È un vero e proprio giallo di politica internazionale quello sulle condizioni di salute di Recep Tayyip Erdogan. Dopo che il presidente turco aveva avuto un malore nel corso di un’intervista televisiva, nella serata di mercoledì erano circolate indiscrezioni secondo cui il diretto interessato si sarebbe trovato in condizioni gravi a causa di un infarto. Una versione che, mercoledì stesso, era stata in un primo momento confermata dal canale della televisione statale cinese, Cgtn America. «Il presidente turco Erdogan ha avuto un infarto miocardico oggi ed è attualmente in ospedale in condizioni critiche. È stato chiesto di venire in ospedale a sua moglie e ai membri della sua famiglia», riportava l’account Twitter ufficiale dell’emittente. La circostanza è stata tuttavia smentita dal direttore della comunicazione della presidenza turca, Fahrettin Altun. «Respingiamo categoricamente tali affermazioni infondate riguardanti la salute del presidente Erdogan», ha twittato, postando la foto del tweet di Cgtn America. Una smentita è arrivata anche dal vicepresidente turco, Fuat Oktay, mentre il ministero della Salute di Ankara ha dichiarato che il presidente sarebbe stato colpito da una gastroenterite e risulterebbe in fase di miglioramento.
Nelle scorse ore, l’account di Cgtn America ha cancellato il tweet incriminato, specificando in un nuovo post che «rimangono non confermati i rapporti precedenti dei media secondo cui Erdogan stava affrontando una grave emergenza medica». Resta tuttavia il fatto che il tenore del tweet originario aveva tutti i crismi di una conferma. E quindi? Che cosa è successo? Certo, si potrebbe ritenere che il presidente turco non versi in condizioni di salute ottimale: ha annullato del resto vari eventi elettorali che aveva in programma. Tuttavia, ieri pomeriggio, il sultano è alla fine rispuntato in videoconferenza alla cerimonia di inaugurazione della centrale nucleare di Akkuyu, insieme a Vladimir Putin. Sicuramente non è apparso in forma smagliante, ma non sembrava neppure in pericolo di vita.
Ora, è difficile credere che l’emittente del governo cinese abbia semplicemente preso un abbaglio. Quel tweet pesava come un macigno, tanto più che il prossimo 14 maggio Erdogan deve affrontare una delicata sfida elettorale per essere riconfermato alla presidenza. Alimentare sospetti, senza adeguate conferme, sul suo stato di salute certo non lo aiuta dal punto di vista politico. Anzi, lo danneggia. Pechino ha quindi tentato di fare uno sgambetto al sultano?
Cominciamo col ricordare che i rapporti tra Erdogan e la Cina sono piuttosto complessi. Per diversi anni, le relazioni sono state tese a causa della questione uigura. Poi, a partire dal 2016, qualcosa è cambiato. Ankara e Pechino si sono avvicinate in vari settori: dall’economia alla sicurezza, passando per le infrastrutture. Non solo. A settembre, Erdogan ebbe un incontro con Xi Jinping a Samarcanda. Nell’occasione, i due leader hanno auspicato un ulteriore rafforzamento delle relazioni sino-turche. E allora che cosa può essere successo?
L’ipotesi principale è che Pechino abbia voluto colpire il sultano, per indebolire il suo ruolo di mediatore nel processo diplomatico ucraino e sostituirsi completamente a lui. Ricordiamo d’altronde che mercoledì, lo stesso giorno cioè del tweet di Cgtn America sul presunto infarto di Erdogan, Xi ha avuto il suo primo colloquio telefonico con Volodymyr Zelensky, da quando l’invasione russa dell’Ucraina è cominciata. Non è un mistero che il presidente cinese voglia ritagliarsi il ruolo di grande mediatore nel conflitto in corso: un ruolo con cui mira a marginalizzare l’Occidente e a aumentare il proprio appeal tra i Paesi di Medio Oriente, Africa e America Latina. Da qui la necessità di scalzare la Turchia che finora, pur con alterne fortune, si era rivelata il mediatore più efficace nella crisi tra Mosca e Kiev (si pensi solo all’accordo sul grano).
Se le cose stessero così, non è detto che la Russia apprezzerebbe. Il Cremlino si è infatti affrettato a dire di non sapere nulla di eventuali problemi di salute del leader turco. Inoltre, ieri Erdogan ha avuto una telefonata con Putin, poco prima dell’inaugurazione della centrale di Akkuyu (che è sostenuta da Rosatom). È quindi probabile ritenere che Mosca si fidi fino a un certo punto della mediazione cinese. E che non abbia intenzione di perdere un alleato de facto come Erdogan. Dal 2017, Russia e Turchia si sono avvicinate nei settori della difesa e dell’energia. Inoltre, il Cremlino si è sempre sentito abbastanza rassicurato dalle iniziative diplomatiche turche nella crisi ucraina. Senza infine trascurare che, nonostante la sua spregiudicatezza e i suoi rapporti molto cordiali con la Russia, la Turchia è comunque un membro della Nato: una ragione in più per cui Pechino sta probabilmente cercando di tagliare fuori Ankara dal processo diplomatico.
La Cina potrebbe avere molto da guadagnare da una Turchia instabile e ripiegata su sé stessa. Le voci sulle condizioni critiche di Erdogan potrebbero aver indebolito il sultano sul piano politico: un nodo che il presidente si porterà dietro anche in caso di riconferma. Dall’altra parte, come notato da Foreign Policy, il suo rivale presidenziale, Kemal Kilicdaroglu, è a capo di una coalizione partitica fortemente eterogenea che, qualora vincesse le elezioni, incontrerebbe delle significative difficoltà a governare. Insomma, non è da escludere che il Dragone speri, per il prossimo futuro, in una Turchia ripiegata sulle questioni di politica interna.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >