In questa puntata di Segreti il professor Riccardo Puglisi analizza il delitto di Garlasco da una prospettiva inedita: il ruolo dei media, la polarizzazione dell’opinione pubblica e il peso delle narrazioni nel caso Stasi. Tra giustizia, informazione e percezione collettiva, analizziamo come nasce, e si consolida, un racconto mediatico destinato a dividere.
Sembra proprio che la dottoressa Valentina Garrapetta non si sia resa conto della gravità della situazione. Stiamo parlando della giovane psicologa scelta come ausiliaria per la consulenza tecnica d’ufficio chiesta dal tribunale dei minori dell’Aquila sul caso della famiglia nel bosco. La Garrapetta è stata selezionata dalla psichiatra Simona Ceccoli, titolare della perizia sui Trevallion, per svolgere i test psicologici sui genitori e sui bambini. Esami da cui dipende il futuro della famiglia, dunque particolarmente delicati. La Verità ha mostrato nei giorni scorsi i post pubblicati dalla Garrapetta sul suo profilo Facebook: ha condiviso vari articoli irridenti e insultanti nei confronti dei Trevallion, in pratica attaccava pubblicamente coloro che dovrebbe esaminare.
Come ha notato la Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, quei post rappresentano una clamorosa perdita di credibilità: l’imparzialità della dottoressa ne esce gravemente compromessa. «Un professionista che abbia già manifestato un orientamento pregiudiziale non può garantire quella necessaria serenità di giudizio indispensabile per valutare in modo obiettivo la condizione psicologica e fisica dei minori e del loro nucleo familiare», ha detto la Garante. La quale ha giustamente rimarcato che, soprattutto in procedimenti complessi come questo, «non è ammissibile neppure il dubbio sulla neutralità di chi è chiamato a svolgere funzioni tecniche». Possiamo dire che i post su Facebook (il più feroce dei quali è stato prontamente cancellato dalla psicologa) il dubbio sulla neutralità lo hanno alimentato a dismisura. Ma a fare definitivamente chiarezza ci ha pensato la dottoressa rilasciando ai giornali alcune dichiarazioni decisamente sorprendenti.
Parlando con il Messaggero, Garrapetta non ha voluto rispondere al nostro articolo e alle reazioni che ha suscitato. «Non commento per il benessere dei bambini», ha detto. Peccato che nei mesi passati, sui social, di commenti ne abbia fatti eccome: forse al momento di pubblicarli non aveva come primo pensiero il benessere dei piccoli. Le esternazioni più gravi, però, sono quelle che la dottoressa ha fatto a Gianluca Lettieri del Centro: «Questi post sono stati pubblicati con la mia pagina personale: in questo caso rispondo in quanto professionista, non come persona. Non ho nulla da aggiungere». Sono parole davvero sorprendenti. Tanto per cominciare, il profilo su cui sono stati pubblicati i post non è privato, ma pubblico e contiene per lo più comunicazioni professionali (condivisione di post di altri psicologi, commenti su questo o quel caso di cronaca). In ogni caso, la dottoressa non solo non smentisce di aver condiviso giudizi ruvidi sui Trevallion, ma in qualche modo li rivendica. E stabilisce una surreale separazione fra «persona e professionista» che non esiste in alcun codice o regolamento. Sarebbe davvero incredibile, a questo punto, che le istituzioni non ne tenessero conto.
Gli avvocati della famiglia Trevallion, giustamente, hanno deciso di presentare al tribunale dell’Aquila un’istanza di ricusazione: ai loro occhi (e non solo) l’ostilità dei commenti pubblicati sui social dalla dottoressa è totalmente incompatibile con il fatto che ella possa continuare a svolgere i test sui genitori e i bambini. Sarebbe ingiusto tuttavia concentrarsi soltanto sulla giovane professionista, a cui l’inesperienza ha giocato evidentemente un pessimo scherzo.
E difficile non ritenere, vista la situazione, che l’intera consulenza tecnica sia compromessa. La psichiatra Ceccoli - che in teoria di esperienza ne dovrebbe avere parecchia - avrebbe dovuto occuparsi di effettuare verifiche preliminari sulla collega prima di indicarla con ausiliaria. E le possibilità sono due: o non ha verificato la neutralità dell’assistente, oppure ne condivide le posizioni sui Trevallion. In entrambi i casi, si tratta di una pesante mancanza. La Ceccoli non solo ha scelto una collega giovane, iscritta all’Albo nel 2022, e dunque non troppo esperta, almeno per quel che riguarda la gestione dei minori. Ma non si è nemmeno premurata di assicurarsi che la collaboratrice da lei selezionata non avesse espresso giudizi sul caso che si apprestava a trattare. Dettagli, questi, che certificano l’assurda superficialità con cui è stato trattato questo caso. I bambini Trevallion meritavano decisamente di meglio.
Lo psichiatra Tonino Cantelmi commenta la scoperta dei post pubblicati dalla psicologa incaricata della perizia sulla famiglia nel bosco: contenuti critici che, secondo lui, mettono in dubbio l’imparzialità dell’intero percorso peritale. Il punto, ribadisce, resta uno solo: fermare errori e rigidità, fare un passo indietro e restituire i bambini ai loro genitori, nel loro reale interesse.





