- La Società di pediatria si tuffa sui contagi in aumento e chiede di nuovo l’obbligo di mascherine tra i banchi: «Si insista pure con le vaccinazioni». Presidi in confusione sui protocolli per le Ffp2 ai contatti dei positivi.
- «Newsweek» denuncia gli strascichi delle restrizioni negli Usa: milioni di liceali rinunciano al college. E nel Regno Unito già si riscontra uno «sviluppo ritardato».
Lo speciale contiene due articoli.
Non si capisce se sia più opportuno considerarli gli orfanelli di Roberto Speranza, oppure i suoi soldatini. Parliamo di esperti, presidenti di fondazioni mediche, virostar, tutti pronti a entrare a gamba tesa sulla transizione dal regime sanitario al governo di centrodestra. Con il solito asso nella manica: il terrore.
Dopo Ilaria Capua, che prevede il ritorno delle mascherine in inverno e Walter Ricciardi, che in ospedali e Rsa le esigerebbe «fino a fine pandemia» (cioè per sempre, visto che il virus non sparirà mai), è la presidente della Società italiana di pediatria a intestarsi lo spot per la museruola nelle classi: bisogna «rivalutare» l’obbligo di coprirsi naso e bocca, predica Annamaria Staiano, perché stanno aumentando i contagi tra i bimbi, come ha segnalato l’Iss. Non solo: è necessario «intensificare la campagna vaccinale per la fascia pediatrica e i bambini in età scolare», poiché «la copertura finora raggiunta con le dosi previste resta molto bassa».
Pensate un po’ che imponderabile sciagura: i ragazzini vanno a scuola e, con l’inizio dell’autunno, ricominciano a infettarsi con il coronavirus; più in là, potrebbe fare la sua comparsa persino l’influenza stagionale. Ma ora tenetevi forte: incredibilmente, alla stragrande maggioranza di questi garzoncelli, il Sars-Cov-2 non fa un baffo. Da 0 a 19 anni, la letalità della malattia si attesta al di sotto dello 0,1%. Da inizio pandemia, si sono verificati 72 decessi e 518 ricoveri in terapia intensiva, su un totale di oltre 4 milioni e mezzo di casi. Sono cifre tali da giustificare l’allarmismo? Sufficienti per riportare in auge l’insopportabile impacchettamento delle vie respiratorie, magari anche tra quei piccolini per i quali osservare le espressioni facciali rappresenta un’impellente esigenza, legata allo sviluppo cognitivo?
Per non parlare dell’inscalfibile religione della puntura: esiste uno straccio di prova che dimostri che le inoculazioni, nei giovani, rappresentano un vantaggio? A fronte delle pochissime circostanze in cui il Covid, su di loro, comporta conseguenze serie? E dinanzi all’evidenza di effetti collaterali potenzialmente pesanti, quantunque altrettanto rari? Questi vaccini dovrebbero proteggerli da un rischio che, sostanzialmente, non corrono. E non servono neppure a garantire loro che, in caso venissero raggiunti dal virus, non perderebbero giorni di scuola: nemmeno i rimedi tarati su Omicron, infatti, bloccano il contagio. Anzi, nello studio condotto da Moderna sui bivalenti per Ba.4 e Ba.5, si sono verificate più infezioni nel gruppo che aveva ricevuto il vaccino aggiornato che in quello che aveva ricevuto il vaccino vecchio. Eppure, Ema ha avviato l’analisi dei dati Pfizer su questi preparati per i bimbi da 5 a 11 anni.
Intanto, dilaga il prevedibile caos sui protocolli che avrebbero dovuto liberare gli alunni dal fardello delle mascherine. E che, invece, hanno ridotto le scuole a uno dei pochi ambienti in cui, senza ragione scientifica, lo spettro dei Dpi continua ad aleggiare.
Le regole prescrivono che a «coloro che hanno avuto contatti stretti con soggetti confermati positivi al Sars-Cov-2 è applicato il regime dell’autosorveglianza». Essi potranno continuare a seguire le lezioni, purché indossino per dieci giorni la Ffp2. Il problema è capire chi sono i «contatti stretti». La numero uno dell’Associazione nazionale presidi Lazio, Cristina Costarelli, sul Tempo, se l’è presa con i ministeri della Salute e dell’Istruzione e con le Asl: «Nessuno si è espresso chiaramente su chi siano i contatti che vanno in autosorveglianza a scuola. I compagni di classe? I compagni vicini di banco? I compagni di altre classi se si hanno contatti? I docenti e il personale? La questione è stata scaricata sui dirigenti scolastici, che ad oggi decidono tra combinati disposti di normative in essere e buon senso». Assumendosene – è ovvio – la responsabilità. Ai piani alti, si adottano le peggiori pratiche dei burocrati polverosi: si partoriscono protocolli astratti, poi se nella realtà succede un casino, tanto peggio per chi ci si trova.
I deliri si moltiplicano con le infezioni. Un esempio paradigmatico: di domenica, al compagno di mio figlio è salita la febbre ed è risultato positivo; loro si sono visti l’ultima volta il venerdì mattina, perché sabato la scuola è chiusa; mio figlio è contatto stretto? Valgono le 24 o le 48 ore? Deve portare o no la Ffp2? Arriverà una circolare della scuola?
Tra i banchi, le patologie influenzali sono sempre state gestiste così: chi sta male rimane a casa, gli altri vivono normalmente. I ragazzi sono poco esposti ai pericoli del Covid. In famiglia, non hanno più nonni da salvare con l’astinenza da qualsiasi attività: anziani e fragili sono vaccinati e, comunque, impedire la trasmissione del virus è impossibile. Urge una coraggiosa svolta: il centrodestra elimini i farraginosi vademecum dei boiardi ipocondriaci. È il momento giusto, adesso che non ci sarà più Speranza.
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