- Oggi il capo della Cgil inaugura l’Ufficio Europa a due passi dai palazzi del potere dell’Unione. Obiettivo negoziare direttamente con il Consiglio, con la sponda dei dem. Ora servirebbe il risveglio di Confindustria.
- Maurizio Landini, l’uomo che sbaraglia Elly Schlein nei sondaggi, incontrerà Paolo Gentiloni e Enrico Letta. Ma farà finta di non aver mai conosciuto Panzeri, al centro dell’eurotangentopoli rossa.
Lo speciale contiene due articoli.
La Cgil ha disseminato il calendario di novembre e dicembre di giorni barrati con il rosso. Sono tutti scioperi. L’obiettivo è farli a macchia di leopardo per creare il massimo disagio possibile. Ai cittadini e al governo. Le motivazioni sono prettamente politiche. Nessun obiettivo. Lo dimostrano due fatti. Il primo è che il pacchetto è stato indetto prima che si conoscessero i contenuti della legge finanziaria. Secondo, la Cgil non ha più platea. Tolte le poche fabbriche rimaste come roccaforti, le adesioni non superano il 5/6%. Proseguendo su questa strada, Maurizio Landini sa bene di condannarsi a non avere peso specifico. Al massimo a farsi odiare, per via dei disagi, da chi a lavorare deve andarci davvero.
Al leader della Cgil però il fiuto politico non manca. Così se non ha più platea in Italia si sposta in Europa e, con la stretta collaborazione del Pd, progetta di contare a Bruxelles. Per lanciare una alleanza utile a bypassare l’Italia e il governo di Giorgia Meloni. D’altronde a Bruxelles i voti non servono. Se la Cgil non ha più aderenti, il Pd non ha più elettori. La coppia perfetta per Bruxelles dove per comandare fino a oggi non sono serviti né gli uni né gli altri. Non è un caso dunque se oggi Landini si reca a Bruxelles dove, alle 18, verrà inaugurato l’Ufficio Europa della Cgil, presso la sede Inca Belgio. L’Ufficio sarà punto di riferimento, informazione e collegamento tra la Cgil e tutto l’ambito sindacale e istituzionale europeo. «La cerimonia d’inaugurazione verrà aperta dai saluti del presidente dell’Inca, del direttore della Camera di Commercio italo-belga, dai segretari generali della Ces (Confederazione europea dei sindacati), dell’Ituc Csi (Confederazione sindacale internazionale) e dal presidente del Cese (Comitato economico sociale europeo)», si legge in una nota diffusa ieri. Una serie altisonante di sigle che stanno a indicare l’obiettivo ramificato della sinistra di porsi come parte sociale a livello europeo. E come diretto interlocutore del prossimo Consiglio e della prossima Commissione. L’obiettivo è diventare partner se dalle elezioni di giugno spuntasse di nuovo una maggioranza Ppe e socialisti. Opposizione se dovesse vincere il centrodestra.
Intanto Landini si porta avanti e nella due giorni di Bruxelles, oltre a siglare accordi con i pari grado di Belgio e Francia, stringerà la mano al commissario Paolo Gentiloni e alla deputata dem, Irene Tinagli. Mentre domani durante i lavori del Ces (all’opera per organizzare uno sciopero Ue il 12 dicembre) scambierà il palco con Enrico Letta. Quest’ultimo è impegnato su mandato del Consiglio nel redigere uno studio sulla riforma del mercato comune. Il documento sarà presentato a fine aprile e, a quanto risulta alla Verità, conterrà un ampio capitolo sulle parti sociali e sulla rappresentanza. Insomma, il filotto Landini-Pd è già pronto a raccogliere i frutti della strategia congiunta, dimenticando bellamente che la congiunzione tra dem e sindacati in Ue al momento ha prodotto vicende come il Qatargate. Poco edificanti, per usare un eufemismo.
Per fortuna corre l’obbligo di dire che non tutto è definito. Innanzitutto a muoversi su un terreno contiguo c’è addirittura Mario Draghi. L’ex premier e governatore della Bce ha ricevuto il medesimo incarico di Letta. Non dal Consiglio ma dalla Commissione. Anche Draghi si sta occupando della riforma del mercato unico e potenzialmente lo studio (che sarà presentato anch’esso a fine aprile) potrebbe confliggere con quello di Letta. Inoltre c’è un elemento sorpresa, a cui forse Landini non pensa. Si chiama Confindustria. Non ci pensa perché è abituato ad avere a che fare con Carlo Bonomi, impegnato su dossier molto locali e per nulla europei. Ma da gennaio parte la campagna elettorale per il successore. Viale dell’Astronomia è ai livelli di gradimento più bassi mai sperimentati. L’effetto può essere di riscatto e il riscatto dovrà necessariamente passare per l’Europa. Dove i futuri confindustriali dovranno muoversi con coraggio, investimenti e pure aggressività, se vorranno tutelare l’industria italiana.
A quel punto Landini, al fianco del Pd, si troverebbe spiazzato. Si accorgerebbe di essere andato a Bruxelles per fare esclusivamente politica e si ritroverebbe costretto a fare di nuovo il sindacalista. Fantapolitica? No, da parte nostra un augurio che le rappresentanze di lavoratori e imprese tornino a scontri costruttivi in modo di lasciare in mano ai governi i dossier che gli competono. Il risultato sarebbe un accenno di democrazia anche a Bruxelles. E soprattutto una tutela degli elettori italiani. I quali ci sembrano stanchi di votare a casa, per poi scoprire che qualcuno sistematicamente vuole cancellare la loro voce. La sinistra smetta di rubare il pallone quando capisce che sta perdendo la partita. Ma se non lo capisce bisogna attivare degli anticorpi. E non spetta solo al governo di centrodestra agire. Nemmeno solo ai cittadini. Spetta anche al mondo produttivo e alle associazioni che lo rappresentano. Confindustria e affini. Serve un riscatto.
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