• Nell’ingessato e istituzionale sondaggio commissionato dall’Unione gli italiani mostrano di essere i meno convinti dell’appartenenza comunitaria. Eppure Antonio Tajani e soci esultano: «Cresce il gradimento totale».
  • Grottesco balletto del burocrate Günther Oettinger. Ai giornali annuncia la lettera di bocciatura della Commissione, poi fa marcia indietro: «Opinione personale». Giuseppe Conte al Consiglio europeo: «La manovra resta così». Francia e Germania non affondano il colpo.

Lo speciale contiene due articoli.

Gli italiani sono euroscettici, e il loro sentimento di dubbio nei confronti delle istituzioni comunitarie e dell’Unione cresce sempre di più. L’avreste detto? Forse. Ma in ogni caso, sappiate che questa notizia – detta in questi termini vagamente brutali – non la troverete sugli altri giornali. Il paradosso fantastico dei comunicati stampa – infatti – sono titoli ricapitolativi del tenore di questo, diffuso proprio ieri per presentare i risultati dell’ultima indagine di opinione condotta in tutto il continente: «Eurobarometro: cresce l’apprezzamento per l’Unione Europea nella maggior parte degli Stati membri”» Bene, benissimo.

Poi vai a vedere la tabella allegata e scopri subito due notizie che ovviamente quella sintesi non racconta. E cioè che 1) il Paese in cui questo apprezzamento è più basso è l’Italia. E subito dopo che 2) in Italia il numero di quelli che non apprezzano l’Unione è addirittura superiore a quello di coloro che l’apprezzano. E allora, con un punto di curiosità in più te lo vai a cercare il dettaglio di quella tabella, che come avrete intuito non è inserita nel comunicato (dove il numero dei non apprezzanti è pudicamente omesso), e che invece si trova in un link specifico sul sito del Parlamento Europeo.

Dovete sapere anche che «Eurobarometro» è una indagine ufficiale pagata dall’Unione, e persino vidimata dallo stesso parlamento, per bocca del suo presidente Antonio Tajani, con tanto di entusiastica dichiarazione: «In quasi tutta Europa cresce l’apprezzamento per l’appartenenza all’Unione e per i benefici che ne derivano, con livelli record dal 1983». Bene, benissimo. Quasi. È quindi ovvio che quel dato di malessere profondo sia occultato dall’enfasi, mentre è clamoroso che sia stato rilevato proprio da questa indagine. È divertente che dentro la splendida elusione di quel «quasi» Tajani ci nasconda il suo Paese. E che solo dopo qualche entusiastica riga aggiunga qualche parola per affrontare il problema segnalato da quell’avverbio: «Non possiamo certo cullarci sugli allori. In alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, la percentuale di chi pensa che l’appartenenza all’Ue sia positiva è ancora troppo bassa».

Se però li leggi, quei numeri, fai un salto sulla sedia. E il titolo corretto (almeno secondo l’antica regola per cui la notizia non è mai il cane che morde l’uomo, ma viceversa), andrebbe formulata così. È tanto grande il malessere degli italiani nei confronti dell’Europa, che interrogati su questo tema, rispondono a maggioranza in questo modo. Ma prima di tutto la domanda, che in sé stessa è già un capolavoro, un punto di incontro sublime tra demoscopia e imbarazzata ufficialità: «Tutto considerato», chiede l’Eurobarometro, «lei ritiene che il nostro Paese abbia tratto oppure no dei vantaggi dall’appartenenza all’Unione europea?». E allora immaginatevi la scena: siete dei cittadini italiani, già tendenzialmente reprobi, vi chiama l’oste, cioè l’Eurobarometro, vi chiede pudicamente se «tutto considerato» il suo vino sia buono. E i reprobi rispondono: «Non ho tratto vantaggi», nella percentuale incredibile del 45%. Quelli che scelgono l’opzione «Ha tratto vantaggi» si fermano al 43%. Bene, benissimo. Tutto considerato. Quindi ecco che la notizia deve essere ribaltata: non solo gli italiani sono quelli che in maggior numero rispetto agli altri cittadini dei Paesi membri sentono l’Europa come una istituzione matrigna. Ma addirittura la maggior parte dei cittadini italiani condivide questo sentimento di sfiducia. Al punto da spingersi fino a dire all’oste (cioè quasi Tajani, cioè l’Eurobarometro, cioè l’Europa stessa) che «tutto considerato» pensano che quel vino in questi anni abbia fatto loro del male.

Andiamo allora alla tabella comparativa e cronologica, che è ancora più interessante: in Europa il 68% di cittadini pensano di aver tratto dei vantaggi, e questa percentuale – già apprezzabilmente alta – è addirittura in crescita di un punto negli ultimi quattro mesi. Mentre in Italia questa tendenza letteralmente si ribalta: coloro che hanno un giudizio negativo sono addirittura cresciuti del 4% tra aprile e settembre di quest’anno. Erano cioè una cospicua minoranza solo pochi mesi fa, e adesso sono diventati una maggioranza relativa.

Provate a immaginare se a fare questo sondaggio – senza «tutto considerato» – non fosse l’Eurobarometro, ma qualche sondaggista più spettinato. Il punto è che in un’altra tabella scopriamo che tra le ragioni di questo scontento gli italiani mettono in testa lo scetticismo sul contributo dell’Unione alla democrazia, e – soprattutto – sono convinti che l’Italia incida pochissimo sulle decisioni prese collettivamente. Questo barometro – dunque – non dovrebbe essere preso con trombetta e fanfara, levigato, smussato, modellato per far sparire il malessere, sopratutto dai difensori dell’Europa. Anzi, al contrario: proprio chi vuole salvare l’Europa dovrebbe capire che proprio davanti all’oste gli italiani raccontano la propria disillusione per una grande promessa tradita. Il disincanto per una favola che non è arrivata al lieto fine. Alla domanda su «credo che la mia voce abbia un peso» (ammirate il fideismo inoppugnabile con cui è formulata la domanda) gli italiani rispondono «no» al 72%. È un dato clamoroso.

Crediamo ancora nell’euro, dunque. Ma non all’Europa. Crediamo alla strumentalità, e all’utilità, ma non più all’ideale e all’architettura che lo sostiene. Ci fossero Altiero Spinelli e Konrad Adenauer farebbero un salto sulla sedia. Purtroppo abbiamo gli Juncker e i Moscovici. E quindi, «tutto considerato», gli osti sono «quasi» soddisfatti.


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