- Pur di sminuire il ricordo dell’orrore comunista, i «partigiani» attaccano la circolare del Miur che accosta lo sterminio al progetto titino, esplicito, di eliminare la «categoria» degli italiani: «Si banalizza la Shoah». Un bieco pretesto, ma Bianchi ci casca e si accoda.
- Commento dileggiante sul profilo Twitter del «Tg2». Gennaro Sangiuliano: «Quereliamo».
Lo speciale contiene due articoli.
Anche i morti devono avere la patente. Settantacinque anni dopo, la sinistra italiana resiliente ed inclusiva (nei giorni dispari) continua a vivere male il ricordo delle foibe, tanto da aggrapparsi ad ogni appiglio per polemizzare, distinguere e in definitiva minimizzare il sacrificio dei nostri connazionali.
massacrati dai partigiani titini alla fine della Seconda guerra mondiale. Perché? Perché erano profughi italiani. Di conseguenza i miliziani comunisti confezionarono un’operazione di pulizia etnica la cui sanguinaria barbarie rimane viva nella memoria. È il Giorno del Ricordo. Ma per molti a Ovest di Enrico Letta è anche il giorno della grande gastrite rossa.
Dopo le parole storicamente definitive del presidente Sergio Mattarella due anni fa sul ciglio della foiba di Basovizza («La memoria aiuta a costruire un futuro di rispetto»), ci si augurava che le impuntature ideologiche fossero limitate a qualche accademico frustrato o a qualche storico di quarta fila. Invece è bastata una circolare del ministero dell’Istruzione a favore dell’esercizio della memoria nelle scuole per far riemergere atavici mal di pancia. Lo scritto, firmato dal capo dipartimento Stefano Versari, spiega la radice del male quando «riduce a categoria umana ciò che vuole piegare e nullificare» ed esemplifica come abissi il genocidio degli armeni, il massacro dei musulmani a Srebrenica e soprattutto l’Olocausto.
Per il solo fatto di contenere nello stesso paragrafo foibe e genocidio degli ebrei, l’Anpi e la sinistra (Raffaele Fiano, Nicola Fratoianni, qualche grillino, Osvaldo Napoli di Coraggio Italia e Leu) hanno bocciato il documento. L’associazione partigiani ha chiesto «lumi urgenti al ministero su questa comparazione che consideriamo storicamente aberrante e inaccettabile». Il corto circuito è tutto a sinistra poiché il ministro Patrizio Bianchi (allievo di Romano Prodi ed ex assessore regionale di Vasco Errani e Stefano Bonaccini) è organico al progressismo piddino da quando andava all’oratorio. Il numero uno del dicastero è subito corso a precisare, contro il suo stesso dirigente: «Ogni dramma ha la sua unicità, va ricordato nella sua specificità e non va confrontato con altri, con il rischio di generare altro dolore». In realtà il passaggio ha irritato anche l’Unione delle comunità ebraiche italiane («circolare sconcertante»), e Bianchi ha chiamato la presidente Noemi Di Segni per scusarsi.
La nota è equivocabile solo per un deficit di comunicazione o di buona fede. Ecco il passaggio incriminato: «Non si tratta – suggerisce Zygmund Bauman – di sacralizzare, da un lato, o banalizzare, dall’altro, le deportazioni, gli orrori, i genocidi. Non se ne riduce in tal modo il portato di violenza, perché si rischia di non comprenderne le radici. Il Giorno del Ricordo e la conoscenza di quanto accaduto possono aiutare a comprendere che, in quel caso, la “categoria” umana che si voleva piegare e culturalmente nullificare era quella italiana. Poco tempo prima era accaduto, su scala europea, alla “categoria” degli ebrei. Con una atroce volontà di annientamento, mai sperimentata prima nella storia dell’umanità. Pochi decenni prima ancora era toccato alla “categoria” degli Armeni. E poi? Sempre vicino a noi, negli anni Novanta, vittima è stata la “categoria” dei musulmani di Srebrenica… Non serve proseguire. Allo sconvolgimento e all’empatia per le vittime deve associarsi il tentativo di riflettere sugli effetti della riduzione etica delle persone umane a “categorie”, perciò stesse dis-umanizzate».
Nessuna comparazione. Nel documento si sottolinea che l’Olocausto fu «un’atroce volontà di annientamento mai sperimentata prima». Seguono esempi di categorizzazione bestiale, per far comprendere quali abissi possa raggiungere l’uomo quando abbandona la strada della ragione. Eppure il presidente nazionale dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, si scandalizza su Facebook perché «si equiparano gli italiani agli ebrei». Singolare obiezione da parte dell’associazione che il 25 Aprile impedisce alla brigata ebraica di sfilare in corteo.
Anche Fiano (Pd) tuona: «Il paragone che un documento del ministero dell’Istruzione fa tra progetto di sterminio totale del popolo ebraico e il massacro delle Foibe ad opera delle truppe titine è totalmente sbagliato». Con un eccesso da centro sociale, Fratoianni la butta in politica: «Ogni anno si ripete il solito copione della destra di equiparare questo massacro all’unicità della tragedia della Shoah. Un’operazione cinica e strumentale che non c’entra nulla con il rispetto del dolore e con la verità storica».
Operazione strumentale è semmai bocciare uno scritto equilibrato e per nulla superficiale senza averlo letto. Operazione strumentale è implicitamente definire il genocidio degli Armeni o Srebrenica massacri di Serie B. Da 75 anni la sinistra tenta di sminuire in tutti i modi il Giorno del Ricordo, non riuscendo a trattenere un infantile fastidio fisico fino al 10 febbraio sera. La memoria selettiva è la peggiore perché smaschera chi la adotta. E coglie in fallo chi conta, pesa e colora i massacri della Storia a seconda della convenienza politica di oggi. Secondo i contestatori quei morti non dovevano finire non solo nello stesso capoverso, ma neppure nella stessa era geologica. Dicono a Beirut, dove di eccidi se ne intendono: «Nessuno ha l’esclusiva del dolore. Mai».
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