- Dopo la tregua elettorale, il presidente francese riprende l’azione diplomatica, ma dal lungo colloquio con lo zar ottiene solo vaghe promesse. La tv russa mostra l’arma nucleare Poseidon e minaccia Londra.
- Evacuati 100 civili dalle industrie Azovstal, sono ricominciati fitti bombardamenti contro le forze ucraine lì asserragliate. In serata esplosioni a Leopoli e altre città.
Lo speciale contiene due articoli.
«I negoziati sono bloccati»: parola di Vadym Prystaiko, ambasciatore dell’Ucraina nel Regno Unito, che intervistato ieri mattina dalla tv inglese Itv ha aggiunto che «molti ucraini credono di dover sconfiggere fisicamente i russi sul campo di battaglia» ma al tempo stesso ha ammesso che «è molto difficile prevedere come si possa vincere la guerra in questo momento». Lo stallo dei negoziati è evidente, la strada per una soluzione diplomatica è interrotta. Cerca di renderla di nuovo percorribile Emmanuel Macron, che ieri è tornato a sentire al telefono Vladimir Putin dopo l’interruzione dei frequenti contatti tra Eliseo e Cremlino per la campagna elettorale che si è conclusa con la rielezione del presidente francese. Due ore e 10 minuti è durato il colloquio tra Putin e Macron, che non si sentivano dallo scorso 29 marzo: il presidente francese, a quanto riporta il Cremlino, ha espresso a Putin la sua preoccupazione per la sicurezza alimentare globale: «In questo contesto», ha fatto sapere l’ufficio stampa della presidenza russa, «Putin ha sottolineato che la situazione in materia è complicata principalmente dalle misure sanzionatorie dei paesi occidentali. L’Occidente», ha aggiunto Putin, «potrebbe contribuire alla cessazione di queste atrocità esercitando un impatto appropriato sulle autorità di Kiev e fermando la fornitura di armi. Il leader russo ha detto di essere disposto al dialogo anche se, ha sottolineato, «il governo di Kiev non è serio nei negoziati». L’Eliseo ha diffuso la versione francese del colloquio, secondo la quale Macron ha lanciato a Putin, un appello affinché «la Russia sia all’altezza delle sue responsabilità di membro permanente del Consiglio di sicurezza, mettendo fine alla sua aggressione devastatrice in Ucraina». Il presidente francese ha ribadito «l’estrema gravità delle conseguenze della guerra di aggressione condotta dalla Russia contro l’Ucraina» e ha offerto «la sua disponibilità a lavorare con le organizzazioni internazionali competenti per contribuire a togliere il blocco russo delle esportazioni di derrate alimentari ucraine attraverso il Mar Nero con conseguenze sulla sicurezza alimentare mondiale». Macron ha inoltre sottolineato «il permanere della sua disponibilità a operare alle condizioni di una soluzione negoziata per consentire la pace e il pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina», ha ribadito la sua esigenza di un cessate il fuoco e ha chiesto alla Russia di «permettere il proseguimento delle evacuazioni dall’acciaieria Azovstal».
Si è tolto per qualche minuto l’elmetto il premier italiano Mario Draghi, che ieri a Strasburgo, nel corso del suo intervento al Parlamento europeo, ha detto che «aiutare l’Ucraina vuol dire soprattutto lavorare per la pace. La nostra priorità è raggiungere quanto prima un cessate il fuoco per salvare vite. Una tregua darebbe anche nuovo slancio ai negoziati, che finora non hanno raggiunto i risultati sperati».
Bellicoso come di consueto il premier britannico Boris Johnson, che ieri si è collegato con la Rada, il parlamento ucraino: «L’Ucraina vincerà, l’Ucraina sarà libera», ha detto Johnson, «ho detto a chiunque conoscessi che l’Ucraina avrebbe combattuto e avrebbe vinto, eppure c’erano alcuni che credevano alla propaganda del Cremlino che l’armata russa sarebbe stata come una forza irresistibile che andava come un coltello nel burro, e che Kiev sarebbe caduta in pochi giorni. Oggi avete dimostrato loro che si sbagliavano completamente», ha aggiunto il leader britannico, che ha anche fatto autocritica sull’atteggiamento occidentale dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca nel 2014: «Siamo stati troppo lenti», ha detto Johnson, «non abbiamo imposto le sanzioni che avremmo dovuto imporre. Non possiamo riprodurre questo errore». Clima rovente: domenica scorsa la televisione di Stato russa Rossija 1 in prima serata ha mandato in onda un video con una simulazione sul missile sottomarino russo Poseidon, un’arma subacquea, a propulsione nucleare, lunga circa 20 metri e con un peso fino a 100 tonnellate. «L’esplosione di questo siluro termonucleare vicino alla costa britannica», ha detto il conduttore, «causerebbe un’onda di tsunami gigante alta fino a 500 metri, che trasporterebbe anche dosi estreme di radiazioni e dopo il suo passaggio sulla Gran Bretagna lascerebbe un deserto radioattivo. Non c’è modo di fermarlo». Il capo di stato maggiore dell’esercito Usa, Mark Milley, ha affermato durante un’audizione al Senato che, con la guerra in Ucraina, «siamo entrati in un nuovo mondo, più instabile, dove il rischio di scontro tra superpotenze è più alto. Russia e Cina sono due potenze con significative capacità militari che vogliono stravolgere l’ordine mondiale basato sul diritto», ha aggiunto Milley, «occorre essere pronti. Il nostro esercito è pronto a fare tutto il necessario per mantenere la pace e la stabilità in Europa». Il Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite si riunirà domani, giovedì 5 maggio, per discutere della situazione in Ucraina.
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