- Il presidente ucraino invoca la reazione militare dell’Alleanza al missile russo che (forse) avrebbe sorvolato la Romania. Il Donbass è quasi tutto in mano a Mosca: restano da espugnare solo due città. Vladimir Putin prepara una nuova ondata di attacchi.
- Gerusalemme, auto sulla folla. Travolti un bimbo e un ventenne. L’attentatore ucciso inneggiava sui social a Hezbollah.
Lo speciale contiene due articoli.
Ancora una volta si sfiora la guerra Russia-Nato per un missile che «sconfina» dal territorio ucraino. Come nel caso della Polonia, con il razzo russo abbattuto dalla contraerea ucraina e precipitato in un villaggio uccidendo due persone, anche il presunto sorvolo della Romania da parte di un missile ha rischiato di diventare il casus belli per l’allargamento del conflitto.
Gli allarmi antiaerei sono scattati ieri in tutta l’Ucraina per un «massiccio attacco russo». Secondo le accuse di Kiev, Mosca avrebbe violato lo spazio aereo della Moldavia, ma anche quello della Romania, appunto, che è membro Nato. Le eventuali conseguenze sono note. L’articolo 5 del trattato Nato prevede l’intervento armato per legittima difesa se uno degli Stati membri dovesse essere attaccato. Zelensky ha insistito non poco sul fatto che «diversi missili russi hanno attraversato lo spazio aereo» dei due Paesi europei. «Questi missili sono una sfida alla Nato e alla sicurezza collettiva. È un terrore che può e deve essere stoppato. Il mondo deve fermarlo». Valeriy Zaluzhnyi, comandante in capo delle forze armate ucraine, ha confermato che 2 missili russi Kaliber lanciati dal Mar Nero sono entrati nello spazio aereo moldavo, poi sarebbero volati nello spazio aereo rumeno, prima di rientrare in Ucraina nel punto in cui i confini dei tre Paesi si incontrano. Per evitare epiloghi come quelli legati all’analogo incidente in Polonia, il portavoce dell’aeronautica militare ha specificato che Kiev avrebbe potuto abbattere i razzi russi ma ha scelto di non farlo. I due Paesi che sarebbero entrati nella traiettoria del missile, non concordano sulle affermazioni di Kiev. La Moldavia ha confermato che un missile, senza precisare se russo, ha sorvolato il suo spazio aereo, e che poi il suo ministro degli Esteri ha convocato l’ambasciatore russo a Chisinau, Oleg Vasnetsov. La Romania invece, non ha confermato il sorvolo di un missile russo sul suo spazio aereo.
«Il sistema di sorveglianza dell’aeronautica rumena ha rilevato un bersaglio aereo, probabilmente un missile da crociera lanciato da una nave russa nel Mar Nero vicino alla Crimea, ma la traiettoria del bersaglio più vicina allo spazio aereo della Romania è stata registrata dal radar a circa 35 km a nord-est del confine». Proprio in questo momento così difficile per il suo Paese, si è dimessa la premier moldava, Natalia Gavrilita, motivando la scelta con «la mancanza di supporto nei gangli della politica e della burocrazia moldava». Il Paese è in profonda crisi energetica per la guerra in Ucraina e la crescente inflazione, con il prezzo dell’elettricità triplicatosi dal 2021. Gavrilita si era lamentata anche della «guerra ibrida» che la Russia sta conducendo con la sponsorizzazione di proteste antigovernative. Dorin Recean, segretario del Consiglio di sicurezza nazionale della Moldavia, è stato nominato nuovo primo ministro. Mentre i problemi attanagliano le zone al confine con l’Ucraina, Putin si prepara a parlare in Parlamento, il prossimo 21 febbraio, della «operazione speciale». Indiscrezioni vogliono che il presidente russo intenda rassicurare l’opinione pubblica del suo Paese sul fatto che non ci sarà nulla da temere, sia sul lato economico, sia su quello sociale e dell’incolumità fisica. Come le intelligence di tutto il mondo rilevano, Mosca si prepara infatti a sferrare attacchi sempre più ampi e si aspetta mosse di Kiev in territorio russo, quindi il senso del discorso sarà che «i normali cittadini non devono preoccuparsi, perché le armi moderne li proteggeranno». Mosca ribadirà di non essere preoccupata degli aiuti militari dell’Occidente, né delle sanzioni inflitte, dato che la sua economia non ne ha risentito troppo. Sul piano della politica estera, Putin parlerà del nuovo «mondo multipolare», delle «politiche anticoloniali», nonché degli «esempi riusciti di sostituzione delle importazioni» e di altri «successi» nella cooperazione con Paesi non occidentali.
Kiev, nel frattempo, non abbassa i toni e si dice pronta a utilizzare i missili britannici a lungo raggio per colpire la Crimea. Sul campo, però, il Donbass sta cadendo sempre di più in mani russe e, di fronte all’avanzata nemica, Kiev si «aggrappa» a due centri considerati strategici per differenti ragioni: Vuhledar e Kramatorsk. Vuhledar, bastione nella regione di Donetsk controllato dagli ucraini, all’incrocio tra la linea del fronte orientale e quella meridionale, costituisce una testa di ponte per una futura controffensiva ucraina verso il corridoio della Crimea che i russi vogliono evitare con ogni mezzo.
Ieri le forze di Mosca avrebbero perso dozzine di veicoli corazzati in un unico attacco fallito vicino alla città, secondo gli ucraini. I russi dichiarano invece di aver preso il controllo di alcuni sobborghi delle cittadine di Vuhledar e Bakhmut. Più a nord, l’ultimo baluardo per gli ucraini è Kramatorsk. Kiev non può dirlo, ma considererebbe il Donbass perso, se la città cadesse. La sua conquista permetterebbe a Mosca di tagliare fuori dalla regione le forze ucraine e di impossessarsi di uno snodo viario e ferroviario fondamentale. Il governo ucraino, intanto, ha rimosso sei viceministri, fra cui tutti e cinque i viceministri degli Interni. Si tratta di Mary Hakopyan, Ihor Bondarenko, Serhiy Goncharov, Bohdan Drapyaty, Kateryna Pavlichenko. Stessa sorte per il viceministro dell’Economia, Denys Kudin, e per Olga Rabiychuk, vice capo dell’Agenzia per lo sviluppo del turismo e della digitalizzazione.
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