Zelensky: «Facciamo finire il conflitto nel 2025. Abbiamo avuto poche armi»
Volodymyr Zelensky (Ansa)
  • Le forze di Mosca avanzano, il leader di Kiev sembra ormai rassegnato al negoziato: «Le truppe sono stanche. Trattiamo, ma se cominciamo adesso siamo perdenti».
  • La notizia dello stop ai flussi di gas russo verso l’Austria agita i mercati. Dal Tarvisio niente più forniture da Gazprom, ma l’Italia sopperirà grazie al rigassificatore di Livorno.

Lo speciale contiene due articoli.

Mosca guadagna terreno, Kiev perde uomini. Stando a quanto accade sul fronte, in particolar modo nel Donbass, dove le forze armate russe hanno preso il controllo di Makarovka e Leninskoye, due località situate nella Repubblica popolare di Donetsk, l’inerzia del conflitto tra Russia e Ucraina sembra spostarsi giorno dopo giorno verso il Cremlino. Secondo un comunicato ufficiale diffuso ieri dal ministero della Difesa russo, inoltre, l’esercito di Mosca ha attaccato e inflitto perdite pesanti a 14 brigate ucraine nella regione di Kursk. Si parla di 255 soldati uccisi in 24 ore, oltre alla distruzione di quattro veicoli corazzati, un sistema missilistico terra-aria, un cannone trainato D-20 da 152 mm e un sistema di guerra elettronica. Segno che anche la controffensiva ucraina in territorio russo è prossima alla capitolazione.

Secondo il rapporto stilato dall’agenzia di stampa russa non governativa, Interfax, le truppe ucraine impegnate nel Kursk hanno perso finora oltre 32.930 militari, 213 carri armati, 136 veicoli da combattimento della fanteria, 115 mezzi corazzati per il trasporto delle truppe, 1.167 corazzati da combattimento, 951 automobili, 284 armi di artiglieria, 40 lanciarazzi multipli, 13 lanciamissili antiaerei, 65 sistemi di guerra elettronica, 13 radar di tracciamento delle armi e 4 radar di difesa aerea. Oltre a questo che rappresenta un bilancio di quanto accaduto nella regione russa presa di mira dall’esercito ucraino dal 6 agosto scorso, nella giornata di ieri le unità di difesa aerea russe hanno intercettato e abbattuto 15 droni ucraini, non solo nel Kursk, ma anche nelle regioni di Lipetsk, Bryansk e Oryol. Stessa sorte toccata ai 53 droni russi lanciati nella notte tra venerdì e sabato in Ucraina, nelle regioni di Kiev, Kharkiv, Zaporizhzhia, Odessa, Cherkassy, Sumy, Zhytomyr, Nikolaev, Poltava, Khmelnytsky e Kirovograd; mentre altri 30 sono caduti in zone aperte senza provocare danni.

Che il conflitto sia in una fase cruciale e complicata per l’Ucraina lo ha ammesso ieri anche Volodymyr Zelensky. Il presidente, intervistato da Radio Ucraina, ha detto che «la situazione al fronte è davvero difficile» e che «con una lenta, ma inesorabile, pressione dei russi le truppe ucraine che combattono in prima linea sono stanche» a tal punto da valutare «dei riposizionamenti» e «dei passi indietro». Il leader di Kiev ha attribuito queste défaillance alla mancanza di personale in armi ed equipaggiamento. «Aspettiamo la consegna di alcune armi da 12 mesi, dall’accordo nel Congresso americano», ha raccontato Zelensky, secondo cui il suo Paese avrebbe ricevuto meno della metà delle armi promesse dagli Stati Uniti.

Una situazione dunque sempre più critica per Kiev, che potrebbe solo peggiorare da qui ai prossimi mesi, in virtù dell’annunciato passo indietro degli Usa per quel che riguarda il sostegno militare, dopo la rielezione di Donald Trump, e del canale diplomatico ancora troppo incerto e bloccato. Ieri Zelensky, che ha ringraziato con un post su X Giorgia Meloni e i leader del G7 per aver «dimostrato ancora una volta il loro incrollabile sostegno all’Ucraina» che aiuta a «proteggere il suo popolo dal terrorismo» e a «salvare innumerevoli vite», ha lanciato un appello in chiave diplomatica, una sorta di exit strategy, dove auspica un ruolo attivo di Washington negli eventuali colloqui di pace con Vladimir Putin. «Da parte nostra dobbiamo fare di tutto per porre fine alla guerra l’anno prossimo con mezzi diplomatici», ha affermato il presidente ucraino. «Le condizioni per una trattativa sono che l’Ucraina non debba affrontare la Russia da sola e che l’Ucraina sia forte». Zelensky ha inoltre chiarito, però, che nella situazione attuale l’Ucraina si siederebbe al tavolo in uno «status da perdente» fin dall’inizio. «Come possono esserci trattative con un assassino?», si è chiesto Zelensky, in risposta al colloquio telefonico, non gradito da Kiev, avuto venerdì tra Putin e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, in cui lo zar ha ribadito che parlerà di pace solo rispettando le conquiste territoriali ottenute in questi quasi mille giorni di guerra. Stando a quanto riferito da Konstantin Remchukov, direttore del quotidiano russo Nezavisimaya Gazeta, al Washington Post, Putin non è intenzionato ad avviare alcun negoziato di pace finché non avrà «cacciato fino all’ultimo soldato ucraino dal Kursk».

In tutto ciò l’Europa deve ancora capire che strategia adottare in merito al dossier degli aiuti militari da garantire a Kiev a partire dal prossimo gennaio, quando ci sarà il passaggio di consegne ufficiale tra Joe Biden e Trump alla Casa Bianca. Secondo il New York Times, invece, Boris Epshteyn si sarebbe proposto al tycoon come inviato speciale per la risoluzione diplomatica del conflitto. Una notizia che ha creato non poco scalpore, anche all’interno dell’entourage di Trump, non solo per la cittadinanza russa del consigliere legale del neo presidente americano, per cui è considerato non super partes, ma anche per la poca esperienza e l’accusa che lo vede coinvolto in Arizona per i tentativi di ribaltare l’esito delle elezioni del 2020, perse da Trump.

Nel frattempo, in vista del vertice che si terrà martedì prossimo a Varsavia tra i ministri degli Esteri e della Difesa di Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Ucraina e l’alto rappresentante Ue designata Kaja Kallas, i leader del G7, su iniziativa del premier italiano Meloni che ne detiene la presidenza, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si sostiene che «la Russia è l’unico ostacolo a una pace giusta in Ucraina».

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