{{ subpage.title }}

True

Colf e badanti non escono di casa. Sanatoria flop anche per il fisco

Colf e badanti non escono di casa. Sanatoria flop anche per il fisco
Teresa Bellanova (Ansa)
I dati dell'osservatorio Domina certificano il fallimento del condono voluto dal ministro Teresa Bellanova: un milione di collaboratori domestici continua a lavorare in nero. Mancati incassi per quasi due miliardi.

La sanatoria voluta dal ministro dell'Agricoltura, Teresa Bellanova, è stata un flop anche per l'erario. Non solo i lavoratori del settore (...) agricolo sono rimasti appena sfiorati dalla procedura, che ha interessato per l'85% colf e badanti, ma la regolarizzazione potrebbe portare allo Stato solo 300 milioni di euro l'anno, perché più di 1 milione di domestici continuano ad essere utilizzati in nero. I dati elaborati dall'Osservatorio nazionale Domina tolgono ogni residuo di dubbio sull'utilità del decreto, invocato tra le lacrime dalla Bellanova che aveva anche minacciato di dimettersi se non veniva cancellata l'orrenda piaga del caporalato. Le nostre campagne sono sempre a corto di manodopera, di lavoratori che non hanno beneficiato se non in minima parte della politica delle braccia aperte del ministro renziano e lo Stato si è visto salire di appena il 20% le potenziali entrate legate ai domestici in regola (tra Irpef, addizionali e contributi). Si deve far bastare 1,8 miliardi di euro. Se tutti gli irregolari, colf e badanti, avessero approfittato della sanatoria come sosteneva il governo, e avessero un regolare contratto di lavoro, lo Stato riceverebbe ulteriori 1,8 miliardi portando le entrate fiscali a 3,6 miliardi di euro. Invece deve accontentarsi di quasi 2 miliardi in meno, che non sono certo poca cosa per il gettito del nostro Paese. Già le domande di regolarizzazione, tra il primo giugno e il 15 agosto, invece di 600.000 sono state appena 207.542, di cui l'85% nel settore domestico (176.848) tra colf (122.247) e badanti (54.601) mentre solo il 15% ha riguardato l'agricoltura con 29.500 richieste sulle 30.694 totali per l'attività subordinata. Quindi zero sollievo per l'agricoltura. Se poi consideriamo che la maggior parte di colf e badanti continua a lavorare in nero, ci rendiamo conto che la sanatoria voleva solo consentire ai migranti di essere in regola. A livello regionale, ricordiamo, quasi un quarto delle domande di regolarizzazione è avvenuto in Lombardia (23,6%), seguita da Campania (15,9%) e Lazio (10,8%). A livello provinciale, la città con più domande di regolarizzazione è stata Milano (22.000), seguita da Napoli (19.000) e Roma (17.000). Secondo l'elaborazione di Domina, pubblicata dal Sole24Ore, dagli 848.987 lavoratori domestici attuali, in regola, possono derivare 1,5 miliardi di euro di gettito fiscale mentre i 176.848 regolarizzati con la sanatoria (quindi numeri comprensivi anche dei braccianti) offrono solo 0,3 miliardi di euro. Restano in nero 1.010.000 irregolari nel settore domestico (secondo dati Istat 2019), che potrebbero assicurare entrate fiscali per 1,8 miliardi di euro ma che se ne sono fatti un baffo del decreto legge, annunciato tra le lacrime dopo il consiglio dei ministri dello scorso maggio: «Da oggi gli invisibili saranno meno invisibili», dichiarò la Bellanova. Con la sanatoria, quindi il governo giallorosso non è riuscito a portare in cassa quasi 2 miliardi di euro. «Si tratta di importi economici importanti che non solo porterebbero benefici al nostro sistema fiscale, ma che consentirebbero anche alle famiglie datori di lavoro domestico ed ai lavoratori stessi di vivere il rapporto di lavoro con maggiori tutele e garanzie», ha osservato Lorenzo Gasparrini, segretario generale Domina, commentando la procedura di emersione. Unica entrata certa per lo Stato, i 30,3 milioni di euro derivanti dalla gestione amministrativa della regolarizzazione e che rappresentano il saldo tra i contributi forfettari per la regolarizzazione (105,5 milioni di euro) e i costi amministrativi (75,2 milioni di euro). Per ogni lavoratore messo in regola, infatti, il costo a carico del datore era di 500 euro «a copertura degli oneri connessi alla procedura di emersione», mentre il lavoratore straniero con permesso di soggiorno scaduto (sono stati in tutto 44.000) doveva pagare 130 euro. Una volta conclusa la procedura, che malgrado la deroga di un mese rispetto alla data iniziale ha raccolto poco più di 200.000 domande, il ministro Bellanova si era ovviamente dichiarato soddisfatto parlando di «numeri importanti che confermano ancora una volta di più la bontà della norma, la sua necessità, la giustezza del percorso avviato». Le andavano benissimo anche i pochissimi braccianti regolarizzati, uno ogni cinque dei 150.000 stimati sul nostro territorio, insisteva parlando di «migliaia e migliaia di persone che, anche in agricoltura, da oggi, hanno riguadagnato visibilità e dignità, sono una ragione in più per rafforzare il nostro lavoro». La responsabile delle politiche agricole era preoccupata per i migranti clandestini, non per le nostre campagne che restano senza manodopera qualificata, senza stagionali per la raccolta della frutta e dell'uva che conoscano il settore, mettendo così a rischio la vendemmia. «Solo una minoranza, degli immigrati che abitano nei ghetti, lavorano in agricoltura», aveva dichiarato il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, inascoltato dal ministro nelle sue richieste di «corridoi verdi» per i lavoratori e dei voucher. La Bellanova preferisce ignorare. Anche le richieste dei ristoratori e nemmeno mostra interesse per gli italiani che ancora aspettano la cassa integrazione.

Fuoco a Minneapolis. Gli agenti dell’Ice uccidono un uomo: «Legittima difesa»
Ansa
Il Dipartimento di Sicurezza Usa: «Vittima armata, ha opposto violenta resistenza». Il Pentagono vara una nuova strategia.

Torna a salire la tensione a Minneapolis. Ieri, un uomo è rimasto ucciso a seguito di una sparatoria con le forze federali preposte al controllo dell’immigrazione. Secondo il Dipartimento per la sicurezza interna, la vittima sarebbe stata armata e avrebbe opposto violentemente resistenza ai tentativi di disarmo condotti dagli agenti. «Temendo per la sua vita e per quella dei suoi colleghi, un agente ha sparato per difendersi», ha affermato il dipartimento in una nota. La polizia locale, dal canto suo, ha riferito che l’uomo ucciso era un cittadino statunitense con regolare porto d’armi. Così come ci sono polemiche per l’arresto insieme al padre di una bimba di due anni. Entrambi sono stati subito trasferiti in una struttura in Texas.

Continua a leggereRiduci
Afghanistan, Meloni mette a posto Trump
Ansa
  • Il premier condanna le esternazioni del presidente americano sullo scarso contributo dei Paesi Nato dopo l’11 settembre: «Noi rimasti indietro? Abbiamo attivato l’articolo 5 per la prima volta nella storia. L’amicizia deve fondarsi anche sul rispetto».
  • Il Cairo: «Unica strada per la stabilità nella Striscia». La Tunisia si chiama fuori.

Lo speciale contiene due articoli

Il primo segnale di attrito tra Roma e l’amministrazione statunitense arriva dalle parole del presidente Donald Trump, che ha accusato gli alleati della Nato di essere «rimasti indietro durante le operazioni in Afghanistan». Un giudizio che ha provocato una reazione formale del governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, deciso a respingere qualsiasi lettura riduttiva del contributo fornito dall’Italia alla missione internazionale. In una nota ufficiale, Palazzo Chigi ha ribadito che «Italia e Stati Uniti sono legati da una solida amicizia, fondata sulla comunanza di valori e sulla collaborazione storica, ancora più necessaria di fronte alle molte sfide in atto. Ma l’amicizia necessita di rispetto, condizione fondamentale per continuare a garantire la solidarietà alla base dell’Alleanza atlantica».

Continua a leggereRiduci
Gli Usa credono all’incontro Putin-Zelensky
Vladimir Putin e Volodomyr Zelensky (Ansa)
Il presidente ucraino ha definito «costruttivo» il trilaterale conclusosi ieri con States e Russia. I colloqui riprenderanno l’1 febbraio sempre ad Abu Dhabi. Viktor Orbán: «Non faremo entrare Kiev nell’Ue, scatenerebbe una guerra». Steve Witkoff e Jared Kushnerricevuti dallo zar.

Il secondo round di colloqui ad Abu Dhabi tra la delegazione ucraina e quella russa, avvenuto con la mediazione degli americani Steve Witkoff e Jared Kushner, ha segnato dei passi avanti sulle trattative di pace.

Il clima di cauto ottimismo emerge dalle dichiarazioni rilasciate dagli alti dirigenti statunitensi. Pur riconoscendo che sono necessarie «altre discussioni», hanno annunciato: «Non pensiamo di essere così lontani da un incontro Putin-Zelensky, visti i recenti progressi nei colloqui». E produttivo è stato anche il dialogo che ha preceduto il trilaterale: a Mosca il presidente russo, l’inviato americano e il genero di Donald Trump hanno parlato per quattro ore. Per non perdere il nuovo slancio, è già stata fissata la riunione tra le tre squadre negoziali: si vedranno tra una settimana, il 1° febbraio, sempre negli Emirati Arabi.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy