Manifestanti riuniti in piazza Castello a Torino durante un presidio a sostegno della Palestina e della Global Sumud Flotilla
Manifestazione a sostegno della Palestina e della Global Sumud Flotilla davanti alla Prefettura di Torino, il 30 aprile 2026 (Ansa)

Gli islamici sono nostri fratelli, nel senso che anche Caino era fratello di Abele. Quelli che ci spiegano che gli islamici sono nostri fratelli non sanno un accidente di cosa ha scritto san Tommaso e non hanno neanche letto l’attacco del Vangelo di san Giovanni. Il Vangelo di san Giovanni, fino alla riforma liturgica di Paolo VI, era letto alla fine di ogni Messa per ricordarci che è la fede in Cristo che ci rende figli di Dio, e quindi fratelli.

Compito del cristiano è evangelizzare i non credenti, rendendoli fratelli. Avvicinare un non credente senza il progetto di evangelizzarlo è una colpa per omissione per un credente semplice, una colpa grave con furto dello stipendio (che non si sta guadagnando) per un vescovo. Il cristianesimo vero non solo non comanda di far entrare stranieri estranei ostili alla comunità e alle sue leggi, ma con chiarezza, nella Summa Theologiae di san Tommaso, vieta di farlo perché destabilizzerebbero la comunità stessa. Sono i clerici che, come missionari, escono dalla comunità per andare in mezzo alle popolazioni ostili, e convertirle.

Alla fine della Messa erano previste alcune preghiere e l’invocazione a san Michele Arcangelo, che aveva il compito di preservare la Chiesa da Satana. Per motivi che sono rimasti oscuri a molti, e imperscrutabili a noi vecchie zie, è stata tolta anche l’invocazione a san Michele Arcangelo, considerata evidentemente inutile, obsoleta, probabilmente oscurantista, sicuramente poco inclusiva. La preghiera di levare dal mondo Satana e consociati, nonché di rimetterli nell’inferno, deve essere stata vista come una forma di remigrazione. Dopo di che Paolo VI ha avvertito nella Chiesa la presenza del fumo di Satana. Forse l’invocazione eliminata avremmo fatto meglio a tenercela.

La «casa della tregua» e la visione del mondo islamica

Nel diritto islamico classico, il mondo non è uno solo. È diviso in case. C’è la dar al-islam, la casa dell’islam, dove vigono la legge islamica e il potere musulmano. C’è la dar al-harb, la casa della guerra. Tutto il resto è composto dai territori che non si sono ancora sottomessi. In mezzo, i giuristi hanno collocato la dar al-sulh, o dar al-ahd, la casa della tregua: terre non musulmane che hanno stipulato un patto, spesso pagando un tributo, e che per questo vengono momentaneamente risparmiate.

Momentaneamente: la tregua è una sospensione, non una pace. Non è un’invenzione di noi islamofobi. Sono categorie elaborate nell’VIII secolo in Iraq dalla scuola di Abu Hanifa e allievi e tramandate per secoli nei manuali giuridici. Non definiscono una geografia, ma un programma: il mondo è diviso tra chi è già stato conquistato e chi deve ancora esserlo, perché il destino di tutto il mondo è essere conquistato dall’islam.

Bat Ye’or, in Eurabia, pubblicato in Italia da Lindau con il sottotitolo Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita, ha mostrato come questa visione non sia rimasta nei libri antichi. Ha descritto la dhimmitudine, la condizione dei cristiani e degli ebrei tollerati sotto l’islam a prezzo della sottomissione, e ha denunciato un’Europa che, per petrolio, quieto vivere e senso di colpa, ha accettato di comportarsi da casa della tregua: paga, tace, si scusa.

Si può obiettare che non tutti i musulmani pensino in questo modo, ed è vero: molti vivono tra noi senza alcun desiderio di conquista, ma è sufficiente il 10% di aggressivi perché la mia vita diventi un inferno. In tutti i casi la dottrina esiste, è insegnata, è citata, e chi vuole servirsene trova tutto già scritto. E poi c’è sempre la possibilità della radicalizzazione anche in seconda, terza generazione. Per questo temere l’islam non è una fobia.

La fobia è una paura irrazionale, sproporzionata, senza oggetto. Qui l’oggetto c’è, ed è dichiarato. Temere chi ti ha già classificato come terra da conquistare è semplice coraggio, non temerlo non è solo idiozia, è la vigliaccheria di chi spera che se chiude gli occhi il drago scomparirà.

Dalla storia europea alla radicalizzazione contemporanea

L’islam a casa sua ha molti limiti: inchiodato al pensiero di Maometto da una teologia peggio che immobile, inesistente, non produce pensiero, non produce ricchezza se non quella del petrolio, però produce persone perbene, che vivono come meglio possono senza dare fastidio a nessuno. Chi è stato anche solo in vacanza in Tunisia, in Egitto o in Giordania ha incontrato gente normale, spesso gentilissima. È in Europa che l’islam diventa peggiore, e la imbarbarisce. Noi siamo l’incubatrice del serpente: il nazismo prima e il postmarxismo poi hanno compiuto questo osceno miracolo. E il serpente poi torna nelle sue terre di origine e le devasta.

Il 28 novembre 1941 il Gran Mufti di Gerusalemme, Amin al-Husseini, incontra Hitler a Berlino. Il suo scopo è distruggere il focolare ebraico in Palestina. Dall’alleanza nasce anche la 13ª divisione Waffen SS Handschar, reclutata tra i musulmani di Bosnia. Quel patto peggiora entrambi.

I palestinesi cominciano a sognare non la convivenza ma l’annientamento dei sionisti. Il Mufti si adopera affinché nessun ebreo sfugga: nel 1943 chiede ai nazisti di bloccare l’emigrazione verso la Palestina di migliaia di bambini ebrei di Bulgaria, Ungheria e Romania. Chiusa ogni via di fuga, resta solo lo sterminio.

Anche oggi l’Europa è l’incubatrice del serpente. Magdi Cristiano Allam lo ha spiegato in Kamikaze made in Europe: è qui che l’islam si radicalizza. È in Europa che, grazie alla rete dei Fratelli Musulmani, le donne hanno «imparato» il velo, poi il velo integrale, comparso poi anche in Tunisia e in Marocco, dove non c’era. Il caso emblematico sono le grooming gang inglesi.

La violenza contro le donne e il sadismo

Maometto prese come schiave le donne dei nemici uccisi in battaglia, e il diritto islamico classico lo concede a ogni musulmano. Ma questo presuppone tre cose: un nemico sconfitto in uno scontro militare, un musulmano che ha combattuto per Allah, una donna che è il premio, come le 72 vergini promesse dalla tradizione al martire del Jihad. Non le danno gratis: bisogna aver combattuto.

Quando i saraceni razziavano le nostre coste facevano una guerra religiosa, abbattevano campanili e campane, e se avessero incrociato i cavalieri di Malta o una galea con il leone di San Marco non sarebbero tornati a raccontarlo. L’uomo prendeva la donna, contro la sua volontà, certo, ma poi la difendeva dagli altri uomini, la convertiva, manteneva lei e i figli, che sarebbero stati musulmani e avrebbero ingrossato l’esercito di Allah. Lo stupro nell’islam classico è il premio di una battaglia e uno strumento di potenza. La donna non è un giocattolo da rompere prendendolo a calci come fa un bambino demente.

A Rotterdam, migliaia di ragazzine, alcune di 11 anni, sono state stuprate e torturate da branchi di uomini che non avevano vinto nessuna battaglia. Alcune, rimaste incinte, hanno dovuto abortire. Nel Corano e nella vita di Maometto tutto questo non c’è. L’islam è una religione tremenda, ma questo schifo l’hanno imparato qui. E il sadismo si impara in fretta, perché la ferocia è innata in noi.

Circola il video di due maranza: passa un anziano con un cagnolino, uno prende il cane a calci, e quando l’uomo protesta l’altro ammazza il cagnolino con una sedia. A forza di buonismo e deresponsabilizzazione stiamo allevando squilibrati sadici che non sono in grado di vivere in nessun Paese al mondo.

I nostri nemici sono una sinistra pronta a distruggere tutto per i loro voti, e una Chiesa corrotta che non converte più e non distingue più il bene dal male. Chi vuole lapidare una donna o sposare una bambina di 8 anni non è mio fratello e nemmeno cugino di ottavo grado, e chi ritiene che sia parente mio è un cialtrone. Ricordo a tutti i sacerdoti che restano immobili con aria affranta a guardare islamici che vandalizzano le nostre chiese, che Cristo ha anche rovesciato tavoli e preso la gente a scudisciate. Solo gli idioti sono incapaci di collera. Non è una dote. Meno che mai una dote cristiana.

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