- Lo zar allontana l’incontro con Biden: «Non è necessario» Iniziato in Bielorussia il dispiegamento delle forze congiunte.
- Mosca evacua i civili della regione annessa di Kherson. Addestramento Ue agli ucraini da novembre.
Lo speciale contiene due articoli.
Sono segnali contrastanti quelli lanciati ieri da Vladimir Putin durante un discorso tenuto ad Astana in occasione del vertice della Comunità degli Stati Indipendenti. «La Germania ha deciso che gli impegni per alcuni accordi internazionali, inclusa la Nato, hanno la precedenza sugli interessi interni. Credo che questo sia un errore e la loro economia e i loro cittadini ne stanno soffrendo. Altrimenti, non minerebbero i gasdotti Nord Stream», ha dichiarato il presidente russo, per poi proseguire: «Un ramo del gasdotto Nord Stream 2 è funzionante. La decisione di avviarlo non è stata presa ed è improbabile che venga presa, ma non sono affari nostri».
Il capo del Cremlino si è anche soffermato sull’eventualità di un incontro con Joe Biden al G20 di Bali il mese prossimo. «Dovreste chiedere a Biden se vuole tenere colloqui con me. Per ora, non vedo la necessità di negoziare con Biden finché non vedo una piattaforma per questo», ha dichiarato, raffreddando così (almeno in parte) gli spiragli sulla possibilità di un meeting con il presidente americano: possibilità che, pochi giorni fa, era stata ventilata dal ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov. Tra l’altro, pur confermando la partecipazione della Russia al summit, il capo del Cremlino ha reso noto di non aver ancora deciso se vi prenderà personalmente parte.
Sempre ieri, Putin ha anche affermato che la mobilitazione militare terminerà entro le prossime due settimane: «La mobilitazione sta finendo. Presumo che tra due settimane tutte le misure di mobilitazione saranno terminate», ha detto, specificando che sono stati coinvolti un totale di circa 222.000 riservisti (secondo il ministero della Difesa di Mosca, le donne sarebbero escluse).
Il leader russo ha poi aggiunto di non essersi pentito di aver avviato l’invasione dell’Ucraina lo scorso 24 febbraio. «Non ho rimpianti», ha sostenuto, specificando che un eventuale scontro diretto tra Nato e Russia, a causa dell’invio di truppe da parte dell’Organizzazione, porterebbe a una «catastrofe globale». Il capo del Cremlino ha inoltre dichiarato di non ritenere più necessari «attacchi massicci» contro l’Ucraina «almeno per ora», dicendo di non voler distruggere il Paese che ha invaso.
In questo quadro, Putin ha affermato di non escludere la possibilità di colloqui con Kiev. «La Russia chiuderà il corridoio del grano se sarà confermato che gli esplosivi usati sono stati inviati da Odessa», ha tuttavia aggiunto, riferendosi alla recente esplosione avvenuta sul ponte di Kerch. Il discorso di Putin si è quindi rivelato fondamentalmente cerchiobottista: un elemento che riflette probabilmente le sempre più evidenti spaccature in seno allo stesso establishment di Mosca. Tuttavia la fibrillazione continua a salire. Alexander Lukashenko ha dichiarato l’allerta terrorismo a causa della tensione ai confini della Bielorussia. «In connessione con l’escalation della tensione, è stato introdotto un regime di accresciuto pericolo terroristico», ha dichiarato. «Per questo», ha proseguito, «abbiamo avviato le procedure schierando il gruppo di forze dello Stato dell’Unione. Ho già detto che l’esercito bielorusso compone la parte principale ed è integrato da unità della Federazione russa. Procede tutto secondo i piani». «La Russia ha delineato chiaramente la sua posizione: Dio non voglia che ci sarà un attacco al territorio della Federazione russa; in tal caso, la Russia può utilizzare tutti i tipi di armi, se necessario», ha proseguito il leader bielorusso, secondo cui le truppe di Mosca sono attese nel Paese «nei prossimi giorni».
In tutto questo, un alto funzionario dell’Ue ha reso noto ieri che i ministri degli Esteri dell’Unione europea non prenderanno alcuna decisione lunedì su ulteriori sanzioni all’Iran in seguito alle accuse, rivolte a Teheran, di aver fornito droni militari a Mosca. Dal canto suo, il Dipartimento del Tesoro americano ha invece minacciato sanzioni a quei Paesi che offrono materiale bellico alla Russia. «Siamo disposti e in grado di sanzionare persone, aziende o Paesi che forniscono munizioni alla Russia o supportano il complesso militare-industriale russo», ha affermato il vicesegretario al Tesoro statunitense, Wally Adeyemo.
La Turchia frattanto sta rafforzando i legami con la Russia. Recep Tayyip Erdogan ha reso noto che i governi di Ankara e Mosca hanno incaricato le rispettive autorità energetiche di avviare immediatamente degli studi tecnici sulla proposta, avanzata dal Cremlino, di realizzare in Tracia un hub per il gas russo. Il sultano, insomma, continua a tenere una linea fondamentalmente ambigua e oscillante tra Nato e Russia. Una linea che pone dei rischi concreti all’Alleanza atlantica.
Nel mentre, ieri pomeriggio Reuters riferiva che, a fine settembre, un sottomarino russo sarebbe stato avvistato a largo della costa francese, per essere poi «scortato» dalla marina di Parigi. La situazione complessiva continua a rivelarsi notevolmente tesa.
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