Ci voleva il tribunale islamico di Padova per far aprire gli occhi alla sinistra sui rischi dell’islam. Avs preoccupata: «Bisogna vigilare sulle donne», mentre Iv chiede quante «sentenze» siano state già emesse. Fdi: «Chi si affida a quell’organo va espulso». La Procura apre un’indagine.
Il caso della Camera arbitrale islamica
Ci voleva il «tribunale islamico» di Padova per smuovere persino i progressisti contro il rischio di giustizie parallele. Contro principi, come quelli della Sharia, incompatibili con l’ordinamento giuridico italiano
Una serie di prese di distanze contro la Camera arbitrale islamica italiana che arrivano dopo la decisione del procuratore di Padova, Angelantonio Racanelli, di aprire un fascicolo a modello 45, quindi senza indagati né ipotesi di reato. Il sospetto è che l’associazione presieduta dall’Avvocato Oman Vanin, di fede musulmana, sia sorta fuori dai limiti della legge italiana, imitando quei Paesi come l’Inghilterra dove gli arbitrati secondo la Sharia sono legali e dove l’Islamic Sharia Council con sede a Londra, non a caso citato nel sito della Camera, si occupa di vendite, matrimoni e divorzi.
Situazione diversa da quella dell’Italia dove gli arbitrati devono rispettare il principio dell’ordine pubblico e non possono fungere da escamotage per introdurre ordinamenti giuridici alternativi. Cosa che il sito della Camera arbitrale invece lascia intendere. «Se tutte le parti provengono dalla stessa nazione o regione, la controversia sarà risolta applicando la Sharia interpretata e consolidata nel loro Paese d’origine, per la massima pertinenza culturale e legale» si legge. Non solo. «La sentenza arbitrale resa dagli arbitri della Camera avrà lo stesso effetto di una sentenza resa dall’Autorità giudiziaria italiana».
L’esposto e la richiesta di espulsione
Dichiarazioni che hanno fatto sobbalzare l’avvocato e membro dell’assemblea di Futuro nazionale Francesco Minutillo, che ha subito presentato un esposto alla procura. «Non sto chiedendo di giudicare una religione, la questione è rigorosamente giuridica». Di lì l’esposto alla Procura di Padova per capire se la Camera islamica amministri normali arbitrati privati oppure si comporti come un vero e proprio circuito di giustizia parallelo.
Durissima la posizione del capogruppo di Fdi alla Camera, Galeazzo Bignami, che chiede che chi propone cause alla Camera arbitrale islamica» di Padova vada espulso «perché, evidentemente, ritiene che la Sharia venga prima della legge italiana e questo non è accettabile e non perché lo dico io, ma la Costituzione, l’articolo 3: tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono uguali davanti alla legge».
Da Fdi arriva inoltre la richiesta al Consiglio dell’Ordine degli avvocati di valutare la radiazione di Vanin, punto sul quale viene sollecitato anche dalla Lega con l’europarlamentare Anna Maria Cisint, che ha puntato il dito contro l’impiego come docente a contratto presso l’ateneo di Padova. «Gravissimo che insegni presso un’Università statale. Chi pretende di cancellare le leggi dello Stato e sostituirle con quelle della Sharia non può insegnare ed esercitare proprio all’interno delle istituzioni italiane».
Le interrogazioni di Italia Viva e Avs
Richieste di chiarimento in forma di interrogazioni sono state indirizzate ai ministri della Giustizia e dell’Interno da parte di Noi Moderati. Così come da Italia Viva. «Il sito promette riservatezza “in questioni familiari” e il regolamento consente di trasmettere il lodo alle associazioni islamiche del luogo in cui vive chi ha perso: si chiama gogna», ha commentato il capogruppo nella commissione Giustizia del Senato, Ivan Scalfarotto.
«Chiedo al governo quanti lodi sono stati emessi, su quali materie e chi sono gli arbitri, e come intenda garantire che nessuno in Italia sia giudicato secondo regole incompatibili con la Costituzione, a partire dalla laicità dello Stato e dall’uguaglianza tra uomini e donne. L’integrazione è la sfida più importante che abbiamo e si fa con gli stessi giudici e gli stessi diritti per tutti».
Perplessità, pur con una certa cautela, espresse anche dalla capogruppo alla Camera di Avs, Luana Zanella. «Non è estraneo alle nostre pratiche giuridiche ricorrere a sedi esterne ai tribunali per dirimere controversie, non credo dunque che vadano represse iniziative come quella del Centro islamico di Padova, tuttavia, non si può sottovalutare l’impatto di queste iniziative nei legami famigliari, anche perché non conosciamo le fonti giuridiche ai quali si ispira questa esperienza padovana, posto che esse sono numerose e tra loro diverse».
La presa di posizione dell’Ucoii
Prese di distanza che, a pensar «male», a sinistra sono scattate soprattutto dopo la presa di posizione forte e senza ambiguità da parte dell’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche italiane. «Si tratta di un’iniziativa nata in modo del tutto autonomo, promossa da soggetti sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato da parte loro», così in una nota ieri.
«Nessuna delle realtà associative, dei centri islamici e delle moschee che l’Ucoii rappresenta sul territorio nazionale è stata consultata. In Italia la giustizia è una sola ed è quella dello Stato. Iniziative di questo tipo non possono essere accettate dai musulmani italiani». Una nota che si è chiusa con un invito rivolto ai fedeli. «Diffidate dei servizi di questo genere».
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