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Conte e la sua banda si sono mossi tardi e male

Conte e la sua banda si sono mossi tardi e male
Giuseppe Conte (Ansa)

Ma sì, che fretta c'era, maledetta pandemia? In fondo, mancavano appena cinque giorni a Natale e ce la si poteva pure prendere comoda, che il tempo di cuocere i bolliti di Palazzo Chigi c'era. Così, dopo aver perso giorni in una verifica che è stata rimandata a dopo l'Epifania, dopo aver fatto una passerella a Bengasi per tirarsi su nei sondaggi e dopo aver pure trovato 40 minuti da dedicare a Matteo Renzi e alla delegazione di Italia morta, Giuseppe Conte si è ricordato di riunire il Consiglio dei ministri per stabilire che cosa possono fare gli italiani prima del 24 e che cosa potranno fare dopo il 26, in occasione del Capodanno.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 23 aprile

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 23 aprile con Flaminia Camilletti

Trump ottimista: «Colloqui domani». I pasdaran lo gelano: «Non è stato deciso»
Donald Trump (Ansa)
Tensioni in Iran tra falchi militari e negoziatori. L’ayatollah tace. Giallo sul nuovo cessate il fuoco Usa: «Durerà tre-cinque giorni».

«Buone notizie»: secondo il New York Post, che ha scambiato alcuni messaggi con Donald Trump, i colloqui Usa-Iran potrebbero riprendere domani. O forse no: Teheran non ha ancora una posizione ufficiale. E la tregua? Sembrava dovesse essere illimitata, cioè durare fintantoché il nemico non avesse definito una proposta unitaria da presentare agli americani. Axios, però, sostiene che la proroga del cessate il fuoco concessa dal presidente durerebbe al massimo «altri tre-cinque giorni».

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FoodTalk | La pizza interpretata da un grande chef

Bruno Cefalà, chef del Rosa Grand Hotel Milano, con mano raffinata e sguardo rivolto al futuro senza dimenticare la tradizione, si misura con l'eccellenza italiana. Con ottimi risultati.

Svolta Meloni: al diavolo i vincoli Ue
Giorgia Meloni (Ansa)

Giorgia accusa Conte: «Rabbia per quei miliardi». Giorgetti: «Il mondo è cambiato e non si affronta con parametri rigidi. L’Italia è un Paese industriale, ora farà da sola: noi ministri dell’Economia siamo come medici in un ospedale da campo, non basta l’aspirina».

Giancarlo Giorgetti è un uomo prudente, che oltre a tenere a bada i conti dello Stato misura con cura le parole, parlando lo stretto necessario. Tuttavia, quello che ha detto ieri durante la conferenza stampa, al termine del consiglio dei ministri che ha approvato il Documento di finanza pubblica, era ciò che ci aspettavamo di fronte all’emergenza imposta dalla crisi energetica.

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