È davvero suggestivo scoprire quali siano le coordinate morali del più grande sindacato italiano. La Cgil in questi giorni sta dimostrando - se mai ce ne fosse ulteriore bisogno - di vivere in un universo tutto suo, in cui giusto e sbagliato si distinguono sulla base di parametri lisergici. Nel mondo surreale della Cgil, l’ex presidente del Venezuela ora deposta Nicolás Maduro è «un presidente eletto dal popolo», affermazione che farebbe ridere persino i più fidati sgherri di Maduro medesimo. In compenso, il vescovo di Ventimiglia e San Remo, Antonio Suetta, è uno che compie gesti violenti.
Lo ripetiamo perché ci sembra impossibile che qualcuno dotato di senno possa proferire certe baggianate. Per la Cgil un autocrate sudamericano che incarcera gli oppositori e ha tenuto sequestrato per anni l’operatore umanitario italiano Alberto Trentini è legittimato dal consenso popolare (benché sia noto praticamente a tutti che abbia manipolato le elezioni) e dunque va difeso e tutelato; un vescovo italiano garbato nei modi e brillante nelle dichiarazioni deve invece essere redarguito e possibilmente rieducato. Allucinante, ma vero.
La Cgil Liguria e la Cgil nazionale, tramite il dipartimento politiche di genere, ha prodotto una nota contro il monsignore particolarmente ruvida. Motivo? Ogni giorno alle 20 il vescovo di San Remo fa suonare la cosiddetta Campana per la Vita per ricordare i bambini non nati. «Chissà se il vescovo Antonio Suetta, così solerte nel ricordare i bambini non nati, è altrettanto solerte nel ricordare i bambini e i loro familiari che muoiono in mare cercando un domani migliore nell’indifferenza di tanta parte della politica e della società», attacca la Cgil. «O se ha pensato di far suonare la campana per ogni donna uccisa per mano di un padre, marito, fidanzato violento, o per i morti palestinesi, quelli ucraini e russi, o per i giovani di Teheran che si stanno ribellando o per il violento e assurdo assassinio a sangue freddo di Renee Nicole Good».
Ma certo, il vescovo dovrebbe far suonare la campana per ogni ingiustizia del mondo. Anzi, per la precisione dovrebbe farla suonare soltanto per quelle che la sinistra e il sindacato ritengono essere ingiustizie. Invece, pensate, il malvagio prelato vuole ricordare le vittime dell’aborto: che orrore!
«Morale singolare quella del Vescovo», continua la Cgil. «Nel 2026, mentre le donne cercano ancora di sottrarsi alla violenza della cultura patriarcale, lui la celebra colpevolizzandole e imponendo a un’intera comunità e al Paese il proprio pensiero che poco ha a che vedere con l’umana misericordia predicata dalle religioni. Chiediamo a tutte le istituzioni, civili e religiose, a ogni livello, di porre fine a questa iniziativa violenta e personale, con la quale il vescovo di Sanremo si pone a giudicare scelte personalissime di donne o famiglie».
Questo passaggio del comunicato sindacale è semplicemente sublime. Il suono di una campana sarebbe una celebrazione della violenza patriarcale, un atto violento e impietoso, una offesa alle donne e alle famiglie. Il vescovo dovrebbe dunque rinunciare alla sua posizione contraria all’aborto perché lo dice la Cgil, e se decidesse di continuare nella sua perfida opera dovrebbe essere fermato dalle istituzioni. Ora comprendiamo perché a Maurizio Landini piace tanto Maduro: lui e i suoi compagni, se potessero, agirebbero nello stesso modo, tappando la bocca a chi osasse esprimere idee diverse dalle loro.
Verrebbe da domandarsi, a dirla tutta, che diamine c’entri la Cgil con l’aborto, perché se ne occupi con così tanta ostinazione. Il sindacato organizza campagne per chiedere che alle donne venga offerta la pillola abortiva in ambulatorio senza ricovero (cioè spinge perché alle donne si tolga il diritto a un monitoraggio più accurato), si premura di avviare ricorsi al Tar per escludere dai consultori i gruppi pro vita, pensa che l’aborto dovrebbe diventare un diritto costituzionale, e adesso l’assalto a Suetta. Se si occupasse dei lavoratori con lo stesso entusiasmo con cui supporta l’interruzione di gravidanza probabilmente molti italiani avrebbero contratti migliori.
Del resto non si capisce nemmeno perché Landini e soci debbano occuparsi di Donald Trump, del Venezuela e di complesse questioni geopolitiche di cui con tutta evidenza capiscono poco. Quando si allargano sul terreno internazionale, infatti, rimediano per lo più pessime figure, tipo quella che ha fatto l’altro giorno Landini: gioiva e si congratulava per la liberazione di Trentini come se poche ore prima non avesse difeso il suo carceriere.
Una nota a margine: in Venezuela l’aborto è illegale, è considerato un reato penale. Non ci risulta che Landini abbia organizzato manifestazioni o mandato comunicati a Maduro sull’argomento.
Delitto di Garlasco: Chiara uccisa in cucina? La verità del genetista Fabbri | Segreti - Ep.23
Nel delitto di Garlasco tornano al centro DNA, computer e dinamica dell’omicidio.Ospite a Segreti, il genetista Matteo Fabbri smonta letture forzate: il DNA sulle cannucce e i reperti di cucina non sono databili e non possono riscrivere da soli la scena del crimine.
Fortunatamente anche a livello istituzionale sembra che a qualcuno sia rimasto un pizzico di senno. Nei giorni scorsi sono state diffuse - immaginiamo a causa di qualche presunto esperto troppo loquace - indiscrezioni e mezze notizie sulla cosiddetta famiglia del bosco, tutte piuttosto inquietanti. Si è detto, ad esempio, che assistenti sociali e responsabili della casa famiglia in cui ora si trovano i tre piccoli Trevallion stavano valutando l’allontanamento della madre dalla struttura perché eccessivamente riottosa. Sull’argomento si è espressa la garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che ha espresso l’unica posizione di buon senso: «Deve certamente trattarsi di un fraintendimento», ha scritto in una nota. «Non è infatti immaginabile, qualunque sia l’atteggiamento della signora, che ai tre minori si possa infliggere un ulteriore trauma dopo quello del prelevamento dalla loro casa nel novembre scorso». La Terragni ha anche invitato a velocizzare i tempi. Sappiamo infatti che il 23 gennaio inizierà la valutazione psicologica dei genitori richiesta dal tribunale, e che ci sono 120 giorni di tempo per portarla a termine.
«Come si sa, quattro mesi - a cui vanno aggiunti i quasi due mesi già trascorsi in casa famiglia - per i bambini sono un tempo infinito, anche se il caso dei minori Trevallion non figura certamente tra i peggiori», ha detto Terragni. «Si conoscono casi di bambini la cui permanenza in struttura supera di gran lunga, causa proroga, il limite massimo di 24 mesi disposto dalla legge. La tempistica dei procedimenti giudiziari purtroppo mal si adatta ai ritmi evolutivi di un minorenne».
Di nuovo, sante parole. Le tempistiche sono probabilmente il tema centrale di tutta questa vicenda. Le autorità sono state piuttosto veloci, infatti, nel sottrarre i bambini alla famiglia. Un po’ meno a prendersi cura di loro. Risulta, tanto per fare un altro esempio, che dal 20 novembre i piccoli non stiano svolgendo alcuna attività scolastica. Una insegnante avrebbe dovuto presentarsi nella casa famiglia il 7 gennaio, ma non è arrivata. Ora, stando alle indiscrezioni, sarebbe stata individuata un’altra figura: una insegnante in pensione che sarebbe disponibile a seguire i Trevallion e che dovrebbe iniziare a lavorare a giorni. Vedremo. Le perplessità restano tutte, però: era davvero necessario separare la famiglia per costringere i genitori ad accettare il supporto di una maestra in pensione? Da settimane il padre Nathan e i legali della famiglia dicono di essere disposti a trattare su ogni punto critico sollevato dal tribunale. Eppure i minori restano lontani, reclusi. Quello che prima sembrava un ricatto ora appare come una sorta di punizione.
Ed è qui che emerge un argomento che non si può facilmente trascurare, e cioè quello economico. Risulta infatti - lo ha confermato il sindaco Giuseppe Masciulli, che il Comune di Palmoli spenda 244 euro al giorno per mantenere mamma e bambini nella casa famiglia. «Cifra che, grazie all’utilizzo di contributi statali, potrà essere affrontata per un massimo di 4-5 mesi. Viceversa comincerà a gravare direttamente sul bilancio del Comune e allora la situazione potrebbe diventare preoccupante», ha detto Masciulli. Fate due conti: a spanne siamo oltre i 10.000 euro a carico dei contribuenti. Che cosa avrebbero potuto fare i Trevallion se avessero ricevuto direttamente dal Comune quella cifra? Magari sistemare la casa più rapidamente. La stessa domanda si può porre per le altre famiglie a cui sono stati tolti i figli, come l’altra famiglia nel bosco di Caprese Michelangelo (Arezzo), che sta perfino peggio dei Trevallion dato che non sa dove siano finiti i due minori allontanati. L’intero meccanismo degli allontanamenti ha una componente di business che non si può trascurare. Non vogliamo dire che si strappino i bambini ai genitori per arricchire i gestori delle strutture di accoglienza, ma è evidente che per funzionare la macchina del controllo minorile va oliata. Parliamo di rette che vanno dai 100 ai 300 euro al giorno e anche di più. Per i piccoli che rischiano davvero la vita o si trovano in situazioni di gravissimo disagio avere un luogo sicuro in cui stare è di sicuro fondamentale. Ma che famiglie in cui regna l’amore siano separate e si finisca per spendere migliaia e migliaia di euro a beneficio di strutture protette, beh, è decisamente sgradevole.
Il sistema, in fondo, non è poi molto diverso da quello vigente nella gestione dei migranti: per ogni ospite delle strutture lo Stato sborsa. Solo che qui parliamo di bambini che una casa ce l’hanno e hanno pure genitori che non li maltrattano. Perché i contribuenti devono spendere 244 euro al giorno per finanziare un ricatto (o una punizione) istituzionale? Nel caso di Palmoli, altri quattro mesi con questo regime metterebbero in seria difficoltà il Comune. E chi ne trarrà beneficio? I Trevallion o il sistema che vuole rieducarli?





