Il blitz sembra congelato. Per chi ci legge da tempo sa che La Verità ha seguito fin dalle prime mosse il tentativo in capo al ministero del Turismo di partorire norme vincolanti e pure liberticide per i piccoli proprietari di immobili. Dal principio il testo è stato incardinato come disegno di legge. Sono circolate almeno due bozze. I punti cardine: vincolo nella durata dell’affitto breve, sanzioni fino a 5.000 euro per chi non rispetta le norme, abolizione del regime fiscale agevolato, obblighi di installazione di apparecchi tipici delle strutture alberghiere. Insomma, chiaramente il testo vuole dissuadere in tutti i modi gli affittuari a stare su questo specifico mercato. Un po’ come è avvenuto a New York. Un tema delicato e molto dibattuto. Nel senso che da queste colonne si sono levate critiche alla scelta del governo di avviare tale percorso e soprattutto di seguire le richieste di quei sindaci dem che mirano a desertificare i centri città. È chiaro che dietro all’idea ci sono le associazioni di categoria. In primis Federalberghi e Confuturismo. Legittimi interessi rimasti per settimane dietro le quinte e nei giorni scorsi uscite allo scoperto. Ieri palesemente allo scoperto. Due esempi.
Primo. «La questione affitti brevi deve essere affrontata senza preconcetti. Non si vuole limitare la libertà altrui, ma esiste un problema di squilibrio evidente tra le diverse forme di ricettività. È necessario eliminare ogni incertezza normativa ed ogni forma di concorrenza sleale», ha detto Vittorio Messina, presidente Assohotel Confesercenti. «Il mercato degli affitti brevi», ha proseguito, «si è sviluppato in un clima di deregulation che ha prodotto gravi squilibri nel comparto ricettivo italiano», ha concluso. A nostro avviso, omettendo un dettaglio. Negli ultimi cinque anni gli interventi normativi sul settore delle locazioni brevi sono stati una ventina e semmai nell’ultimo anno sono stati i sindaci a inventarsi legislatori intervenendo a gamba tesa. Oltre a Confesercenti ieri si è mosso un secondo player. «Sugli affitti brevi qualunque sforzo legislativo sarà del tutto inutile se non si metterà mano ad una vera e propria fitta attività di controllo e di sanzione», ha detto il numero uno di Federalberghi Lombardia, Fabio Primerano. Messaggi chiari e di parte. Ecco perché la settimana scorsa siamo trasaliti quando è stata avanzata l’ipotesi di trasformare il testo del ddl in un decreto legge. Quale urgenza? Che motivazioni? Non è assolutamente giustificabile un blitz, tanto più che il governo correrebbe il rischio di vedersi rimandare il testo indietro da Sergio Mattarella. Ovviamente senza firma. Ieri a margine del cdm si sarebbe dovuto discutere sul da farsi. Sabato sera sul tema è intervenuto a gamba tesa. Matteo Salvini, il quale ieri ha ribadito il messaggio. «Io sono un sostenitore del libero mercato. Un proprietario di casa di due, tre, quattro o cinque appartamenti, nel mio Paese deve essere libero di metterli a reddito come meglio crede senza che ci sia eticamente uno Stato che gli dica che cosa è corretto e che cosa non è corretto fare». Evidentemente la posizione leghista ha inibito ulteriori passi. E la maggioranza per il momento sembra volere evitare scontri su un tema, esclusi gli albergatori, caro soltanto alla sinistra. Si rischierebbe il filotto negativo. Testo fuori dalla Costituzione, bocciatura di Mattarella e duplice regalo ai sindaci su modello Sala e Nardella. A questo punto, uscite allo scoperto le parti interessate sarebbe il caso di avviare un confronto al di fuori del ministero del Turismo e dei consulenti del ministro come Gianluca Caramanna, guarda caso imprenditore del settore turistico. Non che si senta questa esigenza di confronto, ma se ci sono associazioni di categoria che premono per portare le proprie istanza in Parlamento ci appare comunque un esercizio legittimo di democrazia. Il contrario sarebbe invece asfissiante come d’altronde riteniamo lo siano norme che inseriscono vincoli di utilizzo della proprietà privata. In serata e dopo quattro giorni di polemiche è intervenuta Daniela Santanché. Ha detto che non ci sarà alcun decreto legge. «È una questione di Parlamento e non di governo». Confermando così l’intenzione di tirare dritto.
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