- Ursula von der Leyen propone un piano di pace per il Medio Oriente ma viene scaricata dal Consiglio: «Non ne sappiamo niente». Mentre Josep Borrell, cercando di smentire le voci di stanchezza sull’Ucraina, finisce per rinforzarle. E oggi inizia il G7 in Giappone.
- Volti coperti, fumogeni e striscioni: i collettivi bloccano l’università di Napoli e chiedono la rottura dei rapporti istituzionali con lo Stato ebraico. Silenzio sugli attacchi del 7 ottobre. Sono gli stessi che scioperarono per l’anarchico Alfredo Cospito.
Lo speciale contiene due articoli.
Il nuovo fronte mediorientale getta nel caos i vertici europei. La mancanza di una linea politica, già evidente in molti altri momenti storici dell’Unione europea, come quello della guerra in Ucraina, viene nuovamente fuori con prepotenza a causa del conflitto tra Hamas e Israele. Il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sostiene che l’Ue debba giocare un ruolo su un futuro di pace in Medio Oriente e offre «alcune possibili idee» per il dopo guerra. «Gaza non può essere paradiso per i terroristi, Hamas non può ricostruire la sua base nella Striscia», sostiene. Ecco allora la possibilità di una «missione di pace internazionale sotto l’Onu». Ci deve essere poi solo «un’autorità palestinese» a governare uno «Stato palestinese». Allo stesso tempo le forze israeliane «non possono stare a Gaza, non ci deve essere espulsione dei palestinesi dalla Striscia e il blocco deve terminare».
Una posizione questa, quando a parlare è il vertice dell’organo esecutivo, che agli occhi di chi legge potrebbe rappresentare la volontà dell’Unione, eppure non è così. «È la prima volta che ne sentiamo parlare» ha dichiarato un alto funzionario del Consiglio Ue in risposta alla domanda se il presidente della Commissione europea si fosse coordinato con il Consiglio o con gli Stati membri prima di avanzare le sue idee di pace per il Medio Oriente. Prima di esporre ieri agli ambasciatori Ue, e al pubblico, le sue idee su come dovrebbe essere affrontata la crisi in corso nel Medio Oriente, non ha consultato «nessuno» Stato membro, né il Consiglio. Sottolinea la fonte: «Non è stato consultato nessuno». La Von der Leyen era già stata criticata per essersi recata in Israele subito dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre scorso, insieme con il presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, senza avere preventivamente consultato gli Stati membri, che hanno la competenza sulla politica estera dell’Unione, la quale viene coordinata, ma non decisa, dall’Alto rappresentante. Insomma ancora una volta si va alla rincorsa senza strategia.
Copione già visto con la guerra in Ucraina, tanto che l’Alto rappresentante per la politica Ue, Josep Borrell, in una sorta di excusatio non petita si è rivolto così agli ambasciatori Ue: «Non possiamo sentirci stanchi di sostenere l’Ucraina, dobbiamo tenere d’occhio le nostre opinioni pubbliche, combattere la stanchezza. Se l’Ucraina perde, noi perdiamo. La Russia è pronta a sacrificare uomini e mezzi per vincere, la vita umana per Putin non ha significato, come ai tempi di Stalin, si crede che la quantità abbia un’intrinseca qualità. L’unica soluzione è continuare a sostenerla e restare uniti», ha aggiunto. Insomma la crisi è evidente su quel fronte. L’Europa è stanca, soprattutto adesso che questo nuovo conflitto richiede risorse aggiuntive. Ed è per lo stesso motivo che gli Stati Uniti a stretto giro potrebbero decidere di tagliare gli aiuti, anche in vista delle prossime elezioni presidenziali, per decidere di concentrarsi sul fronte mediorientale. «Il presidente Biden ha detto a Israele di non lasciarsi accecare dalla rabbia. È questo il messaggio che gli amici di Israele devono mandare: di non farsi accecare dalla rabbia. Il diritto a difendersi deve essere esercitato secondo il diritto internazionale». ha detto Borrell sottolineando che gli europei hanno «l’obbligo morale e politico di essere coinvolti, non solo fornendo aiuti umanitari ma contribuendo a una soluzione duratura». «A breve termine», ha aggiunto, «la priorità è la pace e fermare le violenze».
Nel frattempo non si può tralasciare il fatto che la stessa Ursula von der Leyen la settimana scorsa ha annunciato l’arrivo del dodicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. «Le nuove sanzioni toccheranno fino a 100 nuovi individui» coinvolti nell’aggressione all’Ucraina, «nuovi divieti di import ed export, azioni per inasprire il tetto al prezzo del petrolio e misure severe nei confronti delle società di Paesi terzi che eludono le sanzioni», ha spiegato la Von der Leyen. Sanzioni che continuano però a indebolire anche l’Europa al contrario degli Stati Uniti che invece ne approfittano per vendere i loro Lng. Lo sa anche Borrell, la guerra in Ucraina è alla fine della sua corsa e le sanzioni ormai non servono più. A ogni modo l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera si recherà oggi in Giappone dove resterà fino al 9 novembre per partecipare alla seconda riunione dei ministri degli Esteri del G7 sotto la presidenza giapponese del 2023.
Durante l’incontro, Borrell e i ministri degli Esteri di Giappone, Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito discuteranno in modo approfondito su una serie di questioni di politica estera e di sicurezza di grande attualità, in particolare la situazione in Medio Oriente, il continuo sostegno del G7 all’Ucraina di fronte alla guerra di aggressione della Russia e i principali sviluppi nella regione indo-pacifica. Non è chiaro, però, se Borrell parteciperà all’incontro con un mandato in grado di rappresentare l’intera Unione.
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