Putin conquista l’Azovstal ma se puntasse su Odessa rischierebbe la disfatta
  • Gli ultimi combattenti nell’acciaieria di Mariupol si sono arresi. Secondo molti analisti i russi non avrebbero numeri e forza militare per proseguire l’offensiva sul Mar Nero.
  • La Russia costretta all’autarchia si mangia le aziende occidentali. Chi ha abbandonato ha favorito la nazionalizzazione. Un modo per aggirare le sanzioni.

Lo speciale contiene due articoli.

La Russia ha dichiarato la vittoria nella sua battaglia durata mesi per conquistare la città portuale ucraina di Mariupol, ridotta a un cumulo di macerie. Secondo il ministero della Difesa russo, Sergej Sojgu, «gli ultimi combattenti che difendevano l’acciaieria Azovstal della città si sono arresi, e la città e la sua acciaieria sono ora completamente liberate dopo che 531 soldati ucraini hanno lasciato il sito. Le strutture sotterranee dell’impresa, dove si nascondevano i militanti, sono passate sotto il pieno controllo delle forze armate russe». Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a questo proposito ha dichiarato che gli ultimi difensori rimasti all’interno dell’acciaieria hanno avuto il permesso di andarsene: «I ragazzi hanno ricevuto un chiaro segnale dal comando militare che possono uscire e salvarsi la vita» e così è stato.

Per mesi le truppe ucraine si erano rintanate nell’immenso complesso, impedendo così alla Russia di stabilire il controllo completo sulla città. Ora l’evacuazione, terminata lo scorso 20 maggio, segna la fine dell’assedio più distruttivo della guerra, con la città di Mariupol che è completamente distrutta e dove si parla di almeno 25.000 vittime civili. Ma sull’intera vicenda restano molti interrogativi; nessuno conosce il numero esatto di combattenti che si sono arresi e che ora si trovano nel territorio controllato dalla Russia. Mosca afferma che più di 2.000 militari ucraini sarebbero nelle loro mani ma è un numero che non è mai stato confermato da Kiev mentre la Croce Rossa sostiene «di aver registrato centinaia di prigionieri di guerra». E quindi quanti sono? L’Institute for the study of war, con sede a Washington, sostiene «che i funzionari russi potrebbero provare a gonfiare il numero di soldati catturati per massimizzare il numero di prigionieri russi che possono essere scambiati se viene concordato uno scambio di prigionieri». Su questo c’è chi pensa che i numeri vengono gonfiati dai russi perché c’è l’imbarazzo nell’ammettere di essere stati bloccati per mesi da centinaia di ucraini piuttosto che da migliaia di resistenti.

E cosa accadrà a coloro che sono usciti Azovstal e che fine faranno i membri del battaglione Azov? Il negoziatore russo e capo della commissione Affari esteri della Duma, Leonid Slutsky, ha dichiarato ieri che «la Russia valuterà la possibilità di uno scambio di prigionieri con l’Ucraina tra i combattenti del reggimento Azov e l’oligarca filorusso Viktor Medvedchuk», che era stato catturato il mese scorso dagli 007 di Kiev in un blitz avvolto nel mistero. A proposito dell’acciaieria Azovstal, Metinvest Ryzhenkov – la multinazionale proprietaria degli impianti – in una nota ha fatto sapere che «non lavoreremo mai sotto l’occupazione russa. Le nostre proprietà e le controllate restano a Mariupol e sono a rischio di distruzione o presa di controllo da parte dei russi. Ma se davvero gli occupanti sequestrano illegalmente i nostri beni, ci difenderemo con tutti i mezzi legali. Chiediamo agli europei e agli altri clienti di non comprare prodotti degli impianti di Mariupol finché noi, i soli proprietari, non ne avremo ripreso il controllo». Inoltre è allo studio una richiesta di danni miliardari al governo russo.

Continua a salire la tensione anche in Moldavia che sente sempre di più il pericolo rappresentato dai separatisti filorussi della Transnistria che nelle scorse settimane si sono attivati con azioni destabilizzanti (finti attacchi dei quali sono stati accusati gli ucraini), che hanno alzato la tensione. Ora, il ministro degli Esteri britannico Liz Truss ha suggerito che «la Moldova dovrebbe essere armata secondo gli standard della Nato, anche se non è un membro dell’Alleanza e il Paese deve essere permanentemente in grado di difendersi». Ma la domanda che tutti si pongono è: ma Vladimir Putin ora che ha ridotto in macerie Mariupol e che sta per conseguire una piccola vittoria nel Donbass, dichiarerà la vittoria e la fine «dell’operazione militare speciale» oppure punterà al bersaglio grosso ovvero la città di Odessa? Secondo il generale di Corpo d’armata, Maurizio Boni, «i russi non hanno proprio i numeri e la forza militare sufficiente per proseguire lo sforzo verso Odessa perché adesso il disegno operativo di Putin è quello di impiegare le forze che ha utilizzato a Mariupol per rinforzare il fronte del Donbass a nord e quindi proseguire con lo sforzo principale che è quello dell’accerchiamento delle forze di Kiev da sud, in maniera tale da contribuire allo sforzo offensivo principale che è quello del Donbass. Con lo stesso raggruppamento di forze Putin dovrebbe poi andare verso Odessa, ma è molto difficile che questo disegno possa essere perseguito nei prossimi giorni perché non ha i numeri. Le forze dell’asse meridionale sono stremate. Per prendere Mariupol, Putin ha dovuto impiegare migliaia di mercenari ceceni e di unità della Guardia nazionale perché non ha forze convenzionali sufficienti per proseguire lo sforzo. Quindi, siccome non ha tempo e i comandanti russi sono pressati dalla necessità di conseguire obiettivi significativi in poco tempo, allora non concederanno la pausa operativa neanche a queste forze. Quindi i russi verosimilmente immetteranno queste forze senza ricondizionarle senza rinforzarle e senza nuovi mezzi e equipaggiamenti e quindi avranno anche una capacità molto limitata e di contribuire allo sforzo offensivo del Donbass. Figuriamoci se hanno i numeri e la possibilità di proseguire per Odessa. Quindi secondo me questa possibilità è molto, molto remota».



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