In Austria sei libero di ammazzarti ma non di rifiutare la vaccinazione
Approvata a larga maggioranza la legge sul suicidio assistito nello stesso paese che renderà obbligatoria la puntura anti Covid. Da un lato si esalta l’autodeterminazione, dall’altro la si nega. La Chiesa si oppone.

In Austria è tutto un valzer, potrebbero trasferire il governo alla Staatsoper. Mentre si approssima l’obbligo vaccinale (1° febbraio) con conseguenti restrizioni liberticide, a Vienna danzano per una nuova legge spacciata come «avanguardia di civiltà» dal cancelliere Karl Nehammer: quella che rende legittimo il suicidio assistito. È entrata in vigore a Capodanno, è stata approvata a larga maggioranza dal Parlamento e costituisce un robusto precedente sulla strada ormai tracciata dell’eutanasia; il malato terminale o incurabile può togliersi la vita assumendo il farmaco in maniera autonoma.

L’ossimoro è evidente: da una parte lo Stato si appresta a obbligare i cittadini a vaccinarsi con una decisione fortemente dirigista, dall’altra lascia totale libertà di scelta sul fine vita, arrivando a battere il record di Belgio, Olanda, Spagna e Svizzera, gli altri Paesi europei che remano per vincere la gara del suicidio più libero. La nuova legge è stata votata col favore di quasi tutte le forze politiche – popolari, verdi, socialdemocratici e liberali (unici contrari i nazionalisti dell’Fpö) -, si applica ai malati terminali e alle persone afflitte da malattia incurabile. È sufficiente che dalla richiesta in piena autonomia passino tre mesi (per evitare scelte d’impulso) e che l’istanza sia approvata da due medici, uno dei quali esperto in cure palliative. Con un dettaglio agghiacciante: nel caso di malati terminali verrà applicata una procedura d’urgenza per evitare che, una volta partito l’iter, la morte naturale arrivi prima di quella autoimposta.

C’è qualcosa di cupamente burocratico in tutto ciò ma il vento progressista porta lì, all’autodeterminazione assoluta, alla libertà di scelta senza vincoli di coscienza, medici o religiosi. Il suicidio assistito non vale solo per i minorenni e per le persone con problemi di salute mentale. Per tutti gli altri sì. E per evitare che una mattina un’amministrazione locale, sanitaria o semplicemente un medico si mettano di traverso, ecco che parenti e amici possono rivolgersi a un «difensore civico dei pazienti» o a un notaio per far rispettare il volere del malato, che a questo punto potrà ottenere i farmaci letali all’Apotheke all’angolo con la stessa facilità con cui si compra un’aspirina.

Contro la legge hanno fatto sentire la loro voce i vescovi austriaci che hanno denunciato «la deriva che ricalca quella di tutti i Paesi nei quali la procedura di morte volontaria è stata legalizzata». L’arcivescovo di Salisburgo monsignor Franz Lackner ha sottolineato che «in brevissimo tempo il caso eccezionale diventa una normalità socialmente accettata e l’esenzione dalla pena un diritto esigibile. La Chiesa si impegna con tutte le sue forze per la protezione globale della vita». La perplessità più forte riguarda il fatto che le nuove norme possono rendere praticabile e non perseguibile qualunque suicidio. Dettagli.

Vietato vietare, cantano a Vienna sulle note della marcia di Radetzky. Poi ci si sposta di un metro e la democrazia della libera scelta non vale più quando si tratta di libertà vaccinale. Si è liberi di farsi uccidere ma non di lavorare, di entrare in un negozio, di bere un caffè senza esibire la patente verde. E dal primo febbraio neanche questa basterà a Vienna e a Linz, perché fare la fila davanti agli hub diventerà obbligatorio, con pesanti sanzioni per i trasgressori. L’Austria si allinea all’Indonesia, alle isole della Micronesia, al Tagikistan e al Turkmenistan; diventa un laboratorio sociale al quale l’Italia del governo DraghiSperanza sta guardando con molto interesse.

Questo, al di là delle scelte individuali, è un corto circuito giuridico che Vienna preferisce non cogliere. «Non siamo riusciti a convincere abbastanza persone a farsi vaccinare, ci sono troppe forze politiche che remano contro», ha spiegato il ministro della Salute, Wolfgang Mueckstein (Verdi), che parlando dei no vax ha denunciato un «attentato al sistema sanitario». Quindi restrizioni, imposizioni, regole ferree dello stesso Stato che in materia etica lascia all’individuo la totale libertà di farsi uccidere.

La decisione del Parlamento austriaco in materia di eutanasia, molto studiata dai politici italiani impegnati in un’analoga battaglia parlamentare, arriva sulla spinta della Corte Costituzionale, protagonista della sentenza-grimaldello per il suicidio assistito: furono infatti gli ermellini austriaci a far partire la slavina dichiarando illegittima la parte del codice penale che punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque aiuti un’altra persona a uccidersi. Questo perché «una simile disposizione viola l’autodeterminazione dei cittadini».

Autodeterminazione. La parola sacra e profumata, sbandierata per ogni desiderio universale della civiltà del benessere, diventa improvvisamente impronunciabile e putrida se accostata alle scelte anti-Covid. Nello specifico i costituzionalisti austriaci non hanno niente da obiettare, esattamente come i nostri. Così lo show-down è totale e il buonsenso vaga in mascherina sulla ruota del Prater.

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