Il corso sul buddismo della diocesi di Milano
Nel riquadro, la locandina del corso che la diocesi di Milano terrà in Corea del Sud (Ansa)

In preparazione della Giornata mondiale dei giovani, la nota kermesse cattolica che si terrà a Seul il prossimo 2027, la diocesi di Milano ha avuto la bella pensata di preparare i futuri partecipanti con un’iniziativa alquanto stravagante. Lo si deduce dallo stesso titolo: Sui passi del Buddha.

Si tratta di un ciclo di cinque lezioni online e gratuite organizzato per approfondire la storia, il pensiero e le diverse tradizioni del buddismo, che si terrà dal 27 ottobre al 23 novembre 2026. Il percorso è promosso dal Centro Carlo Maria Martini in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca, e fa parte delle iniziative della Diocesi di Milano in preparazione alla Giornata mondiale della gioventù (Gmg) di Seul.

Le cinque lezioni del corso online

Si spiega, infatti, sul sito ufficiale della Pastorale giovanile della Diocesi ambrosiana che il corso «articolato in cinque lezioni online, offrirà un’introduzione ai fondamenti del pensiero buddista e alle principali scuole della tradizione: dal nucleo originario dell’insegnamento del Buddha al buddismo Theravada, dal Grande Veicolo allo Zen e al buddismo coreano». Si precisa, inoltre, che «a guidare i partecipanti saranno studiosi ed esperti di queste tradizioni, con l’obiettivo di fornire strumenti storico-critici utili a comprenderne la ricchezza e il significato».

Tutto questo perché, sempre secondo l’ufficio della Pastorale giovanile della Diocesi ambrosiana, è importante «comprendere il buddismo nelle sue origini, nei suoi sviluppi storici e nelle sue diverse tradizioni, per coglierne anche l’attualità nel mondo contemporaneo». E, soprattutto, è uno strumento ritenuto utile e fondamentale per preparare i giovani alla prossima Gmg nel lontano Oriente. Lo si dice, infatti, in maniera esplicita: «Il progetto si inserisce tra le iniziative della Diocesi di Milano in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù di Seul, in programma dal 3 all’8 agosto 2027».

Il corso appare come una cosa seria con tanto di prova: «È previsto il rilascio di un Open badge per coloro che, iscritti al percorso, avranno partecipato ad almeno quattro lezioni su cinque e superato la prova di verifica delle conoscenze acquisite», mentre «gli studenti dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca che ne avranno diritto potranno chiedere al Consiglio di Coordinamento Didattico del proprio Corso di studi il riconoscimento di Crediti formativi universitari».

Il paradosso di una Chiesa che insegna il buddismo

Quello che appare davvero singolare è l’idea espressamente enunciata di preparare i giovani cattolici che si appresteranno ad ascoltare il Santo Padre «valorizzando il contributo del buddismo», attraverso un «percorso che affronterà anche temi di grande attualità, come il senso dell’esistenza, l’esperienza della sofferenza, la ricerca della felicità, l’etica della convivenza e il rapporto tra interiorità e mondo».

Tutto ciò dà l’idea di come certi organismi burocratici ecclesiastici appaiano fuori dal mondo: mentre la triste realtà mostra che i giovani – ahimè – non conoscono più Cristo, i responsabili diocesani ambrosiani pensano che sia utile far loro conoscere Buddha. Questo è il frutto della visione distorta della realtà che purtroppo caratterizza molti funzionari curiali che si ostinano a vivere nella bolla surreale di un clericalismo fuori dal tempo e dalla storia.

Ed è anche il sintomo della profonda, e forse irreversibile, crisi che sta oggi vivendo la Chiesa che fu guidata da Sant’Ambrogio e da San Carlo Borromeo. Quella stessa Chiesa che ha generato, nel corso dei secoli, grandi Pastori e grandi educatori. Penso, ad esempio, a monsignor Luigi Giussani, il fondatore del movimento di Comunione e Liberazione, che ho avuto la grazia di conoscere e frequentare cinquant’anni fa. Non riesco davvero a immaginare Giussani, questo impareggiabile educatore di giovani e figlio della Chiesa ambrosiana, intento a preparare i ragazzi all’incontro col Papa alla Gmg, parlando del «senso dell’esistenza», dell’«esperienza della sofferenza», della «ricerca della felicità», senza mai citare Cristo e con un corso di cinque giorni su Buddha. C’è qualcosa che non quadra.

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