I maranza hanno vinto. Bruciando, devastando e saccheggiando come un’orda di barbari, hanno instillato il terrore nella popolazione, tanto da spingere dei genitori a lasciare a casa da scuola le loro figlie.
Questa decisione, assurda in quello che dovrebbe essere un Paese civile, è stata motivata da una serie di messaggi scambiati su gruppi Telegram in diverse parti d’Italia, in cui si pianificavano nuove devastazioni e violenze anche gravi. Un auto-lockdown, che consegna il controllo non solo delle strade, ma anche della nostra quotidianità, nelle mani di questi figli di immigrati che «esprimono il loro disagio» in questo modo. È l’effetto Francia che gente come Ilaria Salis e l’astro nascente del Pd, Raffale Giuliani, si auspicavano di vedere anche in Italia.
Emblematico il caso del Veneto, dove alcune ragazze adolescenti hanno inviato al presidente della regione Alberto Stefani chat in cui «maranza travestiti da manifestanti» avrebbero pianificato degli stupri. Secondo quanto riportato dal sito web de L’Arena, sono stati indicati in particolare due istituti, frequentati da studentesse che si sarebbero sentite costrette a restare a casa.
«Non chiamiamole scherzi o bravate. Quelle che circolano sulle chat di migliaia di studenti veneti sono minacce alla libertà e alla sicurezza delle donne. Respingiamole con rabbia, senza distinguo o esitazioni, specie perché sono indirizzate alla fascia di popolazione più sensibile e più preziosa della nostra comunità», è la netta condanna di Stefani. «Come Regione siamo al fianco di tutte le agenzie impegnate nella sfida educativa e lo saremo sempre di più, per salvaguardare i nostri giovani e dare a chi lo merita opportunità di crescita umana, culturale e sociale. Allo stesso tempo, non faremo un passo indietro di fronte alla barbarie cui stiamo assistendo in questi giorni. I luoghi di libertà e sviluppo della conoscenza devono essere aperti e sicuri. Fuori la paura dalle scuole».
Il presidente del Veneto ha spiegato che questo «è un fatto di estrema gravità» perché potrebbe trattarsi di una minaccia concreta o di una provocazione, ma «il risultato è lo stesso: ragazze terrorizzate e famiglie gettate nell’angoscia. E questo è inaccettabile. Non possono essere le ragazze a dover cambiare le proprie abitudini. Devono essere fermati tutti coloro che pensano di poterle minacciare».
Secondo Stefani, c’è anche «una questione più profonda», ovvero «come sia possibile che qualcuno arrivi anche solo a concepire lo stupro come uno strumento di intimidazione, di provocazione o di divertimento. La violenza contro le donne non nasce soltanto dai gesti estremi. Si alimenta anche attraverso parole, linguaggi e atteggiamenti che banalizzano la sopraffazione e il disprezzo. Ed è proprio questa cultura che dobbiamo contrastare, senza indulgenza». Parole, queste, che in passato la sinistra ha usato spesso per criticare quella che loro dipingono come una “destra patriarcale e maschilista”. Nei giorni scorsi, però, le stesse persone che hanno fatto della difesa delle donne la loro bandiera si sono affrettate a giustificare le scene vergognose a cui abbiamo assistito e che hanno fatto il giro del mondo.
Preoccupazione anche a Ravenna, Pavia e Cremona
Anche nella città romagnola la mattinata è trascorsa nella preoccupazione per tanti ragazzi e i loro genitori. I messaggi diffusi nelle chat di studenti, in cui si faceva riferimento a possibili devastazioni e violenze, hanno condizionato gli spostamenti verso le scuole. In molti casi, infatti, le famiglie hanno deciso di tenere i figli a casa o di accompagnarli personalmente a scuola. E molti giovani, una volta arrivati agli istituti, si sono rifiutati di entrare.
E questo nonostante la presenza di presidi delle forze dell’ordine, che hanno intensificato controlli e pattugliamenti di fronte alle scuole superiori. Alla fine, nonostante l’apprensione, non si sono verificati incidenti.
Situazioni simili anche a Pavia e Cremona, dove il tam tam dei social e del web ha diffuso informazioni su possibili azioni violente che si sarebbero dovute verificare oggi nelle due città. Anche qui, i carabinieri hanno intensificato i controlli nei pressi delle stazioni e dei principali istituti scolastici. «Fortunatamente gli allarmi si sono dimostrati tutti infondati», ha sottolineato una nota dei carabinieri di Pavia. «Le pattuglie dell’Arma hanno perlustrato tutte le zone di maggior interesse, senza rilevare alcuna violenza o turbamento dell’ordine pubblico. I servizi continueranno anche nei prossimi giorni, ponendo massima attenzione alle fasce più giovani della popolazione».
L’allarme nelle università milanesi: «Vogliono incendiare la Iulm e la Bocconi»
La paura rimane alta nel capoluogo lombardo, teatro nello scorso finesettimana di violenti scontri e devastazioni ad opera di orde di maranza. Tra gli studenti universitari, si sta diffondendo l’allarme su possibili attacchi alla Iulm e alla Bocconi. Secondo quanto si può leggere sui social, alcuni gruppi di manifestanti starebbero ipotizzando di «commettere violenze, aggredire sessualmente le studentesse e incendiare le università».
Gli screen condivisi su X mostrano dei messaggi inoltrati da gruppi WhatsApp, dove sarebbero presenti circa 400 persone, intenzionate a uccidere «i futuri rich». Anche in questo caso, molti studenti hanno preferito restare a casa. Non è chiaro se si tratti di chat vere o di messaggi fasulli, ma l’allarme ormai è scattato, la preoccupazione è tanta e la società civile si sta inchinando a questi violenti, contro cui lo Stato sembra essere impotente.
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