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La Svizzera dice basta alla censura sui crimini commessi dagli stranieri
Ansa
Il Parlamento elvetico approva una proposta rivoluzionaria: sarà obbligatorio, per le autorità, comunicare la nazionalità degli autori dei reati. Finisce l’era degli omicidi e degli stupri compiuti da generici «uomini».

Accade regolarmente da anni, con qualche rara eccezione sempre accompagnata da polemiche. Quando a compiere un reato è un immigrato, il più delle volte i media italiani evitano accuratamente di fornire (almeno nei titoli più visibili) indicazioni sulla sua nazionalità e il suo status. La ragione è nota a tutti: con la scusa di combattere il razzismo si evita di far sapere ai lettori l’origine dei criminali, cosa che ovviamente non avviene quando il colpevole o presunto tale è un italiano o un europeo bianco. Il risultato è che talvolta si leggono titoli paradossali, in cui a compiere un furto, una aggressione o una molestia è semplicemente un «uomo», in alcun modo connotato. Se per caso si specifica la nazione di provenienza o se magari si sottolinea la condizione di clandestino del criminale, immediatamente piovono accuse di discriminazione e criptofascismo.

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C’è una domanda che i media mainstream evitano di farsi: perché Donald Trump ha deciso di dare fuoco alla miccia in Medio Oriente, smentendo anni di promesse sull’"America First"? La risposta potrebbe essere nascosta in un archivio di segreti inconfessabili.

Nell'analisi del direttore, Maurizio Belpietro, emerge una realtà cruda: la guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran non è un conflitto "lontano". È una scossa sismica che minaccia di travolgere l'economia europea, già provata dal conflitto in Ucraina.