Islamici preghiera moschea modena
Nel riquadro, l'ex sottostazione Enel usata come moschea a Modena (iStock)

A Casalpusterlengo, Islam e magistratura vanno a braccetto. Una diatriba giudiziaria durata più di un quindicennio si è arricchita ieri di un nuovo capitolo, con il Consiglio di Stato che cancella il divieto del Comune del 2019, ribaltando il Tar. Nel mezzo ci sono finanziamenti dal Qatar, due immobili inizialmente destinati ad altri utilizzi e condanne penali.

Il Centro culturale islamico di Casalpusterlengo, in provincia di Lodi, può proseguire le proprie attività religiose. Ieri, il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del Tar Lombardia del marzo 2024 e ha annullato l’ordinanza del 14 gennaio 2019 del Comune. Con quest’ultima, si imponeva al Centro culturale islamico di ripristinare la destinazione originaria dell’ex sottostazione Enel di via Crema. Traduzione: si vietava l’uso come luogo di culto. Ma per i giudici, il provvedimento era lacunoso e insufficientemente motivato.

Dall’ex laboratorio alla sottostazione elettrica

Questa vicenda nasce nel 2009, quando gli islamici provano a utilizzare un ex laboratorio artigianale di via Fugazza come sede associativa e per le preghiere del venerdì. Con un’ordinanza, l’amministrazione del sindaco leghista Flavio Parmesani contesta le modifiche edilizie e il cambio di destinazione d’uso.

L’associazione fa ricorso al Tar, che le riconosce le ragioni. Nel 2010, però, il Comune ricorre con successo al Consiglio di Stato, che decide di bloccare la sede. Il motivo è che la libertà di culto è garantita, ma bisogna rispettare le norme urbanistiche. Da qui, la decisione di acquistare l’ex sottostazione elettrica Enel che, dal 2012, è utilizzata per le preghiere del venerdì e le attività del Ramadan.

L’ammissione degli islamici: arrivati 150.000 euro dal Qatar

Nel 2016 i vertici dell’associazione ammettono pubblicamente di aver ricevuto 150.000 euro dal Qatar, oltre a finanziamenti per 60.000 dalla comunità locale. Nel 2017 la vicenda viene pure richiamata in un’interrogazione del deputato leghista Guido Guidesi. Nel mezzo ci sono procedimenti penali per lavori senza autorizzazioni. L’ex presidente Abdellah El Murabaa patteggia per un’ammenda e 5 mesi e 10 giorni (poi sospesi), mentre il nuovo presidente Abdellatif Ghenji viene assolto nel 2019 sul cambio destinazione.

Intanto, sempre nel 2019, il Comune ordina il ripristino di questa seconda sede dato che la zona è classificata per servizi tecnologici e non per attrezzature religiose. Nel 2024 c’è la conferma del Tar. Si arriva, così, alla decisione di ieri del Consiglio di Stato. Oltre 15 anni di preghiere hanno portato risultati positivi alla comunità.

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