- Le stime preliminari dell’Istat fotografano la flessione, dopo 14 trimestri positivi. Giuseppe Conte e Giovanni Tria promettono un rilancio nel 2019. Matteo Salvini oggi andrà a Chiomonte per dare un segnale: «Pronto un decreto cantieri veloci».
- Occupati al top dagli ultimi 10 anni. Il tasso di chi trova un impiego torna ai livelli del 2008: 58,8% con 202.000 unità in più. In aumento i lavoratori a termine (+257.000), in ribasso quelli permanenti (-88.000).
- Berlino dimezza le stime sul 2019. La crescita non andrà oltre l’1%. Stracciata la previsione del +1,8% di ottobre. Brusca frenata rispetto al 2,2% del 2017.
Lo speciale comprende tre articoli.
È il caso di dirlo senza messe misure: l’Italia è in recessione. Le stime preliminari diffuse dall’Istat sulla crescita dell’economia del nostro Paese indicano che nel quarto trimestre 2018 il Prodotto interno lordo è sceso dello 0,2%. Un valore che fa seguito a un’altra contrazione del Pil che è stata registrata nel terzo trimestre dell’anno scorso. Una botta, in realtà ampiamente attesa dagli analisti, che arriva dopo che l’Italia cresceva ininterrottamente dal 2014, cioè da 14 trimestri consecutivi. L’ultimo segno meno si era visto nel quarto trimestre 2013, quando il Pil fece segnare un -0,2%.
Ve detto, però, che le difficoltà del Belpaese riflettono quelle del Vecchio Continente, che da tempo ha tirato il freno a mano. Sebbene non si veda il segno meno, nel quarto trimestre il Pil dell’Eurozona è infatti cresciuto solo dello 0,2% (nell’Ue a 28 +0,3%), quando un anno prima segnava +0,6%.
Anche su base annua la situazione non è migliore. In Europa, rispetto all’anno scorso, il Pil è cresciuto dell’1,2% (1,5% nella Ue a 28), in frenata rispetto al +1,6% e +1,8% stimati nel trimestre precedente.
Anche dando uno sguardo ai numeri dei singoli Paesi, l’Italia è in buona compagnia. Considerando tutto il 2018, la Germania ha chiuso l’anno passato in frenata con una crescita dell’1,5%, lo stesso vale per la Francia, ferma all’1,5%. L’Italia, invece, è cresciuta dello 0,8%. Medaglia d’oro, invece, alla Spagna che ha mantenuto un ritmo più rapido dei partner europei con un progresso del 2,5%.
Del resto, non è un segreto che l’economia europea sia largamente sbilanciata verso le esportazioni e, in casi di contrazione del Prodotto interno lordo, questo non è certo di aiuto. Non appena chi importa compra di meno, i mercati ne risentono. Come spiegano i dati Eurostat, nel mese di novembre, il surplus commerciale dell’Eurozona è stato pari a 19 miliardi di euro, in notevole aumento rispetto ai 14 miliardi del mese precedente e al di sopra dei 13,7 miliardi attesi dagli analisti.
Il dato indica che le esportazioni sono state pari a 203 miliardi di euro, in aumento dell’1,9% da novembre 2017, mentre le importazioni nello stesso periodo sono salite del 4,7% a 184 miliardi (175 miliardi a novembre 2017).
Con questi dati sono in molti a puntare il dito contro il governo Conte, accusato di aver portato l’economia italiana al collasso. In realtà il segno meno in termini di Pil ha iniziato a vedersi negli ultimi due trimestri del 2018, quindi a partire da giugno 2018. Appare perciò improbabile che il governo gialloblù (insediatosi il primo giugno 2018) abbia avuto il tempo di mettere in atto politiche che portassero a questa recessione. «I dati Istat sul Pil testimoniano una cosa fondamentale: chi stava al governo prima di noi ci ha mentito, non ci ha mai portato fuori dalla crisi», ha dichiarato il vicepremier Luigi Di Maio. Dal canto suo, il premier, Giuseppe Conte, ha confermato quanto già anticipato due giorni fa. «È un fattore transitorio», ha detto a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’università Cattolica, «anche agli analisti più sprovveduti non sfuggirà che c’è una guerra di dazi tra Usa e Cina che ci troverà tutti perdenti. È una guerra che si sta componendo e che dovrà comporsi e che va a incidere soprattutto sull’export». «La Germania per prima ci sta rimettendo», ha proseguito il presidente del Consiglio, «è il primo Paese per le nostre esportazioni, è chiaro che questo effetto derivato da fattori esterni si produce immediatamente. Non sono preoccupato, a noi interessa concentrarci sul rilancio della nostra economia, che avverrà sicuramente nel 2019, perché inizieranno a svilupparsi tutte le nostre misure». Dello stesso avviso è anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che ha fatto sapere che il dato sul Pil «era atteso ed è determinato dal ciclo economico europeo».
In termini di tassi di crescita annui, ha aggiunto ancora Tria, «il 2018 si chiude con un +1%, che restringe il divario di crescita dell’Italia rispetto alla media dell’eurozona (+ 1,2%). Questo dimostra che la fase di recessione tecnica che stiamo attraversando riflette l’impatto sul manifatturiero italiano del forte rallentamento del commercio internazionale e della produzione industriale tedesca». Come spiega il ministro, l’unica soluzione può essere quella di «accelerare il programma di investimenti pubblici previsti dal governo e le altre misure contenute nella legge di bilancio».
Per questo, l’esecutivo ha intenzione di sbloccare alcuni fondi per «i cantieri che procedono a rilento», fa sapere Palazzo Chigi. Proprio in tema di cantieri importanti, oggi il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sarà in Valsusa per visitare il cantiere Tav di Chiomonte. «Sarò al fianco delle forze dell’ordine», ha dichiarato il leader del Carroccio, «a ribadire che i numeri in mio possesso mi dicono che l’opera va completata: sono maggiori i costi nel sospenderla che a ultimarla». «Stiamo preparando», ha detto poi a Porta a Porta, un decreto cantieri veloci per dimezzare i tempi. L’obiettivo è avere un testo da mandare in Parlamento entro il mio compleanno, il 9 marzo».
Ora non resta che attendere i dati sul Pil del primo trimestre 2019 del nostro Paese. Sarà un verdetto: se torneremo al segno più, Conte e Tria avranno ragione. Diversamente, ci sarà da rimboccarsi le maniche per evitare il peggio.
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