea, ma evita una questione: se non ci fosse un tema di coperture si sarebbero potute incentivare le locazioni residenziali. Infine, rivendica: «La classe media per la prima volta ha delle riduzioni di imposte che siamo riusciti a fare grazie al lavoro impostato con grande serietà in questi tre anni».
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