Anche in Italia ieri le piazze si sono infiammate con proteste a difesa della Palestina. Ma la giornata di mobilitazione nazionale ha dato luogo, in diversi momenti, ad attacchi e aggressioni contro le forze dell’ordine. I cortei pro Pal hanno invaso oltre 40 città italiane, da Nord a Sud, accendendo il dibattito, che è diventato non solo politico ma anche sociale ed economico, considerati i danni materiali causati dalle manifestazioni.
Torino, gli scontri con la polizia e le parole di Askatasuna
A Torino, i manifestanti hanno violato le prescrizioni della prefettura, transitando da piazza Castello per dirigersi verso i Giardini Reali. Proprio lì la polizia ha respinto qualche tentativo di rompere il cordone mentre retrocedeva per far arrivare il corteo in piazza, dove si è ricongiunto con l’altra parte di manifestanti. A quel punto le tensioni sono esplose: spintoni, calci e pugni. Sugli scontri circolano in queste ore diversi video postati su Instagram. In alcune clip si vede che a guidare la sommossa contro la polizia c’erano almeno due ragazzi nordafricani.
Poi la situazione è tornata alla calma e ha permesso a oltre duemila persone di radunarsi sotto lo slogan «La fine del genocidio è la fine del sionismo». Al corteo hanno partecipato, tra gli altri, pure i sindacati, il movimento No Tav e l’Anpi. «Siamo in 10.000», urlano i manifestanti che procedono al coro: «Siamo un popolo libero e vogliamo la Palestina libera». «Scendiamo in piazza tutti i sabati per la Palestina, contro il governo Meloni, contro l’invio di armi e il caro carburante! Non ci sono governi amici, solo il popolo salva il popolo!»: sono state le frasi pronunciate da alcuni manifestanti.
Sara Munari, una delle leader di Askatasuna secondo gli investigatori, ha scandito al microfono: «Il 7 ottobre è una giornata storica di resistenza globale». Bruciati fantocci di Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Gli organizzatori hanno annunciato una nuova manifestazione il prossimo 24 ottobre.
Dura la reazione politica, soprattutto dopo gli scontri con le forze dell’ordine. Per il vicecapogruppo di FdI alla Camera, Augusta Montaruli, «l’aggressione alle forze di polizia, evidente e inequivocabile come si può guardare dai video, è un esordio vomitevole per una manifestazione torinese che nulla ha a che fare con la Palestina. Il corteo pro Pal mette vergognosamente insieme Askatasuna, galassie estremiste anche islamiche e i giovani del Pd. Torino scrive un’altra pagina di una gravità inaudita, in cui i partecipanti vogliono sfidare gli uomini in divisa. Chi vuole manifestare davvero non lo fa al fianco di chi cerca lo scontro con gli agenti».
Bologna, gli slogan dei collettivi e le proteste in piazza
Manifestanti in piazza anche a Bologna con striscioni e slogan del tipo «Basta complicità con il genocidio»; ma anche cartelli con la caricatura di Trump e Netanyahu e la scritta «Assassini», e tante bandiere della Palestina. Intonando i cori «Intifada fino alla vittoria», «ci servono più aule e non più bombe» e «non ci arruoliamo», i collettivi che hanno aderito alla manifestazione sono confluiti in piazza Nettuno.
Tra i temi al centro della contestazione, anche la condanna delle violenze a sfondo omofobo registrate recentemente in città (tacendo sulle responsabilità spesso da addebitare ad aggressori stranieri). A partire per primi sono stati gli attivisti del Cassero e di Rivolta Pride, che si sono dati appuntamento in porta Mascarella, contemporaneamente agli studenti di Cambiare rotta e Osa, che hanno raggiunto piazza Maggiore sfilando per via Rizzoli.
Mentre a Milano è partito da piazza della Repubblica il corteo per chiedere lo stop agli accordi e l’embargo nei confronti di Israele. Ad aprire la manifestazione, a cui stanno partecipando in centinaia, uno striscione con la scritta «From the river to the sea Palestine will be free. Contro il genocidio, la guerra, il sionismo e ogni complicità. Palestina libera dal fiume fino al mare». Tra i cartelli esposti anche uno con la frase «7 ottobre come il 25 aprile. Fasci e sionisti appesi».
La manifestazione è stata promossa dai Giovani palestinesi di Milano, che al momento dell’appello hanno invitato cittadini e organizzazioni a scendere in piazza per sostenere la causa palestinese e chiedere la fine dell’occupazione.
Greta Thunberg a Napoli attacca il governo italiano
A Napoli è arrivata per la prima volta Greta Thunberg e ha partecipato al corteo in solidarietà con la popolazione di Gaza. Parlando dal palco e riferendosi all’esecutivo italiano, ha attaccato «questo governo, fascista, che continua a essere complice diretto, autore diretto, di politiche sistemiche volte alla completa deumanizzazione delle persone che provano ad attraversare il Mediterraneo: questa deumanizzazione passa attraverso la costruzione dei Cpr che sono dei veri e propri campi di concentramento».
Roma, danni alle scuole occupate e rischio didattica a distanza
A Roma le realtà palestinesi hanno sfilato per chiedere «la fine del genocidio di Israele». Il corteo è partito dal Colosseo, con un leggero ritardo dovuto alla pioggia, per raggiungere piazzale Aldo Moro. «Oltre a Roma, ci sono più di 40 piazze in tutta Italia, da Nord a Sud. Con questo corteo vogliamo riaccendere i riflettori sulla Palestina, che ultimamente si sono spenti», ha spiegato Maya Issa del Movimento degli studenti palestinesi in Italia.
Dopo gli scontri di ieri a Torino e i danni nelle scuole occupate a Roma c’è il rischio, secondo quanto evidenziato da una parte dell’opinione pubblica, che il costo delle proteste stia diventando troppo alto. Adesso le scuole di Roma e provincia, rese inagibili dai danni durante le occupazioni, rischiano di dover procedere con la didattica a distanza fino alla fine dell’anno. È l’allarme lanciato da Daniele Parrucci, consigliere delegato all’Edilizia scolastica della Città metropolitana, che denuncia l’assenza di risorse per affrontare nuove riparazioni impreviste, con la conseguenza che tafferugli, aggressioni e atti vandalici si traducono in disagi concreti per studenti e famiglie.
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