Psicologa reintegrata, ira dell’Ordine
I colleghi della professionista non vaccinata alla quale il tribunale ha dato ragione annunciano il ricorso. Il capo dei medici toscani: «La profilassi è un obbligo morale».

La sentenza emessa di recente dal Tribunale di Firenze, e di cui La Verità ha dato conto per prima, sta facendo molto rumore. Con un provvedimento d’urgenza, infatti, il giudice Susanna Zanda ha ordinato di riammettere all’esercizio della propria professione una psicologa di Piombino, la quale era stata sospesa dal suo ordine in quanto non vaccinata. La vera pietra dello scandalo, però, non sta tanto nella tutela del diritto al lavoro della donna, quanto piuttosto nelle motivazioni fornite dal giudice. La professionista, si legge nelle carte, non può «essere costretta, per poter sostentare sé stessa e la sua famiglia, a questi trattamenti iniettivi sperimentali talmente invasivi da insinuarsi nel suo Dna, alterandolo in un modo che potrebbe risultare irreversibile, con effetti ad oggi non prevedibili per la sua vita e salute».

Definire i vaccini anti Covid «trattamenti iniettivi sperimentali», in effetti, è qualcosa di assolutamente non banale, che in televisione viene spesso e volentieri derubricato a complottismo. Ma non solo: il giudice ha fondato la sua sentenza sul fatto che il decreto legge n. 44 del 2021, quello che impone l’obbligo vaccinale al personale sanitario, era stato giustificato con l’obiettivo di impedire la diffusione della malattia e lavorare «in sicurezza». Cosa che, dati dell’Aifa e dell’Iss alla mano, si è rivelata «uno scopo irraggiungibile». Del resto, specifica la sentenza, questo si evince anche dai bollettini che «riportano un dilagare del contagio con la formazione di molteplici varianti virali e il prevalere numerico delle infezioni e dei decessi proprio tra i soggetti vaccinati con tre dosi». Stando così le cose, è evidente che qui la questione non è né giuridica, né tanto meno sanitaria, ma squisitamente politica. Non è un caso che l’Ordine degli psicologi della Toscana abbia subito annunciato di voler far ricorso.

Ma se questa era una mossa prevedibile, desta invece stupore e preoccupazione la presa di posizione del Consiglio dell’Ordine dei medici, chirurghi e odontoiatri di Firenze, che ha espresso la propria «totale solidarietà» agli psicologi toscani con queste parole: «Tutti gli ordini delle professioni sanitarie devono rispettare il decreto legge 44 del 2021. E la vaccinazione è un obbligo morale degli esercenti le professioni sanitarie». Pertanto, sottolinea l’Ordine dei medici, «non ci sono e non ci devono essere eccezioni. Oltre al necessario rispetto della legge c’è un tema di salute pubblica. Dopo ciò che è accaduto col Covid non possiamo permettere deroghe a comportamenti irresponsabili».

Quello che colpisce e inquieta, però, non è tanto un ordine professionale che sacrifica l’evidenza scientifica sull’altare delle politiche governative, bensì l’accanimento con cui si intende punire una lavoratrice solo perché la sentenza rappresenterebbe un pericoloso precedente. Colpirne uno per educarne 100, avrebbe detto Mao. Non siamo ancora arrivati alle Guardie rosse, ma manca poco.

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