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La sessione plenaria del Parlamento Ue del 7 ottobre a Strasburgo (Ansa)

Il Parlamento europeo ha approvato ieri con 454 voti a favore, 86 contrari e 110 astenuti una raccomandazione sulle relazioni con la Cina che chiede alla Commissione una risposta «più forte» agli squilibri commerciali con Pechino e parla di un «punto critico» raggiunto a causa delle pratiche economiche sleali cinesi e del sostegno alla Russia nella guerra in Ucraina.

Dal voto nominale emerge che Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega hanno votato compatti a favore. La delegazione del Pd si è astenuta, con due o tre eccezioni, scelta condivisa da Avs, mentre Movimento 5 stelle e Futuro Nazionale hanno votato contro.

Cina, il Parlamento Ue chiede una risposta più dura a Pechino

Sempre ieri tre eurodeputati del Ppe, i tedeschi Christian Ehler e Angelika Niebler e lo svedese Jörgen Warborn, hanno depositato un emendamento che boccia in blocco l’Industrial Accelerator Act, il regolamento della Commissione con la preferenza per il «made in Europe» negli appalti pubblici, e chiede al suo posto un pacchetto «completo e mirato» di dazi antidumping e antisovvenzioni contro le merci cinesi.

«Made in Europe», il Ppe boccia il piano di Séjourné

L’emendamento arriva dopo settimane di trattative impantanate sulla definizione di «made in Europe», ridotta a un elenco di eccezioni per l’opposizione tedesca, e mette in difficoltà il commissario francese Stéphane Séjourné, padre del provvedimento, respinto dalla sua stessa famiglia politica.

Qualcuno lo ha definito «su tutte le furie» per l’accaduto. Ma la linea coincide con quella del governo tedesco, che pochi giorni fa, nella lettera di Friedrich Merz ed Emmanuel Macron a Ursula von der Leyen, ha chiesto per la Commissione uno «strumento credibile» capace di escludere dal mercato europeo aziende, settori o interi Paesi colpevoli di concorrenza sleale.

Nel merito, la richiesta di un intervento forte per limitare gli squilibri è più che fondata. Il deficit commerciale dell’Unione con la Cina, secondo la cifra ripetuta dalla stessa Von der Leyen, vale un miliardo di euro al giorno, cioè oltre 360 miliardi nel 2025, e le sovraccapacità di Pechino nell’auto, nell’acciaio e nella chimica si scaricano sull’Europa.

Dazi e poteri a Bruxelles, la nuova linea di Merz e Macron

Il problema sta nel metodo e nella tempistica. Merz e Macron chiederanno al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre che sia la Commissione a decidere sulla «espulsione» delle imprese cinesi dal mercato unico, con i governi che potranno opporsi solo a posteriori e a maggioranza qualificata in Consiglio. È il rovesciamento dello strumento anticoercizione del 2023, che lascia alle capitali la decisione e che proprio Berlino (cancelleria Scholz) aveva voluto così.

Ancora una volta uno stato di crisi viene usato per accentrare potere a Bruxelles, come già avvenuto con il debito comune per la pandemia e con le competenze sull’energia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Quanto alla tempistica, per oltre un decennio la Germania ha impedito all’Unione di difendersi dalla Cina per interesse diretto. I gruppi tedeschi producono in Cina e da lì esportano anche verso l’Europa, quindi i dazi avrebbero colpito le loro stesse auto, i fornitori cinesi si sono integrati a fondo nella filiera industriale tedesca e il governo Scholz nel 2024 ha votato contro i dazi sulle elettriche cinesi.

Oggi Volkswagen, Mercedes e Bmw perdono quote proprio in Cina, dove i marchi locali le hanno superate mentre i gruppi tedeschi chiudono stabilimenti in patria.

Solo adesso Berlino scopre la concorrenza cinese e chiede all’Unione le armi che per anni ha vietato di costruire, mentre il commissario Maroš Šefčovič vola a Pechino per un accordo pilota sulle auto ibride da presentare al Consiglio europeo della prossima settimana.

L’Unione si avvia così a imporre alla Cina quei dazi che ha condannato come protezionismo quando li ha messi Donald Trump. Nel frattempo, Berlino, secondo alcune fonti, si prepara a bloccare l’acquisizione della società logistica Zippel da parte della cinese Cosco.

Edilizia e affitti brevi, la maggioranza Ue si spacca ancora

Nella stessa plenaria è arrivata una frenata anche sul regolamento sull’edilizia accessibile, con cui la Commissione vuole dare ai sindaci strumenti per limitare gli affitti brevi.

Popolari e destra hanno chiesto di riscrivere il testo, accusando Bruxelles di calpestare la proprietà privata, mentre Pd e socialisti lo difendono. Il dossier passa alla commissione mercato interno, con la maggioranza che lo ha proposto già divisa.

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