- Il presidente dell’Ucraina arriva al G7 dopo il via libera degli Usa all’invio di F-16. Gli invasori: «Rischi colossali per l’Occidente». Giorgia Meloni: «Non abbiamo i caccia, valuteremo l’addestramento dei piloti». Anche l’indiano Modi si candida come mediatore.
- Kiev nega la caduta della città di Bakhmut. Mosca vieta l’ingresso a 500 americani, tra cui Barack Obama.
Lo speciale contiene due articoli.
Alla fine, Volodymyr Zelensky è volato a Hiroshima. Con un aereo francese, partito da Gedda, dove il presidente ucraino aveva partecipato al vertice della Lega Araba. L’obiettivo della tappa in Giappone è il medesimo: chiedere ancora armi agli alleati.
Così, mentre il Papa torna, inascoltato, a chiedere l’avvio di negoziati e il termine della guerra, contro lo spettro delle armi nucleari, Zelensky incassa ulteriore appoggio e la promessa di nuovi armamenti. Il balletto è sempre il solito: gli Usa e gli altri Paesi alleati ascoltano le richieste, dapprima negano la disponibilità a esaudire i desiderata ucraini, per scongiurare l’escalation, per poi invece fornire quanto richiesto da Kiev. È successo con i missili, coi sistemi anti aerei, i droni e i carri armati. Ora è la volta dei jet F-16.
Dopo il via libera agli alleati del presidente americano, Joe Biden, alla fornitura dei caccia, e la disponibilità ad addestrare i piloti ucraini, Zelensky può esultare. E, sebbene il presidente ucraino parli di una «pace oggi (ieri, ndr) più vicina», il rischio di un’ulteriore escalation è tangibile.
«I Paesi occidentali incorreranno in rischi colossali se forniranno all’Ucraina caccia F-16», ha avvertito il vice ministro degli Esteri russo, Alexander Grushko. «Di che ha paura la Russia? Del consolidamento degli alleati pro-Ucraina. Di una difesa anti missile di alta qualità. Della controffensiva. Degli aerei. Bisogna fare in fretta e di più», la risposta di Mykhailo Podolyak, consigliere presidenziale ucraino. Intanto, il ministro della Difesa Oleksiy Reznikov ha sottolineato che i piloti ucraini «non vedono l’ora di iniziare» l’addestramento sui caccia F-16 per sostenere i loro fratelli e sorelle d’armi per vincere questa guerra. Gli F-16 sono stati costruiti per abbattere i nemici. Il loro momento è arrivato». Se non è ancora chiaro chi fornirà i jet (di sicuro, non gli Usa, pronti a fornire solo quelli altrui), la Francia ha già fatto sapere di essere interessata ad addestrare i piloti ucraini, ma di essere preoccupata per le possibili barriere linguistiche poiché, emerge dall’Eliseo, i corsi (dalla durata tra i quattro e i nove mesi) sarebbero in francese. Anche l’Italia valuta l’addestramento, non disponendo dei jet promessi: «Faremo una valutazione insieme con gli alleati. È una decisione che non abbiamo ancora preso e che discuteremo», ha dichiarato ieri il premier Giorgia Meloni, ribadendo che «L’Ucraina sa di poter contare sul sostegno italiano a 360%. Zelensky ha compreso il motivo per cui ho deciso di tornare in Italia», riferendosi alla sua partenza anticipata dal Giappone causa alluvioni.
«È importante continuare il dialogo tra Ucraina e Italia sulle relazioni bilaterali. Le parti hanno discusso del sostegno politico e di difesa dell’Italia all’Ucraina e dei primi risultati della visita in Italia del 13 maggio. Dobbiamo migliorare le nostre capacità di difesa aerea, compresa la formazione dei nostri piloti», ha scritto sui social Zelensky, commentando il bilaterale con Meloni.
Sulla stessa onda, ovviamente, anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che ha sottolineato il suo «forte sostegno alla preparazione di un nuovo pacchetto economico macrofinanziario pluriennale per il periodo successivo al 2023, che testimonierebbe l’impegno a lungo termine dell’Ue nella lotta dell’Ucraina contro la guerra illegale della Russia. Anche il sostegno militare si sta intensificando con la consegna di munizioni e la creazione di una coalizione per i jet da combattimento». Intanto, dopo il Pontefice, il Brasile, la Turchia e la Cina, a proporsi come mediatore tra Mosca e Kiev arriva l’India. «Faremo tutto il possibile per la soluzione della guerra», ha dichiarato il presidente Narendra Modi al primo incontro con Zelensky dallo scoppio del conflitto. Modi ha poi espresso su Twitter «il nostro chiaro sostegno al dialogo e alla diplomazia in modo che si possa trovare una strada da seguire per risolvere la crisi in Ucraina. Continueremo a fornire assistenza umanitaria al popolo». A sforzarsi per la via delle trattative, però, pare essere ancora una volta solo papa Francesco. Come anticipato dalla Verità, il pontefice ha ufficialmente affidato al Cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, l’incarico di condurre una missione, in accordo con la Segreteria di Stato, «che contribuisca ad allentare le tensioni nel conflitto in Ucraina, nella speranza, mai dimessa dal Santo Padre, che questo possa avviare percorsi di pace», ha confermato ieri il direttore della Sala stampa vaticana.
Tornando in Giappone, oggi, nella terza giornata del G7, dopo i colloqui di ieri con Meloni, Modi, Michel, Macron e Scholz, Zelensky avrà un bilaterale con Biden.
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