Lo psichiatra Tonino Cantelmi commenta la scoperta dei post pubblicati dalla psicologa incaricata della perizia sulla famiglia nel bosco: contenuti critici che, secondo lui, mettono in dubbio l’imparzialità dell’intero percorso peritale. Il punto, ribadisce, resta uno solo: fermare errori e rigidità, fare un passo indietro e restituire i bambini ai loro genitori, nel loro reale interesse.
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E a quanto pare non sono molto disposti agli autoesami nemmeno gli esperti (o presunti tali) individuati dal tribunale dei minori dell’Aquila. Come noto, il tribunale ha disposto una perizia psicologica per accertare le capacità genitoriali di papà Nathan e mamma Catherine, e l’ha affidata a Simona Ceccoli, una psichiatra che di solito opera presso una Rsa, il presidio ospedaliero Villa Letizia a L’Aquila. In teoria, a svolgere un compito simile dovrebbero essere professionisti che abbiano all’attivo diversi anni di esperienza con i minori, e sarebbe interessante sapere se la psichiatra in questione effettivamente li abbia. Di sicuro, questa esperienza difetta alla ausiliaria che la Ceccoli ha scelto, ovvero Valentina Garrapetta, la psicologa che ha il compito di svolgere i test sui Trevallion.
Ieri abbiamo documentato come la giovane dottoressa, tra novembre e dicembre, abbia condiviso sul suo profilo Facebook post e articoli particolarmente ruvidi nei confronti della famiglia nel bosco. Ieri, chissà come mai, la dottoressa ha rimosso uno di quei post, il più feroce, dalla sua pagina social. Ma ormai il danno è fatto. È difficile non farsi venire dubbi sulla sua imparzialità, dubbi che si estendono purtroppo anche alla psichiatra che l’ha voluta come ausiliaria.
Nel primo articolo che abbiamo pubblicato su questo caso abbiamo evitato di scrivere il nome della giovane dottoressa, anche se i suoi post erano pubblici: non ci interessano gli attacchi personali, ma solo che sulla vicenda dei Trevallion ci sia la massima trasparenza. Notiamo però che la Garrapetta ha deciso di esporsi rilasciando dichiarazioni a Repubblica. Frasi polemiche nei confronti di Tonino Cantelmi, esperto di provata autorevolezza che da qualche tempo opera quale consulente dei Trevallion. Cantelmi ha avanzato alcuni dubbi sulle competenze della dottoressa: «Ho molte perplessità su come la consulente tecnica d’ufficio sta gestendo i test, che costituiscono una componente importante di una perizia, a volte decisiva», ha detto Cantelmi. «La consulente tecnica ha affidato la scelta dei test a una giovane psicologa, iscritta all’Albo solo da poco più di tre anni e le cui competenze reali saranno tutte da valutare. Non conosciamo ancora le reali competenze della dottoressa sui minori, ma siamo preoccupati, date le premesse, qualora volesse somministrare test ai minori, per la qualità dell’intervento».
La dottoressa ha replicato piccata: «Quanto detto qualifica il signor Cantelmi e non me», ha dichiarato a Repubblica. «Per me parla il curriculum. E se le mie competenze sono da valutare, le sue sono già valutabili da un punto di vista deontologico».
A dire il vero, se c’è qualcosa di rilevante sul piano deontologico sono proprio i post della dottoressa che ha mostrato La Verità, e che cambiano irrimediabilmente il quadro della situazione. Sarebbe davvero incredibile, alla luce delle notizie che abbiamo pubblicato, che le istituzioni non intervenissero e che si ripensasse tutto lo svolgimento della perizia.
Abbiamo chiesto al professor Cantelmi che cosa pensi dei post che abbiamo rintracciato, e la sua risposta lascia pochi dubbi. «Ci sono delle stringenti normative deontologiche promosse dall’Ordine degli psicologi che vietano di poter assumere incarichi inerenti perizie qualora uno abbia espresso pubblicamente o abbia in qualche modo condiviso pubblicamente opinioni sul caso che andrà ad esaminare, quindi se i post sono veri si tratta di una violazione deontologica grave che non potremo non segnalare», dichiara. «La giovane psicologa dichiara di avere un curriculum che parla da solo», continua. «In effetti un curriculum di tre anni parla davvero da solo... Forse qui non si tiene conto del fatto che l’articolo 4 comma 4 del decreto ministeriale 109/2023 stabilisce i requisiti di competenza per coloro che si occupano di minori in ambito peritale, e sono requisiti stringenti: almeno cinque anni di documentata esperienza nel campo minorile. Peraltro lei non conferma sul suo sito competenze sui minori, anzi. Quindi rimaniamo perplessi e ovviamente la perplessità maggiore a questo punto ricade sulla Ctu che l’ha scelta».
Già: a questo punto le perplessità sono inevitabili. «La Ctu e la testista hanno dichiarato a noi più volte di avere un rapporto di lavoro consolidato e anche questo ci stupisce», prosegue Cantelmi. «Come può essere consolidato questo rapporto vista la brevità della carriera della psicologa? Ovviamente questo ci fa riflettere. Io faccio un appello: se vogliamo davvero collaborare per il benessere di questi bambini dobbiamo mettere da parte i pregiudizi e le posizioni preconcette. Dobbiamo essere sufficientemente autocritici. Questo appello lo rivolgo a chiunque si occupi dei bambini, anche al servizio sociale: collaboriamo insieme perché questi bambini tornino al più presto ai loro genitori».
Fra pochi giorni, in teoria, dopo i genitori anche i piccoli Trevallion dovrebbero essere sottoposti a test. «Abbiamo molti dubbi sui test scelti», dice ancora Cantelmi. «Abbiamo offerto collaborazione, ma i nostri suggerimenti sulle modalità di somministrazione non sono stati accolti. Alcuni test per noi sono obsoleti, altri sono palesemente inutili, non c’entrano con la capacità genitoriale in modo specifico e poi siamo molto preoccupati per i test che si vogliono somministrare ai minori. Tutto questo lo dettaglieremo nelle sedi opportune, nel complesso siamo molto perplessi e stupiti per la superficialità con la quale si sta affrontando questo caso».
La superficialità, ormai, è evidente a tutti. Semplicemente, non è ammissibile che la valutazione della famiglia nel bosco - e dunque la decisione sul suo futuro - sia nelle mani di qualcuno che la derideva e insultava sui social. Se n’è resa conto la Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, che dopo aver visto il nostro articolo ha emesso una nota molto dura: «Da quanto emerso, nell’ambito del procedimento che ha condotto all’allontanamento dei bambini dal proprio nucleo familiare e nelle successive attività di accertamento sulle condizioni degli stessi e dei genitori, risulterebbe il coinvolgimento di una professionista che in precedenza aveva già espresso pubblicamente, attraverso i social network, giudizi e posizioni fortemente denigratorie nei confronti della famiglia. Qualora tale circostanza fosse confermata», dice la Garante, «ci troveremmo di fronte a un fatto di estrema gravità, perché verrebbe meno in radice il requisito fondamentale dell’imparzialità che deve caratterizzare ogni valutazione tecnica in un ambito così delicato».
Secondo la Garante è «doveroso intervenire per richiamare con fermezza la centralità del superiore interesse dei minori coinvolti, che deve rappresentare il riferimento esclusivo di ogni decisione e di ogni valutazione. Un professionista che abbia già manifestato un orientamento pregiudiziale non può garantire quella necessaria serenità di giudizio indispensabile per valutare in modo obiettivo la condizione psicologica e fisica dei minori e del loro nucleo familiare. In procedimenti che incidono in maniera così profonda sulla vita dei bambini non è ammissibile neppure il dubbio sulla neutralità di chi è chiamato a svolgere funzioni tecniche».
Per la De Febis, «il rischio concreto è che si perda di vista l’obiettivo principale: la tutela effettiva dei diritti dei bambini. Alla luce degli elementi che stanno emergendo, avverto ancora più forte la responsabilità, connessa al ruolo che ricopro, di adoperarmi affinché vengano compiuti tutti gli approfondimenti necessari per chiarire i fatti e verificare che ogni passaggio del procedimento sia stato improntato al rispetto dei principi di imparzialità, correttezza e trasparenza. Mi attiverò per utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento al fine di comprendere pienamente quanto accaduto e contribuire a fare luce su una situazione che sta assumendo contorni di particolare gravità. Il mio intervento non è volto ad alimentare contrapposizioni, ma a riportare con determinazione l’attenzione su ciò che deve venire prima di tutto: i diritti dei bambini, la credibilità dei percorsi valutativi e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Su un principio non può esserci alcuna deroga: ogni decisione che riguarda un minore deve fondarsi su valutazioni realmente imparziali, competenti e libere da qualsiasi pregiudizio».
A questo punto la palla passa al tribunale dei minori: non prendere atto di ciò che abbiamo pubblicato e non assumere adeguati provvedimenti sarebbe inaccettabile.





