Campo largo in piazzetta senza nulla da dire
Giuseppe Conte ed Elly Schlein (Ansa)
  • Per manifestare l’opposizione sceglie uno spazio minuscolo. Ed Elly Schlein lo ammette anche: «Il prossimo sarà più grande». L’unico collante resta la ritrita lotta al fascismo. Matteo Renzi e Carlo Calenda non si fanno vedere. Passerella per il masaniello Vincenzo De Luca.
  • Giuseppe Conte replica a Beppe Grillo: «Nessuno è essenziale». Sullo sfondo il nodo dei mandati.

Lo speciale contiene due articoli.

«Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?»: l’assenza di Azione e Italia viva alla manifestazione di ieri delle opposizioni in Piazza Santi Apostoli a Roma fa tornare in mente la famosa frase di Nanni Moretti in Ecce Bombo. L’iniziativa, organizzata per dire «no» all’Autonomia differenziata e al premierato, e per protestare contro l’aggressione subita in Aula alla Camera la scorsa settimana dal deputato M5s Leonardo Donno, vede la presenza di Pd, M5s, Avs, Psi e +Europa.

In una piazza, stretta come si è rivelato essere pure il famoso campo, sventolano le bandiere di questa coalizione di centrosinistra che tenta di cementarsi intorno a due temi di stringente attualità: il premierato, che dovrà superare la prova del referendum, e l’Autonomia, che entrerà invece in vigore appena approvata definitivamente dal Parlamento, ma che pure, nelle intenzioni di alcuni leader dell’opposizione, potrebbe diventare materia di consultazione popolare. Lo spazio è minuscolo e lo ammette senza volerlo pure la Schlein: «La prossima volta saremo in una piazza più grande».

Le assenze di Matteo Renzi e Carlo Calenda pesano, ma fino a un certo punto: le Europee hanno affossato i due partitini centristi, il progetto del Terzo polo è materia per gli archeologi della politica, mentre Forza Italia cresce ed è ormai stabilmente il punto di riferimento degli elettori che si collocano al «centro», una dinamica favorita dalla radicalizzazione a sinistra del Pd targato Elly Schlein.

A proposito di bandiere: insieme a quelle dei partiti ci sono i tricolori, i drappi arcobaleno, quelli dell’Europa. Bella ciao d’ordinanza, cartelli che attaccano il centrodestra con le scritte «Dittatori d’Italia altro che fratelli» e «Aggressione in Parlamento», ma lo slogan più significativo è quello che urla la piazza rivolgendosi ai leader: «Unità! Unità!». Del resto, se le Europee hanno certificato la crescita del centrodestra, sono state utili anche per sciogliere alcuni nodi del campo avverso, che mai sarà più chiamato largo: Giuseppe Conte deve rinunciare ai sogni di leadership, il che paradossalmente rende più stabile l’alleanza con Elly Schlein e con i gemelli diversi Bonelli&Fratoianni, ringalluzziti dal successo elettorale. Certo, alla luce dei risultati delle Europee tra centrodestra e centrosinistra ci sono ben 7 punti di distacco, ma i leader dell’opposizione non hanno altra scelta che fare di necessità virtù e rinsaldare questa coalizione, con la speranza che il traino dei referendum la faccia diventare competitiva per i prossimi appuntamenti elettorali, dalle Regionali alle Politiche. Conte e la Schlein si abbracciano in piazza, dove ci sono anche le delegazioni di Cgil e Anpi, e a proposito di Regionali si fa vedere anche Vincenzo De Luca, governatore campano che intende ricandidarsi sfruttando il mancato recepimento da parte del Consiglio regionale della legge quadro nazionale che stabilisce il limite di due mandati: ha già pronte almeno 15 liste ed è certo di poter fare a meno del Pd.

De Luca non rinuncia a una battuta provocatoria: «La Meloni non vincerà il referendum sul premierato», sibila il governatore campano, «gli italiani non hanno voglia di mettere il Paese in mano a… non dico brutte parole». «C’è un patto scellerato tra le forze di maggioranza», dice Conte dal palco, «Fdi paga questo prezzo politico e svende l’unità d’Italia procacciandosi i voti per il premierato a scapito della nostra Repubblica. Dopo l’approvazione dell’Autonomia avremo la cessione alle Regioni di 23 materie: spacca Italia, questo il nome che si merita questa riforma. Dobbiamo spiegarlo al Nord: i cittadini non devono cadere nella trappola, a pagare questo disegno saranno tutti». «Oggi comincia quel piccolo passo ma significativo», attacca Angelo Bonelli, «per costruire l’unità delle opposizioni e mandare Giorgia Meloni a casa. Questa è una piazza molto importante da cui lanciamo un segnale al Paese. Il Paese ha cominciato a capire che questo è un governo di una destra pericolosa, camuffata, che vuole eliminare i poteri di garanzia del capo dello Stato, vuole svendere il Sud a Matteo Salvini e per questo è necessario che le opposizioni comincino ad essere unite».

Si gode il suo momento di gloria pure Leonardo Donno, che sale sul palco con il Tricolore, in riferimento alla ormai famigerata provocazione in Aula alla Camera: «Non ci faremo intimidire», si esalta Donno, «se sventolare un Tricolore è una provocazione, sventoliamolo più forte. Se spaventa le destre, sventoliamolo più forte. Facendoli indietreggiare riusciremo a mandarli a casa».

La chiusura tocca a Elly Schlein: «Mi appello a tutte le forze di opposizione», dice Elly, «basta divisioni. Teniamoci strette le differenze, che sono importanti se riusciamo a metterle a valore. È un passaggio cruciale della storia italiana ed europea. Facciamoci trovare pronti, uniti e compatti. In Senato è passato il premierato, la sedicente patriota, pur di portare avanti la sua riforma, spacca l’Italia perché stanno forzando per portare avanti l’Autonomia. Li fermeremo insieme, li dobbiamo fermare».

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