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Il virus del terrore è nato a sinistra e non hanno mai voluto curarlo
Brigatisti rossi (Ansa). Nel riquadro, il libro di G. Fasanella e A. Franceschini
L’ex Br Alberto Franceschini nel libro di Giovanni Fasanella: «Fummo il frutto di una precisa cultura, i cui alfieri si trincerarono dietro teorie del complotto e rimossero il problema». La patologia è rimasta: la pretesa di superiorità morale.

Giampaolo Pansa fu il primo a comprenderlo, almeno tra le grandi firme del giornalismo italiano. Quando a Genova un gruppetto di rivoluzionari comunisti lasciò un morto sul terreno, il formidabile cronista lo affermò senza mezzi termini: ad avere aperto il fuoco erano stati dei «tupamaros» italiani. Non criminalità comune, come scriveva soprattutto l’Unità a cui poi si accordavano i giornali borghesi. No, a uccidere erano terroristi. Rossi.

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Non cambiano mai: «Decidiamo noi chi parla»
Gustavo Zagrebelsky e Giorgio Parisi (Ansa)
Gustavo Zagrebelsky teorizza due egemonie culturali: una buona e gramsciana, che verrebbe «dal basso», e una cattiva, di destra, imposta dall’alto. Giorgio Parisi dà la colpa del niet a Joseph Ratzinger al rettore che rese pubblica la lettera dei docenti: la censura va praticata in silenzio...

Il modo migliore per comprendere a fondo che cosa sia davvero il mondo della cosiddetta cultura italiana consiste nell’esaminare con attenzione le esternazioni di coloro che ne fanno parte e ne sono addirittura considerati autorevolissimi esponenti. A tale riguardo ci vengono in aiuto due nomi pesanti, due istituzioni: il sommo giurista Gustavo Zagrebelsky e il premio Nobel Giorgio Parisi. Il primo, intervistato dalla Stampa al Salone del libro di Torino, dichiara che «dall’alto la cultura non si cambia». Subito dopo, l’illustre Zagrebelsky spiega che esistono due tipi di egemonia culturale.

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«Propaganda sul virus per creare mercato»
La nave da crociera olandese MV Hondius è ancorata al largo della città di Praia, sull’isola di Santiago, a Capo Verde, il 4 maggio 2026, dopo che tre persone erano morte a bordo a causa di una sindrome respiratoria acuta (Ansa)
  • «Repubblica» scrive che i medici sono preoccupati. Insomma, tira aria di vaccino. Che per lo scopritore cileno del ceppo Andes, «oggi non è né utile né necessario». Incredibilmente, la pensa uguale persino la virostar Andrea Crisanti: «Non ci sono le basi per farlo».
  • Gli episodi registrati nel mondo restano undici. Il ministro Orazio Schillaci predica calma.

Lo speciale contiene due articoli

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