La Schlein spacca tutto, ricreazione finita
Non è più il tempo degli slogan ed è arrivato quello della realpolitik, a cominciare dall’invio di armi in Ucraina. Elly Schlein si è già normalizzata, passando da una posizione critica al «ma anche». Domani a Roma l’assemblea nazionale dei dem la incoronerà.

«Le armi che manda in Ucraina la Meloni sono in bianco e nero, quelle che manda la Schlein sono colorate di rosa: questa è la differenza tra le due»: parola di Marco Rizzo, comunista doc, ora leader di Democrazia sovrana popolare insieme a Francesco Toscano, che inquadra con una battuta delle sue la prospettiva che si apre davanti alla nuova segretaria del Pd. Domani a Roma l’assemblea nazionale incoronerà Elly Schlein alla guida dei dem: l’operazione di maquillage propagandistico che sta portando avanti la nuova segretaria ha l’obiettivo di recuperare al M5s guidato da Guseppe Conte qualche punticino nei sondaggi. Qualche flebile segnale di crescita viene già registrato nelle intenzioni di voto, ma si tratta, per quel che riguarda la sinistra, di movimenti a saldo zero: quello che guadagna il Pd, lo perde Conte, che a sua volta aveva rosicchiato favori a Letta. «Sulle questioni fondamentali», aggiunge Rizzo, «ovvero politica economica e politica estera, la Schlein altro non è che la fotocopia della Meloni, con in più il manifesto di Sanremo. La Schlein si propone come fautrice di una politica schiacciata sull’atlantismo e sul liberismo. La sinistra dei diritti sociali, la sinistra del lavoro, non potrà mai essere rappresentata da lei. Detto ciò, finalmente si risolve un equivoco», aggiunge Rizzo, «con la sinistra radicale durato 30 anni: hanno definitivamente sostituito i diritti sociali con i diritti civili. Si occupano più di Lgbtq di immigrati, di politicamente corretto, che di lavoro».

Difficile dare torto a Rizzo, considerato che il manifesto del Pd targato Elly sembra in realtà assai lontano dalle esigenze delle famiglie e delle imprese. «Abbiamo approvato una linea», ha detto la Schlein a La7, «che dice che diritti sociali e civili sono inscindibili. Le persone discriminate per i diritti civili fanno più fatica a lavorare, a fare impresa, a pagare le tasse. Sono assolutamente favorevole al matrimonio egualitario. Si dice: love is love», ha aggiunto la Schlein, «sono favorevole all’adozione e a riconoscere i diritti delle famiglie omogenitoriali».

Ieri, intanto la Schlein ha incontrato la Commissaria europea per l’Uguaglianza, Helena Dalli, in visita istituzionale a Roma. L’incontro si è svolto presso la sede della Rappresentanza della Commissione europea, ed è stato, fanno sapere dal Nazareno, anche l’occasione per salutare il Commissario europeo per gli Affari economici, Paolo Gentiloni, e Rosy Bindi (tutto fa brodo).»Ringrazio la commissaria Dalli», ha commentato la Schlein, «per questo momento di approfondimento su temi che stanno molto a cuore a tutte e tutti noi, come il contrasto alle diseguaglianze di genere e a ad ogni forma di discriminazione. A lei ho confermato l’impegno del Pd sui temi dell’uguaglianza e dei diritti delle persone, in Italia e in Europa. Mi ha fatto anche molto piacere poter salutare Rosy Bindi e Paolo Gentiloni, verso cui nutro profonda stima».

La Schlein si prepara a cambiare i due capigruppo: a quanto apprende La Verità, al Senato Simona Malpezzi lascerà il posto a Francesco Boccia, mentre alla Camera per la successione a Debora Serracchiani sono in lizza Chiara Gribaudo, Chiara Braga e, udite udite, Nicola Zingaretti. Si attendono anche interventi a livello locale: tanto per fare un esempio, la Schlein dovrebbe commissariare il partito in Campania, fino ad oggi saldamente nelle mani di Vincenzo De Luca, che sostenendo Stefano Bonaccini si è messo contro la nuova leader: al posto della designata leader regionale, Rosetta D’Amelio, fedelissima del presidente della Regione, potrebbe arrivare Giuseppe Provenzano. Una ipotesi che sta già facendo fibrillare i dirigenti locali: «Sarebbe il colpo di grazia», dice alla Verità un big campano del Pd.

Il rischio è questo, e non solo in Campania, che pure è uno dei (pochi) territori nei quali il Pd ha ancora qualche serbatoio di elettori: se la Schlein dovesse fare l’asso pigliatutto, spazzando via tutti i «bonacciniani», per accontentare i capicorrente che l’hanno sostenuta, da Andrea Orlando a Dario Franceschini, il malcontento che già serpeggia nell’area più moderata dei dem potrebbe trasformarsi in una valanga. «Si va verso una gestione unitaria», dice alla Verità un sostenitore di primissimo piano di Bonaccini, ma il confine tra speranza e previsione…

In ogni caso, la sensazione è che la Schlein si sia già «normalizzata»: del resto il Pd, ricordiamolo sempre, è un partito che ormai da anni non esprime una linea politica ma riesce a raccogliere consensi solo e soltanto perché, essendo stato quasi sempre al potere, può contare su un certo gruzzolo di voti pescati nel bacino dei consulenti, degli assunti nelle società partecipate, delle truppe cammellate che devono qualche favore a sindaci e assessori. Certo, c’è anche chi ci crede ancora, c’è anche chi si sente di appartenere a un partito di sinistra, e non è un caso se la Schlein ha capovolto i pronostici sconfiggendo alle primarie il favorito Bonaccini. Il problema è che anche per lei è finito il tempo degli slogan ed è arrivato quello della realpolitik: esempio plastico le giravolte sull’invio di armi in Ucraina, con la Schlein passata da una posizione critica a una strategia basata sul «ma anche»: «È giusto», ha detto la Schlein a La7, «sostenere il popolo ucraino aggredito nel suo diritto a difendersi. C’è la necessità di un protagonismo europeo. Lo dico anche da pacifista . Sono in buona compagnia, lo hanno detto Prodi e il Papa: non si può considerare criminale chi chiede uno sforzo per far finire il conflitto». Traduzione: il Pd continuerà sulla linea ultrainterventista di Enrico Letta, con tanti saluti agli illusi che hanno creduto in un cambio di strategia.



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