«Molti americani seguaci dell’islam hanno affermato di aver votato per Abdul El-Sayed, il primo musulmano eletto al Senato, per le sue politiche, non solo per la sua fede», riportava ieri il New York Times. Il senatore democratico eletto in Michigan, che ha battuto il repubblicano Mike Rogers con circa 7 punti percentuali di vantaggio e un’affluenza record, sarebbe stato «più concentrato su benzina, assistenza sanitaria e prezzi dei generi alimentari» che a presentarsi come il riferimento certo per una «minoranza da proteggere».
Come se le prese di posizione su Gaza e Israele già non bastassero per collocarlo in una compagine democratica a dir poco allarmante. A livello nazionale, i musulmani (circa l’1% dei votanti) alle Midterm hanno scelto per l’80% il Partito democratico.
Secondo un sondaggio del Council on American-Islamic Relations (Cair), la più grande organizzazione statunitense per i diritti civili e la difesa dei musulmani, l’orientamento elettorale «è stato influenzato dal genocidio a Gaza, dalla guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, dall’economia e dalla crescente islamofobia».
Il Cair si è congratulato con la governatrice Gina Hinojosa e il senatore eletto James Talarico perché, ha detto, «queste vittorie in uno Stato a maggioranza repubblicana come il Texas dimostrano che l’odio anti musulmano non è più una strategia politica vincente e che i musulmani del Texas non sono più una pedina politica».
Tutte le posizioni ora in mano a candidati islamici
Di fatto, votando dem i musulmani hanno ottenuto almeno sette rappresentanti al Congresso. I deputati democratici uscenti André Carson del 7° distretto dell’Indiana, Ilhan Omar del 5° distretto del Minnesota, Rashida Tlaib del 12° distretto del Michigan e Lateefah Simon del 12° distretto della California sono stati tutti rieletti alla Camera. Due democratici, Adam Hamawy del 12° distretto del New Jersey e Darializa Avila Chevalier del 13° distretto di New York, sono stati eletti per la prima volta.
E la musulmana Aisha Wahab ieri era in testa per assicurarsi un mandato nel 14° distretto della California.
Non solo, i candidati musulmani dem Abbas Alawieh, Alabas Farhat e Jalal Abdallah hanno vinto le elezioni statali nel Michigan; altri hanno vinto o mantenuto i loro seggi nelle competizioni federali, statali e locali di Illinois, Oregon, Texas, Delaware, Pennsylvania, Colorado e Georgia. Letitia Plummer, eletta giudice della contea di Harris, la terza più grande degli Stati Uniti, è ora la donna musulmana con la carica più alta in Texas.
Il piano del Cair: puntare agli Stati chiave
Guarda caso, decine e decine di eletti soprattutto negli Stati che hanno ricevuto più risorse in base al Piano strategico per le elezioni 2026 del Cair. «La priorità» delle assegnazioni «sarà data agli Stati in cui le competizioni elettorali più agguerrite coincidono con le aree a forte concentrazione di popolazione musulmana americana. Le attività delle sezioni locali in questi Stati riceveranno un maggiore sostegno a livello nazionale», si dichiarava nel documento.
Nell’elenco figuravano, appunto, Arizona, Florida, Georgia, Michigan, Minnesota, Nevada, Carolina del Nord, Pennsylvania, Ohio, Texas, Virginia e Wisconsin. «La nostra mobilitazione non è simbolica, ma decisiva», avvertiva la potente organizzazione, «con circa 8 milioni di musulmani americani in tutto il Paese e oltre 2,5 milioni di elettori registrati concentrati in 12 Stati che decideranno il controllo della Camera e del Senato degli Stati Uniti».
L’obiettivo annunciato era «+2.000.000 nuove iscrizioni nette di elettori musulmani americani durante il ciclo elettorale del 2026». Con quali finanziamenti, per ampliare e rafforzare la platea dei votanti, non è dato sapere.
Ecco chi finanzia la potente organizzazione degli islamici negli Usa
Un’indagine del Middle East Forum pochi mesi fa ha rivelato che il Cair ha ricevuto decine di milioni di dollari di finanziamenti dalla Banca islamica di sviluppo (Isdb), una banca governativa multilaterale i cui principali azionisti includono Iran, Qatar, Turchia e Arabia Saudita.
Isdb ha finanziato diversi progetti negli Stati Uniti, comprese scuole, tra queste la Brighter Horizons School nel Nord del Texas, che, secondo un’indagine, sarebbe stata fondata e gestita da agenti affiliati ad Hamas e utilizzerebbe programmi di studio che incitano all’odio verso i «miscredenti» ed esaltano l’operato di organizzazioni benefiche bandite per terrorismo.
Nihad Awad, direttore esecutivo del Cair, in un post su Facebook dell’aprile 2024 aveva elogiato il defunto sceicco Abdul Majid Al Zindani, che gli Stati Uniti e le Nazioni Unite avevano designato come reclutatore e finanziatore di Al Qaeda. I sostegni finanziari da parte dell’Isdb (e forse di altre realtà legate al terrorismo) al Cair, organizzazione senza scopo di lucro fondata nel 1994, però non compaiono, non ci sarebbe trasparenza.
Le connessioni della rete di donazioni con organizzazioni terroristiche
Senza contare che con la zakat, l’elemosina annuale obbligatoria che costituisce uno dei cinque pilastri dell’islam, reti affiliate ai Fratelli Musulmani hanno raccolto milioni di dollari negli Stati Uniti per finanziare gruppi terroristici.
La donazione rimane una delle fonti di raccolta più corpose per il finanziamento ideologico e non è soggetta a obblighi di segnalazione antiriciclaggio. La Holy Land Foundation for Relief and Development (Hlf), la più grande organizzazione benefica islamica negli Stati Uniti, raccolse circa 57 milioni di dollari nel corso della sua attività prima di essere chiusa nel dicembre 2001 con l’accusa di finanziare Hamas.
«Le elezioni di metà mandato del 2026 pongono la comunità musulmana americana di fronte a una posta in gioco e a una capacità senza precedenti», dichiarava il Cair. Per concludere il suo discorso post vittoria, il dottor Hamawy ha utilizzato l’espressione «Allahu Akbar», spiegando che «alcuni hanno cercato di trasformare queste parole in un simbolo di paura, ma sono sempre state parole di umiltà».
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