francia lockdown
Le vie deserte di Lione il 19 ottobre (Getty Images)

La Francia ha deciso di risolvere il problema degli scontri con il coprifuoco. Ma scusate, fratelli d’Oltralpe, se vietate ai cittadini normali di andare al ristorante, a teatro, al cinema, ovunque vogliano, dopo le 22 e fino al mattino dopo, non vuol dire che ha vinto chi protesta?

Cioè, dopo una giornata di lavoro, uno che vuole concedersi un po’ di svago se ne deve stare a casa perché lo Stato non è capace di proteggerlo?

Sapete cosa mi fa venire in mente? La storia di un gioielliere veneto che ha subìto diverse rapine fino a che, un bel giorno, ci scappò il morto; ebbene, a quel gioielliere fu «consigliato» dalle istituzioni di cambiare zona perché lì era troppo in pericolo.

In altri termini: invece di mandare via i ladri dal quartiere mandano via il gioielliere. Per carità, la proposta magari è stata efficace, ma quel gioielliere ha speso una baracca di soldi per aprire un altro locale e ha perso la clientela. Potremmo dire: senza delinquenti e senza clienti. Bella soluzione, complimenti.

Da Marsiglia a Lione, locali e cittadini pagano il prezzo delle violenze

Il coprifuoco francese è qualcosa di simile. State in casa perché fuori rischiate e noi non siamo in grado di proteggervi: questo vuol dire, non altro.

Stanotte anche a Marsiglia, nel Sud della Francia, verranno applicati i provvedimenti già applicati ieri in alcune zone di Parigi e in altre città della Francia, dopo gli scontri e le devastazioni del 17 ottobre.

Da oggi fino a sabato, dalle 22 alle cinque del mattino, non si uscirà perché è vietato, in particolare vicino ad alcuni settori commerciali del centro, quelli dove si svolge anche parte della vita notturna della città. Ha detto il primo ministro francese, Sébastien Lecornu, che questi coprifuoco hanno contribuito alla calma; all’unanimità, conferito a Lecornu il premio 2026 La Palice, che disse di qualcuno: «Se non fosse morto sarebbe ancora in vita». La profondità del pensiero di Lecornu merita questo riconoscimento in assoluto.

Lecornu canta vittoria, ma i divieti notturni penalizzano bar, ristoranti e teatri

Ma che modo di pensare è questo? Lo stesso primo ministro ha sostenuto che: «Nuovi coprifuoco saranno decisi per questa sera (ieri,ndr) dove la situazione lo richiede. Queste decisioni saranno prese sul territorio dai prefetti in collaborazione con i sindaci».

Secondo voi, avendo a disposizione queste possibilità per evitare gli scontri, ci sarà qualche prefetto o qualche sindaco che non adotterà il coprifuoco, ma che lascerà libere le città di viversi le serate come meglio credono?

Sarebbe troppo facile, in caso di manifestazioni violente, accusare questi sindaci e questi prefetti di non essere stati sufficientemente prudenti. Quindi è probabile che il provvedimento verrà adottato in molte delle città.

Ad esempio anche a Lione, grande e importante città francese, è stato nuovamente imposto per ieri sera, dalle 21 fino alle sei di stamattina, lo stesso provvedimento. Oltre a questo, il prefetto di Lione ha deciso anche di rinnovare il divieto di assembramento dalle ore 16 alle ore 21.

Ora, intendiamoci: il divieto di assembramento è molto più logico perché certamente non si assembrano i cittadini «normali» che a quell’ora o lavorano o vanno in giro, ma per altri scopi, non per assembrarsi. Quindi si tratta di una misura preventiva, di assoluto buon senso, che forse andrebbe adottata anche in Italia in certi luoghi.

Ma, nel caso dei coprifuoco, nessuno ci toglie dalla testa che questa è una vera e propria resa dello Stato nei confronti di questi delinquenti minorenni, maggiorenni o adulti che siano.

Magari questi giovani che non possono manifestare avranno la notte libera per decidere dove e come organizzare quelle schifezze che abbiamo visto il 17 ottobre. Non creda Lecornu di risolvere il problema tenendo a casa i cittadini la sera.

Vietare le uscite invece di fermare i delinquenti: chi risarcirà gli esercenti?

Quanto può durare? C’è un’economia dei bar, dei ristoranti, delle brasseries, dei cinema, dei teatri, insomma, di tutte le attività serali; per quanto dovranno non incassare dalle 22 in poi o dalle 21 in poi come a Lione?

Non si può impedire ai teppisti di sfasciare le vetrine, senza che gli esercenti perdano i soldi dell’incasso serale? Chi glieli ridà a questi lavoratori i soldi persi? Si troveranno «cornú e mazzié», in francese maccheronico.

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