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Flashmob contro Genitore 1 e 2Pro Vita & Famiglia: «Davanti al Viminale per difendere madre e padre»

Flashmob contro Genitore 1 e 2Pro Vita & Famiglia: «Davanti al Viminale per difendere madre e padre»

«La forma non cambia la sostanza, perché ogni bambino nasce da una mamma e da un papà! Per questo domani, mercoledì 20 gennaio, alle ore 13.00, saremo davanti al ministero dell'Interno per difendere madre e padre dopo la reintroduzione dei termini genitore 1 e genitore 2 sulle carte d'identità dei minori di 14 anni» così Pro Vita e Famiglia onlus che con altre associazioni della galassia profamily, (per citarne solo alcune il Family Day, Non si tocca la Famiglia e CitizenGO), sta organizzando il flashmob di protesta davanti al Viminale.

«Secondo il Garante - ha aggiunto il vice presidente Jacopo Coghe - occorrerebbe reintrodurre "genitore 1" e "genitore 2" per adeguarsi alla normativa europea sulla questione formale del trattamento dati. Oramai abbiamo imparato, in questi ultimi dieci anni, che a suon di "ce lo chiede l'Europa" è stata smantellata la nostra cultura, la nostra identità, le nostre radici per obbedire ai più ciechi e ideologicamente insensati ordini dell'Unione Europea».

«Con lo striscione 'UNA MAMMA E UN PAPÀ: UN DECRETO NON CAMBIA LA REALTÀ, STOP GENITORE 1 GENITORE 2' faremo sentire la nostra voce in difesa della maggioranza degli italiani che la pensano come noi - ha concluso Jacopo Coghe - perché le famiglie hanno dei bisogni concreti e reali e in questo momento l'ideologia non le sfama. Non se ne capisce assolutamente il senso e l'urgenza».

«Racconto il calcio a chi non ha pay tv»
Fabio Ravezzani (Getty Images)
Il direttore di Telelombardia Fabio Ravezzani, che ha inventato un genere nuovo di talk show: «Gli ospiti-tifosi sono maschere ma soprattutto persone che si rispettano. Il duo Crudeli-Corno era l’archetipo perfetto. Pesce è un fuoriclasse».

Negli ultimi quasi trent’anni Telelombardia non è stata soltanto una televisione locale, ma un fenomeno popolare capace di raccontare il calcio come nessun altro: diretto, passionale, rumoroso, imperfetto e per questo autentico. Un calcio senza pay tv, senza filtri, fatto di tifosi, personaggi riconoscibili, discussioni accese e linguaggi che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca. Tutto ciò sotto la guida del direttore Fabio Ravezzani, che a fine anno lascerà l’emittente. Dai siparietti di Qui Studio a Voi Stadio alle «moviola umane», dai telecronisti dichiaratamente tifosi alle discussioni colorite che hanno segnato intere generazioni di appassionati, Telelombardia continuerà a raccontare il calcio con la stessa energia. Come tiene a precisare lo stesso Ravezzani: «Qsvs era una trasmissione leader prima di me e lo sarà anche dopo di me».

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Non tacere sull’aborto può salvare tante vite
iStock
Chi prega davanti alle cliniche fa cambiare idea alla maggioranza delle donne intenzionate a interrompere la gravidanza. Ecco perché sono così preziose iniziative come quella del vescovo di Sanremo, che fa suonare le campane per svegliare le coscienze.

Per chi suona la campana. È il verso di una poesia di John Donne, reso celeberrimo da Ernest Hemingway che l’ha scelto come titolo di un suo romanzo. È diventato anche una maniera di dire, non molto diffusa, è una citazione colta, rara. Nella poesia, quella che suona è una campana a morto. Non domandare per chi suona, suona anche per te, perché nessun uomo è un’isola, e la morte di qualcuno ci diminuisce tutti.

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Dimmi La Verità | Marco Pellegrini (M5s): «Gli ultimi sviluppi di politica internazionale»

Ecco #DimmiLaVerità del 19 gennaio 2026. Con il deputato del M5s Marco Pellegrini commentiamo gli ultimi sviluppi di politica internazionale tra Groenlandia e Gaza.

Coppa d’Africa, il laboratorio del caos: tra ambizioni mondiali, polemiche e nervi scoperti
Il rigore sbagliato dal marocchino Brahim Diaz nella finale persa contro il Senegal (Getty Images)
  • L’edizione 2025-26 in Marocco, pensata come prova generale per il Mondiale 2030, ha messo in mostra stadi e copertura globale, ma anche traffico paralizzato, proteste delle federazioni, sospetti di favoritismi e una finale esplosiva: più che una celebrazione del calcio africano, un torneo che ha rivelato tutte le fragilità di un sistema sotto pressione.
  • Il presidente della Fifa, Gianni Infantino: «Le brutte scene a cui abbiamo assistito devono essere condannate e non devono mai più ripetersi. Ribadisco che non hanno posto nel calcio».

Lo speciale contiene due articoli.

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