carne maiale scuole
(iStock)

Stiamo smettendo di mangiare salami. Ma non smettiamo di esserlo. Anzi, non siamo mai stati così salami come adesso che rinunciamo a mangiare salami. Come dimostra la notizia che arriva dalla provincia di Pordenone: nella patria del prosciutto San Daniele, infatti non si mangia più il prosciutto San Daniele. Almeno nelle mense scolastiche. Ai bambini saranno serviti pollo al curry e cous cous ma non il prosciutto di San Daniele e tantomeno il salame.

E neppure la braciola di maiale. E neppure i rigatoni all’amatriciana con il pericolosissimo guanciale. Tutto abolito in nome dell’islamicamente corretto. Che ci volete fare? Una volta eravamo così orgogliosi dei nostri patrimoni gastronomici che li portavamo da qui a là. Adesso, al massimo, da qui Allah.

La notizia friulana segue di qualche giorno quella arrivata da Piacenza: anche qui carne di maiale bandita dalle mense scolastiche, coppa e pancetta sacrificati sull’altare di Maometto.

Nella città emiliana è stata organizzata una protesta, 1.400 firme raccolte in poche ore per chiedere ai ministri della Salute e dell’Istruzione di reintrodurre nella dieta dei bambini i piatti della tradizione. Risposta della sindaca del Pd Katia Tarasconi: non si può.

Domanda dei genitori: perché? Risposta della sindaca: perché con la carne di maiale, come la lonza, i bambini rischiano il soffocamento. Si capisce: bisogna evitare il rischio.

Anche se, a dirla tutta, i bambini soffocati dalla lonza risultano a tutt’oggi inferiori ai cervelli dei sindaci soffocati dalla stupidità. O dall’islamofilia, ammesso che ci sia differenza tra le due cose. Se ne deve essere resa conto persino la sindaca visto che ha fatto una mezza marcia indietro: «Sì alla coppa, ma solo dalla terza elementare».

È bello comunque vedere la leggerezza con cui rinunciamo a tradizioni secolari. Al Museo Civico di Piacenza c’è un ciondolo raffigurante un maialetto che risale all’epoca romana: già allora da queste parti si consumava carne suina.

C’è un mosaico del XII secolo, nell’abbazia San Colombano a Bobbio che raffigura il sacro rito della macellazione, uno simile è custodito nella cripta della chiesa di San Savino a Piacenza.

E il prosciutto San Daniele? Raccontano le cronache del Concilio di Trento che il 1 luglio 1563 i preti riuniti consumarono «trenta paia di parsutti» portati a dorso di mulo da San Daniele. Li aveva regalati il vescovo di Aquileia, che evidentemente non era un imam. Non ancora, per lo meno.

Ora invece ci toccherà pure questo: un imam come vescovo. Ci stiamo avvicinando. Non ci credete? Guardate che cosa sta succedendo: siamo diventati l’Italistan, provincia musulmana, territorio di conquista dell’Islam.

Quello che agli islamici non riuscì quando ci provarono con le armi a Poitiers (732), a Lepanto (1571) e a Vienna (1683) riesce oggi che usano le armi dell’immigrazione e della demografia: a Padova è appena stato istituito il tribunale che agisce in nome della sharia; a Torino nasce una maxi moschea con un minareto che sfida la Mole Antonelliana; a Bergamo pure, con i soldi del Qatar; a Pioltello le scuole chiudono per il Ramadan.

Qualche mese fa a Bologna la Madonna di San Luca fu tenuta rigorosamente fuori dai cancelli delle scuole, perché, dissero gli insegnanti, siamo un Paese laico. Però a Treviso gli insegnanti portano i bambini in moschea per farli inginocchiare verso la Mecca insieme all’imam. Laicità ad intermittenza. Che è un modo diverso di dire sottomissione.

Che ci volete fare? Dalla mancata integrazione (loro) alla disintegrazione (nostra) è un passo. Si sa che chi rinuncia a difendere le proprie radici rinuncia a difendere sé stesso.

Eppure è accaduto: in gran parte delle scuole della provincia di Pordenone, San Daniele compreso, il San Daniele è stato cancellato. E insieme al San Daniele ogni tipo di carne di maiale. Si salvano solo due paesi, come ci informa Il Gazzettino di Venezia: Casarsa della Delizia, dove un lunedì al mese ai bambini sarà concessa la pasta dell’amatriciana e un venerdì al mese verrà servita la lonza (evidentemente i bambini friulani soffocano di meno di quelli emiliani).

E Spilimbergo dove a richiesta (e solo a richiesta) si potrà chiedere un’aggiunta di prosciutto sulle lasagne e sulla pizza margherita. Due paesi in tutta la provincia. Dal che si deduce che il nostro cibo tipico non è più tipico, ma diventa per l’appunto un’eccezione. Stranieri a casa nostra. Per questo smettiamo di mangiare salami. Ma lo siamo come non mai.

Da non perdere

L’islam più pericoloso è quello europeo
Sottomissione

L’islam più pericoloso è quello europeo

Chiunque abbia viaggiato in Tunisia, Egitto o Giordania ha incontrato gente normale, spesso gentilissima. È da noi che la religione si radicalizza: le donne iniziano a mettere il velo integrale, che in molti Paesi arabi non c’è. E gli uomini imparano il sadismo.

Sottomissione

Così gli immigrati sfregiano l’Europa

Nei nosocomi tedeschi, reparti isolati se arrivano bande di stranieri. Da noi ci sono piscine per donne in burkini ed esenzioni scolastiche per gli alunni durante il Ramadan. In Svezia e Germania la sinistra fa propaganda in arabo. Negli ospedali inglesi hanno dovuto mettere secchi per il deposito dei machete delle baby gang.

L’islam detta le regole pure sui nostri cani
Sottomissione

L’islam detta le regole pure sui nostri cani

I musulmani vogliono impedirci di stare nei luoghi pubblici con gli amici a quattro zampe, considerati «impuri»: nel Ferrarese, un magrebino ha aggredito una donna perché portava a spasso l’animale. E ormai i taxi rifiutano i ciechi se hanno con sé la «guida».