La Camera ha dato il via libera alla nuova legge elettorale, un sistema che prevede un premio di maggioranza per chiunque raggiunga il 42 per cento dei voti. Un meccanismo che, secondo il centrodestra, dovrebbe assicurare stabilità ai prossimi governi, e proprio per questo è stata chiamato Stabilicum.
La sinistra di fronte all’approvazione a maggioranza e a colpi di fiducia, come quasi sempre è accaduto nel passato, anche quando si è votato il Rosatellum e l’Italicum voluti dai progressisti, ha reagito innalzando cartelli con scritto «Legge truffa» e «Con Meloni gasolio a 3 euro». Slogan che certo non si possono classificare fra quelli più efficaci, provvisti di argomentazioni forti e di riferimenti polemici.
La «legge truffa» e i precedenti della sinistra
Era ancora vivo Palmiro Togliatti quando, nel marzo del 1953, il Pci accusò Alcide De Gasperi di aver fatto votare in Parlamento una legge truffa. Come Meloni, anche allora il capo del governo si preoccupava di garantire all’esecutivo una maggioranza stabile, che consentisse di guidare il Paese senza che fosse soggetta ai ricatti delle minoranze. Ma per comunisti e socialisti consentire a chi aveva vinto le elezioni di operare, sottraendolo alle pressioni dei partiti, era, appunto, una truffa e così fecero di tutto per affondare la nuova legge elettorale.
È grazie a quella battaglia, condotta dalla sinistra senza lesinare le argomentazioni polemiche, se abbiamo avuto i governi balneari, quelli del presidente, quelli di solidarietà nazionale, le larghe e le piccole intese, ovvero tutto il campionario della peggiore partitocrazia.
Il premio di maggioranza e le accuse a Meloni
Ovviamente il premio di maggioranza per consentire a chi ha raggiunto un certo numero di consensi non è affatto una truffa, ma un giusto contrappeso per garantire la stabilità di un esecutivo. Prova ne sia che la stessa sinistra, quando varò – anch’essa, come detto, a colpi di maggioranza e di fiducia l’Italicum – inserì un premio di maggioranza.
Certo, all’epoca al governo c’era Matteo Renzi e non Giorgia Meloni e il primo è un mago nello story telling, anche se ormai gli italiani, che hanno verificato molte delle sue promesse, a cominciare dalla riforma del fisco per finire a quella della giustizia, lo conoscono più come un esperto di story balling.
È trascorso del tempo da allora e Renzi non è più alla guida del Partito democratico, ma si vede che i suoi insegnamenti restano e dunque c’è chi continua a sparare balle, raccontando agli elettori che il nuovo sistema è una truffa.
Il gasolio a 3 euro e le accise
Però non c’è solo la mancanza di fantasia nel riesumare una definizione tenuta a battesimo da Togliatti, c’è anche l’uso improprio, per non dire menzognero, del rincaro dei prezzi dei carburanti. «Con la Meloni gasolio a 3 euro» mostrava ieri alla Camera un cartello retto da Elly Schlein.
Peccato che la segretaria non abbia detto che gli ultimi aumenti delle accise su benzina e gasolio portano il marchio di governi guidati da esponenti del Pd o sostenuti anche dai voti del Pd. In Italia il pieno costa caro perché dalla guerra in Etiopia in poi lo Stato ha sempre fatto cassa con i combustibili per veicoli a motore. Nel 2013 fu Enrico Letta a finanziare il cosiddetto decreto del Fare, ma prima ci pensò il governo «tecnico» di Mario Monti, voluto da Giorgio Napolitano e sostenuto anche dalla sinistra.
Dunque, se il gasolio oggi ha raggiunto i 2,3 euro (non i 3 che dice Elly Schlein) diciamo che il Pd ha dato un contributo. Anche perché si deve alla sinistra, e al Green deal voluto dai compagni e da Bruxelles, se in Europa è stato chiuso un terzo delle raffinerie (sei solo in Italia), con conseguente penuria di carburante e inevitabile innalzamento dei prezzi.
Green deal e rincari dei carburanti
Le guerre hanno il loro peso, ma, come spiegano gli esperti, stabilire che nel 2035 l’Europa dirà addio ai motori alimentati da combustibili fossili non può che produrre una riduzione degli investimenti nel settore e dunque la ovvia contrazione delle forniture.
Non credo di dover spiegare che, per la legge dell’economia, se qualche cosa viene a mancare, e la domanda però continua ad aumentare, inevitabilmente anche il prezzo salirà. È una legge che spiegano non al primo anno di università, ma al primo di ragioneria, ma forse nel Pd sono tutti filosofi e non conoscono le regole del mercato.
Le altre «balle» in vista delle elezioni
Ciò detto, potrei continuare con altre balle che in questi giorni vengono messe in circolo, a proposito delle case, dei salari e della situazione economica dell’Italia.
Tuttavia sono convinto che da qui alle elezioni, indette, presumibilmente, per la prima volta nella storia della Repubblica in coincidenza con la regolare scadenza della legislatura, avremo modo di parlarne ancora. Perché nei prossimi mesi la sinistra ne inventerà molte altre.
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