L’Europa tace ma la polizia francese è infiltrata da jihadisti
  • Oltre 100 segnalazioni ricevute dall’ispettorato generale delle forze dell’ordine transalpine. Il fenomeno è gravissimo ma Bruxelles continua a guardare altrove.
  • La senatrice Nathalie Goulet sottolinea le falle all’interno dell’intelligence: «Gli attacchi contro i militari e la scuola ebraica di Tolosa del 2012 avrebbero potuto essere evitati senza la dispersione di informazioni».
  • Il problema del contrasto al terrorismo tocca il tema delle pensioni delle forze dell’ordine, la cui riforma è in queste settimane oggetto di un duro braccio di ferro tra sindacati e governo.
  • L’introduzione di leggi che facilitino i licenziamenti degli agenti radicalizzati resta ancora un tabù: per velocizzare il processo servirebbe una volontà politica netta.

Lo speciale contiene quattro articoli.

Nonostante l’Europa continuai a guardare dall’altra parte, la penetrazione della radicalizzazione islamista nei ranghi della polizia francese non accenna a diminuire. In soli due mesi, dopo l’attentato terrorista del 3 ottobre 2019 alla prefettura di Parigi, l’ispettorato generale della polizia transalpina ha ricevuto un centinaio di segnalazioni. Allerte lanciate da agenti preoccupati dal comportamento tenuto dai loro vicini di scrivania o dai colleghi di pattuglia che, più o meno improvvisamente, hanno iniziato a lasciar trasparire una qualche simpatia per i terroristi islamici. L’aumento delle segnalazioni ha registrato una vera e propria impennata, come ha rivelato la radio francese Rtl a fine novembre. Basti pensare che, nei quattro anni precedenti all’attacco, sferrato contro i propri colleghi da Mickaël Harpon nella sede della polizia parigina, erano pervenute solo 70 segnalazioni. Un numero comunque preoccupante ma molto più diluito nel tempo.

Certo, circa la metà delle allerte lanciate dai poliziotti nell’ultimo trimestre del 2019 è già stata archiviata. Tuttavia l’idea che una cinquantina di casi sia ancora al vaglio degli ispettori, è estremamente preoccupante, anche perché l’archiviazione non mette la parola fine sulla segnalazione, i superiori devono infatti continuare a tenere sotto controllo gli agenti per i quali sono state lanciate le allerte. Le indagini sulla potenziale radicalizzazione all’interno delle forze dell’ordine richiedono tempo e risorse. Due elementi che i poliziotti preferirebbero destinare al miglioramento delle proprie condizioni di lavoro.

Tra le segnalazioni rese note dalla stampa, dopo l’attacco jihadista alla prefettura della capitale francese, ce ne sono alcune che fanno venire la pelle d’oca, perché viene da chiedersi come sia stato possibile che dei poliziotti radicalizzati, abbiano potuto tranquillamente svolgere mansioni estremamente delicate.

È il caso di una guardia carceraria di Argentan, in Normandia, riportato da diversi media francesi, come il quotidiano Ouest-France. La donna, una quarantenne madre di due figli, si è convertita all’islam nel giro di tre mesi dopo essere stata telecomandata da Mohammed Tayeb, un detenuto trentasettenne algerino già condannato per due aggressioni sessuali e uno stupro. La storia ha dell’incredibile. Al ritorno delle vacanze estive, la donna si è invaghita dell’algerino che l’ha riempita di complimenti fino a dichiarare di essere innamorato di lei. L’agente carceraria è caduta nella trappola. L’uomo è riuscito a convincerla ad indossare costantemente un auricolare, riuscendo così a muovere la propria pedina all’interno e all’esterno del carcere. Il detenuto ha così potuto ottenere cinque cellulari e tre sim, inoltre ha fatto consegnare 4.000 euro a Parigi – che saranno stati utilizzati per chissà quali traffici – il tutto senza destare il minimo sospetto. Questo perché i telefoni, le sim e i soldi, erano nascosti nella sacca usata dalla donna per andare in palestra. La manipolazione non si è fermata al traffico di oggetti e del denaro. Il detenuto algerino ha ottenuto anche che la donna cambiasse stile di vita, conformandosi ai precetti islamici visto che, come detto, si era convertita alla religione musulmana. Durante un’udienza tenutasi all’inizio di dicembre 2019, la donna ha spiegato ai giudici che non aveva più il diritto di salutare le persone baciandole sulla guancia, come si usa fare in Francia. Inoltre, ha aggiunto la poliziotta radicalizzata pentita, «dovevo indossare qualcosa che coprisse il mio sedere, perché altri non lo guardassero». Sfruttando le frustrazioni della donna, il criminale è riuscito addirittura a convincerla a chiedere il divorzio.

Ma quello della convertita frustrata non è il solo caso di guardia carceraria radicalizzata. All’inizio di novembre 2019, il quotidiano Le Figaro ha rivelato che la presidenza del Tribunale di Parigi ha chiesto il trasferimento immediato di un agente penitenziario conosciuto per essere radicalizzato. L’aspetto più allucinante della vicenda è che l’uomo lavorava come carceriere nell’area detta la trappola per topi del Palazzo di Giustizia parigino, che include un centinaio di celle destinate ai detenuti in attesa di processo. Questo nonostante fosse già un sorvegliato speciale prima di arrivare al tribunale della capitale francese. L’idea che il carceriere islamista potesse offrire una qualsiasi forma di collaborazione con dei prevenuti per terrorismo giunti dai loro rispettivi carceri per essere giudicati, lascia allibiti.

Viene da chiedersi cosa controllino gli organi incaricati di verificare la compatibilità dei profili degli agenti con le mansioni di pubblica sicurezza. Sembra che i controllori passino al setaccio la vita privata dei sospetti: le loro frequentazioni, il comportamento tenuto lungo tutta la carriera. Poi ovviamente ci sono i segni esteriori: come la richiesta di effettuare le preghiere sul posto di lavoro, l’improvvisa scelta di farsi crescere la barba o, per le donne, di indossare il velo islamico fuori servizio. Nei fatti però i controlli e vanno a rilento. Da un lato per il timore di stigmatizzare i poliziotti (e i milioni di cittadini francesi) di fede islamica, dall’altro perché i radicalizzati adottano sempre più magistralmente la tecnica della Taqiyya. Questo termine arabo, indica la possibilità di rinnegare esteriormente la propria fede. Una strategia che, come hanno dimostrato le indagini su attacchi terroristici passati, ha permesso agli islamisti di arrivare fino al cuore delle istituzioni di vari Paesi, a cominciare dalla Francia e dalla sua polizia.


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