«È una battaglia che va avanti da tanti anni e, voglio dirlo chiaramente, non sarà una sentenza a fermarla perché il rischio che attraverso questa proliferazione di centri culturali il nostro territorio si trasformi in una colonia islamica c’è»: è ferma la posizione di Guido Guidesi, assessore leghista allo Sviluppo economico della Regione Lombardia, sulla vicenda della moschea di Casalpusterlengo che, da anni, esiste e prolifera all’interno di edifici mai ufficialmente adibiti a luoghi di culto ma utilizzati come tali, nonostante i tentativi del Comune di far dismettere l’attività.
Due giorni fa il Consiglio di Stato, ribaltando una sentenza del Tar lombardo dello scorso 2024, ha annullato l’ordinanza emessa dal Comune di Casalpusterlengo dello scorso 2019 che vietava l’utilizzo dell’immobile come luogo di culto, ordinando il ripristino dei locali all’uso originario (servizi tecnologici), I giudici hanno sentenziato sostenendo le ragioni del Centro culturale islamico, accogliendo le ragioni presentate e annullando il divieto di utilizzo dei locali ordinato dal Comune. Né il sindaco leghista, Elia Delmiglio, né l’assessore regionale, tuttavia, intendono arrendersi.
«La nostra posizione non cambia e non intendiamo fermarci. Una volta esaminata la sentenza, valuteremo insieme ai nostri legali tutte le iniziative amministrative e giuridiche percorribili. Il Comune ha sempre agito con un unico obiettivo: assicurare il rispetto delle regole, che devono valere per tutti», ha dichiarato Delmiglio, mentre Guidesi ha lanciato un invito a «non confondere l’integrazione con operazioni di colonizzazione culturale e religiosa» per «evitare di trovarci tra qualche anno in un luogo diverso da dove siamo nati, pur non avendo cambiato residenza».
Le miopi ragioni del Consiglio di Stato: «Istruttoria carente, non verificata l’effettiva destinazione dell’immobile»
E il rischio, effettivamente, sembra reale. Soprattutto se alla spinta propulsiva dell’islam trapiantato in casa nostra, si sommano le miopie burocratiche tipiche della più arzigogolata giurisprudenza italiana.
La sentenza del Consiglio di Stato che sdogana le attività del centro islamico (peraltro mai nemmeno rallentate dalle reprimende amministrative), pur confermando formalmente il principio per cui «la libertà di culto non può essere invocata per sottrarsi al rispetto della cornice normativa», accoglie, di fatto, le ragioni dei ricorrenti sottolineando come il Comune di Casalpusterlengo, nell’assumere i suoi provvedimenti in relazione al centro, non avrebbe redatto un buon report ma «un’istruttoria carente e viziata, in cui non è stata affatto verificata l’effettiva destinazione dell’immobile» e «in particolare la sua destinazione a luogo di culto», senza prove relative «al numero dei partecipanti» «all’eventuale apertura al pubblico ovvero all’organizzazione di celebrazioni religiose» e senza aver verificato «se tale attività integri l’esercizio pubblico del culto», ovvero «se si tratti, piuttosto, di un luogo privato di riunione e preghiera riservato a una cerchia ristretta di aderenti».
Le attività del centro islamico che smentiscono la sentenza del Consiglio di Stato
Ebbene, a dirimere la questione ci ha pensato lo stesso centro islamico che – senza alcuna remora – promuove le proprie attività di preghiera collettiva, invitando i fedeli a partecipare numerosi per «illuminare la strada al futuro», definendosi apertamente «Moschea Casalpusterlengo».
Lo scorso 23 dicembre, per esempio, mentre i casalini si preparavano al Santo Natale, tra i fedeli della moschea fervevano i preparativi per la «riunione culturale per giovani» che si è tenuta, poi, il 25 dicembre 2025. Titolo della giornata: «La nostra gioventù, la luce del nostro futuro: verso una consapevolezza spirituale e una azione efficace». Temi: «Sviluppo delle competenze, l’identità islamica e il ruolo dei giovani nella costruzione della nazione sviluppo della leadership». «La tua presenza è un onore per noi… Andiamo insieme a illuminare la strada al futuro!», recitava il claim di richiamo.
A febbraio, invece, via alla «competizione coranica del Ramadan» durante la quale i partecipanti si sono sfidati a suon di versetti imparati a memoria con squadre definite a seconda dei livelli di competizione. Livello uno per chi conosce metà del Corano, livello due chi ne sa recitare un quarto, livello tre per le ultime dieci sure e così via.
Ancora qualche dubbio sulla natura della moschea che prospera in un immobile acquistato come «deposito e ufficio, ad uso cabina elettrica», e utilizzato «in assenza del permesso di costruire»? Per fugarlo ecco, di seguito, le promo dei centri estivi dedicati ai più piccoli: «Con il Corano e i buoni valori costruiamo una generazione migliore», recitano i volantini per l’iscrizione. «Una opportunità di far crescere i bambini nella fede e nel sapere».
Tra le attività proposte, «memorizzazione del sacro testo», «studio degli hadith del profeta» (le azioni di Maometto che costituiscono la base della legge islamica della Shari’a) oltre a lezioni di «purificazioni e abluzioni». «Investi oggi nell’educazione dei tuoi figli, per costruire un futuro luminoso», raccomandano i promotori. «Con il permesso di Allah», naturalmente.
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