Bob Dylan fa il record del Metoo. Accusato di stupro dopo 56 anni
Il leggendario cantautore rock incriminato per un presunto abuso sessuale del 1965. A tanti decenni di distanza il lavoro della difesa sarà complicatissimo: voi sareste in grado di ricordare esattamente i fatti?

Che cosa stavate facendo fra aprile e maggio del 1965? Dove eravate? Con chi? Per quanto tempo? Dove avete cenato? Avete bevuto? Cosa? Vino? Cocktail? Alcolico o analcolico? E poi che cosa avete fatto? Potete discolparvi? Avete un alibi? Io sto tranquillo perché, ai tempi, non ero ancora nato. E salvo un reato di leso arcangelo o di molestie al cherubino (lassù nell’alto dei cieli mentre attendevo il momento del mio concepimento terreno) non posso essere accusato di nulla. Ma se voi avete qualche anno di più, fate attenzione: vi potrebbe capitare ciò che è capitato a Bob Dylan, leggendario cantautore, menestrello del rock nonché premio Nobel per la letteratura, il quale si trova a dover rispondere di una violenza sessuale avvenuta, per l’appunto, fra aprile e maggio del 1965. Cioè, esattamente, 56 anni fa.

Ora si capisce, l’abbiamo ripetuto molte volte, la denuncia in ritardo non cancella il reato. Tanto più se il reato è odioso come quello dello stupro. Se, per dire, come è accaduto nel caso del figlio di Grillo, la ragazza fa passare qualche giorno per sporgere denuncia, non per questo può essere immediatamente bollata come consenziente. Nemmeno se passa qualche settimana. O qualche mese. Ma qui stiamo parlando di 56 anni… Cinquantasei anni, dico: non sono un po’ troppi per accorgersi di aver subito «gravi danni psicologici ed emotivi»? Soprattutto: non sono troppi per dare modo a chi viene accusato di difendersi in modo accettabile?

Naturalmente auguriamo all’ottantenne Bob Dylan di aver conservato attraverso la sua rutilante vita una memoria di ferro. Siamo sicuri che ricorda tutto: il colore dei calzini che indossava il 13 marzo del 1967, la marca di whisky che comprò il 4 giugno del 1972, l’ora esatta in cui telefonò alla sua fidanzata il 20 ottobre 1969. Ma, ecco, può anche darsi che di fronte a un magistrato particolarmente incalzante, persino un cervello come il suo possa andare in difficoltà: che cosa fece fra aprile e maggio del 1965? E’ vero che era al Chelsea Hotel di New York? E con chi? Per quanto? Chi può testimoniare a suo favore? Ordinò da bere? Che cosa? Chi glielo portò? Voi capite che non è facile rispondere a domande simili neppure per uno che nella sua vita ha venduto 125 milioni di dischi. Figurarsi se capita a qualcun altro che non sia Dylan.

Per carità, lo dicevamo e lo ripetiamo, anche per non incorrere nell’ira funesta delle femministe in servizio permanente ed effettivo: le donne hanno tutto il tempo che vogliono per prendere coscienza della violenza subita. Ci mancherebbe. In fondo pure Asia Argento, come è noto, ci ha messo vent’anni per accorgersi che quel potente produttore cui si accompagnava in realtà era un orco. Dunque perché J.C., oggi 68enne, non può ricordare all’improvviso che 56 anni fa, quando lei aveva appena 12 anni, al Chelsea Hotel di New York fu stordita con alcol e droghe e poi violentata ripetutamente da un cantautore già allora famoso per il suo impegno nei diritti civili? Certo, stupisce un po’ che questo sussulto di memoria giunga in extremis, il 13 agosto, proprio alla vigilia della scadenza dei termini previsti dal Child Victims Act per poter denunciare il presunto reato. Ma tant’è: forse anche i «gravi danni psicologici e emotivi», prima di manifestarsi, si informano sulle date del calendario giudiziario.

Dylan fa sapere, tramite un suo portavoce, che «questa accusa è falsa». Resta solo da capire come lo dimostrerà. Produrrà in aula una testimonianza decisiva di Joan Baez («Non è vero che era con la dodicenne, Bob stava con me a parlare di Martin Luther King»)? O del suo chitarrista («Non è vero che era con la dodicenne, Bob stava con me a comporre Like a Rolling Stone»). Non invidiamo gli avvocati. Che dovranno essere bravissimi. Ma soprattutto non invidiamo chi quegli avvocati bravissimi non potrà permetterseli. Se prende piede l’accusa postuma di mezzo secolo, infatti, non sarà facile trovare alibi e prove che scagionino tutta la nostra vita, giorno per giorno, sera per sera. Io, per non perdere tempo, comincio a cercare su Facebook i miei compagni dell’asilo.

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