Macron alla guerra dell’export utilizza l’Onu contro il cibo italiano
ANSA
  • Nuova risoluzione sui cosiddetti prodotti alimentari nocivi alla salute. Nel mirino finiscono prosciutto e salumi, olio extravergine, parmigiano e grana. Il ministro Gian Marco Centinaio: «Se vogliono la guerra l’avranno».
  • Il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, avverte: «Alt a chi prova ad aggirare il no dei capi di stato e di governo su tasse e etichette penalizzanti per le eccellenze made in Italy».
  • L’Ue rimette i dazi sul riso orientale. Successo italiano: la Commissione vuole la clausola di salvaguardia sulle importazioni da Cambogia e Birmania a tutela della filiera risicola europea da tempo penalizzata.

Lo speciale comprende tre articoli.

Come il suo presidente Emmanuel Macron, la Francia vive davvero sull’orlo di una crisi di nervi ed ha un’ossessione: l’Italia. E si comporta come quel tizio che per fare dispetto alla moglie si evirò. La prova si è avuta giorni fa a Ginevra dove il 2 novembre si è tenuta la riunione informale del Foreign policy and global initiative. Sono sette Paesi che dovrebbero studiare per conto dell’Onu come fare a far star meglio il pianeta e chi lo abita. Di questi sette fa parte anche la Francia che ha votato una risoluzione sulla nutrizione che verrà proposta e discussa da lunedì prossimo all’assemblea generale dell’Onu.

Al centro della risoluzione ci sono i cosiddetti «alimenti a rischio» contro i quali i sette Paesi chiedono etichettature che dissuadano dal consumo, dazi e balzelli. E nel mirino finiscono ancora una volta olio extravergine, parmigiano e grana, prosciutto e salumi, panettoni. Insomma cercano di ribaltare quanto hanno deciso un paio di mesi fa i capi di Stato. Anche allora si era trattato di mettere sotto accusa i grassi, il sale, lo zucchero, i formaggi facendo una zuppa immonda tra junk food (il cibo spazzatura) e prodotti di altissimo pregio sia gastronomico che nutrizionale. Si trattava di adottare la risoluzione per combattere le malattie della modernità: quelle cardiovascolari, il diabete legate in qualche modo all’alimentazione. E si sapeva che gran parte dei prodotti del made in Italy sarebbero saliti sul banco degli imputati. Senza nessuna ragione scientifica. Il nostro governo e la diplomazia italiana sono stati così convincenti da far sì che la risoluzione adottata in sede di Oms (organizzazione mondiale della sanità) non solo non ha assunto nessuna iniziativa contro i nostri prodotti, ma ha spostato – correttamente – l’accento sugli stili di vita. Anche perché l’Onu si sarebbe trovato di fronte al paradosso di aver promosso la dieta mediterranea come patrimonio mondiale dell’umanità e poi penalizzare i prodotti cardine, come l’olio extravergine di oliva, della stessa dieta mediterranea.

Sembrava finito tutto lì. Fino a tre giorni fa e alla presa di posizione di Ginevra che è chiaramente punitiva sotto il profilo politico e commerciale. In pratica i sette Paesi (Brasile, Senegal, Indonesia, Norvegia, Sudafrica, Thailandia e Francia) raccomandano all’Onu di adottare drastiche misure di limitazione del consumo di prodotti grassi, zuccherati e con il sale. Ma sostanzialmente il bersaglio è il made in Italy dell’agroalimentare. I motivi? Apparentemente per tutelare la salute del mondo, in realtà per ognuno di sei dei sette Paesi vi è una motivazione commerciale. Ma per la Francia no. Vediamo di capirci. Il Brasile ha tutto l’interesse a deprimere il consumo di frutta europea e d’incrementare quello di pesce, egualmente vale per il Sudafrica, la Norvegia deve spingere al massimo sulla nutrizione a base di omega 3 visto che vive di salmoni (poi c’è da discutere tenuti in vita con quanti antibiotici), la Thailandia deve fare spazio al suo olio di palma e al suo riso, Indonesia e Senegal devono conquistare il mercato dei legumi attraverso l’esportazione di soia. Non è un mistero che sei dei sette Paesi sono in mano alle multinazionali dell’agroalimentare che stanno decisamente spostando il loro core business dal cibo alla produzione di integratori alimentari e diete supposte «salutistiche».

Ma se tutto questo si spiega per i Paesi dove le multinazionali comandano, non si capisce la posizione della Francia. Se l’Onu dovesse mai approvare in assemblea la direttiva paventata, lo Champagne, il Jambon de Peys , il Camembert e tutti gli altri formaggi francesi, i salami di cui sono orgogliosissimi, il foie gras e le varie terrines de campagne che da sempre sono i prodotti dell’eccellenza francese sarebbero trattai alla stregua di Parmigiano, olio extravergine, prosciutto, panforte, cioè segnalati come pericolosi per la salute. L’unica spiegazione per la posizione francese è che i transalpini non sopportano il primato italiano nell’export dell’agroalimentare (quest’anno è cresciuto del 12 per cento e ha sfondato il tetto dei 40 miliardi) e fanno di tutto per penalizzarci. E che di penalizzazione si tratti lo dice chiaro e tondo il ministro per l’agricoltura e turismo Gian Marco Centinaio: «Non si tocchino i prodotti del made in Italy. Continuare a discutere sull’introduzione di indicatori di nocività sugli alimenti (le cosiddette etichette a semaforo) sulla base dei contenuti di grasso, zuccheri o sale è veramente pretestuoso. Se alcuni Paesi», ha affermato il ministro, «in sede di Oms non vogliono ragionare dopo che è stato stabilito che non esistono cibi più o meno salubri ma diete sane o insalubri allora daremo battaglia. È inaccettabile. Come si può pensare che ciò che l’Unesco ha designato come patrimonio dell’umanità, la dieta mediterranea, possa essere considerato nocivo?».

Se il ministro Centinaio annuncia battaglia, già in sede di conferenza a Ginevra tre giorni fa il nostro ambasciatore Gian Lorenzo Cornado aveva respinto con fermezza la formulazione della risoluzione sostenendo che il linguaggio usato contraddice quanto deciso il 27 settembre da tutti i capi di governo là dove si afferma: «Si esortano gli Stati membri ad adottare politiche fiscali e rogatorie come la tassazione e le etichette da apporre su cibi e bevande insalubri».

È una vera guerra commerciale contro la quale mette in guardia la Coldiretti che se da una parte ricorda come l’export dell’agroalimentare di qualità italiano vada a gonfie vele dall’altra fa presente, con il suo presidente Roberto Moncalvo, che l’etichettatura a semaforo adottata in Gran Bretagna – col paradosso che l’olio extravergine di oliva è trattato alla tessa stregua delle patatine fritte – ha già prodotto un danno pari alla contrazione del 14% delle esportazioni italiane verso Londra. A questo punto viene da chiedersi se la Francia abbia attentamente valutato la sua posizione che contraddice quella che Parigi ha assunto a Bruxelles dove da tempo si discute dell’etichettatura di origine dei prodotti. A Bruxelles – di fronte a un Europa peraltro sorda all’ istanza di garantire l’autenticità dei prodotti visto che preferisce fare gli interessi delle multinazionali – la Francia fa fronte comune con Italia, Spagna e Grecia e in sede Onu si contraddice. Segno evidente di una posizione bipolare.

Carlo Cambi



Da non perdere

Occhio: l’Ue è peggio di Trump
Europa a pezzi

Occhio: l’Ue è peggio di Trump

Dopo lo scontro, piovono prediche e suggerimenti al premier perché rompa con gli Usa: una follia economica e politica. Il cui vero obiettivo è far tornare l’Italia sotto il controllo di Bruxelles, e di quello sì c’è da aver paura.…

L’Europa brucia l’IA sull’altare del green
Europa a pezzi

L’Europa brucia l’IA sull’altare del green

Poco più di un anno dopo aver lanciato in pompa magna il piano per fare dell’Europa un continente dell’Intelligenza artificiale, l’Unione europea ne ha già ridimensionato il pilastro infrastrutturale. Le gare d’appalto per la costruzione di data center che dovrebbero…

L’ennesima fregatura rifilataci dai 5 stelle
Europa a pezzi

L’ennesima fregatura rifilataci dai 5 stelle

«Che il Pnrr non contenesse fondi gratis è un fatto noto, almeno lontano dai livelli più modesti di qualche propaganda politica. I suoi costi però cominciano ora ad assumere una forma definita». A scrivere la frase che avete appena letto…