- Alla direzione del Pd (che perde ancora pezzi), il segretario spara di recuperare 20.000 voti al giorno, ribadisce la volontà di allearsi con il M5s («da soli non si vince») e annuncia un’estate «militante». Il governatore la critica e prepara la convention per la sua area.
- Dietrofront di Beppe Grillo dopo aver avuto visibilità e messo a disagio Giuseppe Conte e democratici.
Lo speciale contiene due articoli.
«Ma certo che non adiamo via, ci mancherebbe!»: così alla Verità un esponente di primissimo piano della corrente moderata del Pd commenta la relazione del segretario Elly Schlein che ha aperto la direzione nazionale del Pd di ieri.
Uno psicodramma, dopo le polemiche seguite alla partecipazione della Schlein alla manifestazione di sabato scorso del M5s, che ha fatto saltare sulla sedia i cosiddetti «riformisti» Dem. La relazione del segretario è stata la fiera delle banalità: tra l’altro, l’unico intervento trasmesso in diretta streaming sui canali ufficiali del partito, una scelta poco democratica ma comprensibile, considerata la debolezza della leadership di Elly. La speranza di raggranellare qualche voto è affidata alla lotta contro l’autonomia differenziata. La Schlein annuncia «un’estate militante», cita Fai rumore di Diodato per dare forza alla propria leadership ma nel concreto l’orizzonte sono i consensi delle regioni del Sud: «L’autonomia differenziata del governo», dice la Schlein, «aumenta le diseguaglianze territoriali in un Paese che aspetta di essere ricucito. Su questo svolgeremo un grande appuntamento il 14 e 15 luglio contro l’autonomia differenziata di Calderoli».
Venendo al sodo, ovvero alle accuse di appiattimento sul M5s, la Schlein è ondivaga: «La settimana prossima», dice Elly, «si vota in Molise, dove siamo alleati con il M5s. Lo eravamo anche prima della loro manifestazione. Questo vuol dire che siamo d’accordo su tutto? No. Sul supporto all’Ucraina permangono distanze enormi ma non vuol dire che su lotta alla povertà e contrasto alla precarietà non possiamo trovare risposte comuni. Se mi invitasse Calenda a una manifestazione», aggiunge il segretario Pd, «porterei un saluto anche lì, ma non è che cambierei idea sul sindaco d’Italia».
A proposito di Molise: dalla Regione che andrà al voto domenica e lunedì prossimo, arriva un’altra doccia gelata per la Schlein. Il vicesegretario regionale del Partito democratico del Molise, Maria Concetta Chimisso, si è infatti dimessa ieri mattina, lasciando anche la segreteria del circolo di Termoli. La Chimisso era vicesegretario dal 2020 e ha ricoperto un ruolo centrale nella vita del Pd locale: secondo fonti di partito, le dimissioni sono state provocate dalla mancata condivisione della linea di Elly. Che, sempre in direzione, si è vantata di aver recuperato finora «20.000 voti al giorno».
Veniamo alle critiche da parte degli avversari interni, rispetto alle quali la Schlein cerca di darsi un tono determinato: «C’è», evidenzia, «chi magari spera di sortire qualche effetto con il giochino del logoramento dei segretari. Non funzionerà, mettetevi comodi. Siamo qui per restare e restare insieme. Lavoriamo tutti insieme, in maniera corale, serve un’orchestra che suona lo stesso spartito. Vanno bene le discussioni e le critiche, ma anche la lealtà sui temi che ci uniscono. Quando sento dire che manca una linea politica sorrido, perché di proposte siamo pieni, ma siamo anche abili a coprirli con polemiche interne. Il fatto è che questa linea c’è, forse non piace a qualcuno che dovrebbe trovare il coraggio di dirlo. Mi dispiace per quello che ha detto Renzi», aggiunge Elly, «parla di subalternità: ma non mi sembra la persona adatta per farlo, visto che appena arrivato al Nazareno ha invitato Berlusconi per stringerci un patto. La destra ha una coalizione che si ricompatta. Noi oggi non abbiamo una coalizione e non vinciamo da soli, così come non abbiamo perso da soli. Non pensiamo di essere autosufficienti e abbiamo bisogno di costruire sinergie con le altre forze politiche alternative alla destra. Per questo continueremo a insistere con le altre opposizioni sui temi su cui possiamo unire forze».
Stefano Bonaccini, presidente del partito e leader della corrente moderata del Pd, prepara l’affondo decisivo contro la Schlein: il governatore dell’Emilia-Romagna sta, infatti, organizzando per luglio una convention, che si svolgerà probabilmente a Cesena, dove battezzerà la sua nuova area, che dovrebbe chiamarsi «Energia popolare». Le date che circolano fra i sostenitori di Bonaccini sono il 21 e 22 del mese prossimo. È probabile che, oltre ai big della minoranza, venga invitata anche la Schlein, come gesto distensivo. Bonaccini in direzione evita di infierire ma è comunque caustico: «Non sarebbe con approcci minoritari», argomenta Bonaccini, «che noi riporteremmo la destra all’opposizione. E voglio essere chiaro. Vocazione maggioritaria per noi è il contrario dell’autosufficienza, da soli non si vince mai. Alla segretaria dico che se gestione unitaria deve essere si discuta di più e meglio di quanto fatto fino ad ora, perché un grande partito, che è altra cosa da un movimento, solo così si tiene fuori da logiche correntizie».
Sferzante il portavoce di base riformista, corrente moderata del Pd, il senatore Alessandro Alfieri: «Basta», sottolinea Alfieri, «con la retorica renziani e anti renziani. Chiariamolo una volta per tutte. Noi riformisti abbiamo fondato il Pd, lo abbiamo difeso dalle scissioni e qui restiamo. Fatevene una ragione e mettetevi il cuore in pace». «Nessuno vuole azzoppare nessun segretario», commenta in direzione Lorenzo Guerini, ma «chi guida deve farsi carico della complessità dei passaggi» ed Elly Schlein è stata «inutilmente polemica» nella sua relazione. «Le parole che ho sentito in quella piazza (la manifestazione del M5s, ndr) sulla vicenda dell’Ucraina, con l’ambiguità e con le indecenze che sono state proclamate, non possono essere le parole del Pd. E quella questione è dirimente per noi, non è accessoria», affonda ancora il colpo Guerini.
«Credo la partecipazione del segretario alla manifestazione del M5s», dice la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, «sia stato un errore. Ora io non sono né per ingigantirne le conseguenze, né per ridurle a una passeggiata di un sabato pomeriggio romano. Ma il punto è: cosa stiamo facendo? Quale è la strategia?». Domande destinate a restare senza risposta. «La Schlein», chiosa una nostra fonte molto autorevole, «è asserragliata nel fortino, ma i suoi iniziano a dare segni di cedimento».
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